Morta a 65 anni la regista sperimentale Chantal Akerman. Sospetto suicidio per l’icona femminista degli anni ‘70

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Chantal Akerman

Chantal Akerman

Aveva da poco compiuto 65 anni. Era stata ospite all’ultimo Festival di Locarno con No Home Movie, un film sul suo rapporto angoscioso con la madre e con il tempo. Le sue riflessioni sperimentali sulla solitudine e la ripetitività della vita quotidiana le erano valse le attenzioni dell’intellettualità mondiale dagli Anni ’70 in poi. Trasferitasi a New York, fu fortemente influenzata dal New American Cinema, e da tutte le personalità che all’epoca circolavano attorno allo storico Antology Film Archive. Gente come Stan Brakhage, Michael Snow e Andy Warhol. È del ’75 l’opera per cui viene principalmente ricordata con l’interminabile sequenza fissa sulla sbucciatura delle patate… Jeanne Dielman, 23, quai du commerce, 1080 Bruxelles: 201 minuti nel mondo alienato di una casalinga, prostituta occasionale, film che ancora oggi scuote la coscienza.
Chantal Akerman è la regista più femminista della storia, la più citata nelle teorie e analisi dei Cultural Studies, la preferita nelle aule universitarie. È stata a sua volta ispirazione dichiarata per registi come Todd Haynes e Gus Van Sant. Il mese prossimo avrebbe dovuto partecipare ad una sessione Q & A e dare una masterclass a Londra in occasione della retrospettiva completa della sua opera al cinema ICA. La prima mostra inglese dedicata alle sue installazioni video, inclusa la premiere di Now (2015), era prevista per la fine di ottobre, curata da Joanna Hogg e Adam Roberts.
La morte della regista è del tutto inattesa e secondo quanto postato su Facebook da Jacques Aumont si tratterebbe di suicidio. La notizia ha sconvolto il mondo del cinema. Se la tesi venisse confermata, il suo decesso prenderebbe un valore politico e sociale ancora più potente.

Federica Polidoro

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