Diversamente Raffaello. A confronto con il genio del Rinascimento

Roma, Musei Capitolini – fino al 24 gennaio 2016. L’opera grafica di Parmigianino e Federico Barocci vista attraverso il filtro della grande lezione di Raffaello. Settantacinque opere in mostra, di cui quattro dipinti. Ed è una gioia dello sguardo.

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Parmigianino, Due teste di profilo, Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi

Parmigianino, Due teste di profilo, Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi

UN PARMIGIANINO NERVOSO
Che Parmigianino (Parma, 1503 – Casalmaggiore, 1540) e Federico Barocci (Urbino, 1535-1612) fossero stati colpiti dall’arte di Raffaello (Urbino, 1483 – Roma, 1520) era un dato assodato per i contemporanei. Questa mostra analizza lo stile dei due pittori alla luce di quello che può essere considerato uno degli artisti più influenti della pittura del suo tempo e non solo.
Il Parmigianino arrivò a Roma nel 1524 per restarci tre anni. Qui, oltre che l’arte classica, studia proprio Raffaello, restituendo questa ammirazione in bellissimi studi in mostra. Proprio qui, grazie all’armonia dell’Urbinate, ma anche allo stile più “inquieto” di alcuni suoi seguaci come Perin del Vaga o Rosso Fiorentino, l’emiliano arricchisce lo stile originario di stimoli concettuali e formali che lo porteranno a sovvertire i canoni della tradizione. Di fatti, come è evidente in alcuni suoi disegni esposti, non si può non restare affascinati dalla linea precisa ma nervosa, irregolare e composta del suo tipico tratto.

UN BAROCCI AGGRAZIATO
Il Barocci, uno dei protagonisti dell’ultimo Manierismo, fu a Roma nei primi Anni Sessanta del Cinquecento. Oltre a copiare alcuni particolari da Raffaello, si concentrò soprattutto sull’aspetto drammatico delle sue composizioni, e in modo specifico sulle effusioni sentimentali dei soggetti.
Come si nota in alcuni pastelli in mostra, la sua cifra, caratterizzata da un colore che fa scomparire i contorni, fa leva sulla componente sentimentale raffaellesca portata alle estreme conseguenze, ma sempre con grazia e eleganza, fino a un segmento prima di certo patetismo della pittura della Controriforma.

Federico Barocci, Testa di donna, Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi

Federico Barocci, Testa di donna, Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi

IL PERCORSO DELLA MOSTRA
La prima sezione della mostra ospita gli autoritratti dei tre artisti, come il noto Autoritratto di Raffaello degli Uffizi. La seconda, ricchissima di opere grafiche, sottolinea come Parmigianino e Barocci abbiamo elaborato l’alfabeto raffaellesco in una declinazione del tutto personale. I disegni in mostra si concentrano su alcuni motivi di raffronto: elementi compositivi dell’Urbinate, la bellezza muliebre e il paesaggio.
Nell’ultima sezione, la finestra vista come metafora della visione. Qui è il bellissimo disegno di Raffaello degli Uffizi che raffigura una donna seduta alla finestra in un atteggiamento sognante. Davanti a lei, forse del tutto casualmente, l’artista aveva schizzato due angeli in volo, disegnati con un tratto nervoso ma elegante che è certo tipico della tecnica veloce dello schizzo, ma che ha anche una grazia più moderna: sembra quasi la penna manierista del Parmigianino.

Calogero Pirrera

Roma // fino al 24 gennaio 2016
Raffaello Parmigianino Barocci. Metafore dello sguardo
a cura di Marzia Faietti
Catalogo Palombi
MUSEI CAPITOLINI
Piazza del Campidoglio 1
06 0608 / 06 39967800
[email protected]
www.museicapitolini.org

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/48200/raffaello-parmigianino-e-barocci/

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