Sara Bonaventura all’Anthology Film Archive di New York. Dallo spazio scenico al tempo filmico

Una giovane video artista è di scena all'Anthology Film Archives di New York, con un video zeppo di riferimenti al teatro, all'antropologia, all'arte, ai riti popolari. Tra maschere, carnevali, archetipi e vecchi filmini in 8mm. L'anteprima, su Artribune Television...

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Found footage ed estetiche vintage, memorie intime e percorsi fra filosofia, antropologia, drammaturgia. Sara Bonaventura (Treviso, 1982), nel suo video “Moonbow thief”, si adopera in una miscellanea suggestiva, a suo modo ipnotica, collocata in un tempo indefinito che trasuda mitologie popolari, archetipi universali, percorsi estetici, poetici, letterari.
Dentro ci sono filmati d’archivio e di famiglia, girati in 8mm e VHS, diverse riprese dei Carnevali delle Dolomiti, fino alle danze balinesi di Barong e Rangda. E ci sono riferimenti ad Artaud, al teatro di Eugenio Barba, agli studi di Mikhail Bakhtin sul Carnevale e sul grottesco, fino a una serie di implicazioni legate al pensiero femminista: assente, nelle riprese montate secondo una tessitura random, un tempo fluido e un’andatura magnetica, è proprio la voce delle donne, metafora di tutte quelle marginalità sociali a cui il teatro e l’arte restituiscono un luogo, uno spazio d’autenticità.

Sara Bonaventura, Moonbow thief, still video

Sara Bonaventura, Moonbow thief, still video

E il tema dominante della maschera diventa qui un veicolo di riflessione intorno alla voce negata e all’identità recuperata: sulla scena, o nello spazio sacro della festa, l’attore, il performer, il protagonista del rito, ritrovano un altro sé, un corpo, una presenza, un segno identitario nuovo, rinascendo nel segno di una narrazione scandita da doppi, maschere, gesti come logos incarnati. “Dal punto di vista di coloro che posseggono la maestria della parola possiamo assomigliare a muti che si esprimono attraverso strani segni. Dal punto di vista dei muti, siamo muti che riusciamo a parlare”, scriveva Barba, in un passo citato dall’artista.
In particolare”, ci ha spiegato Sara riferendosi a Bakhtin, “mi interessava la sua idea di grottesco, come dispositivo che permette alla collettività di rinnovarsi in cicli eterni di morte e rigenerazione, e il suo approccio al carnevale come momento in cui l’individuo trascende il proprio ego, attraverso la maschera e l’atmosfera generale, riscoprendosi appartenente alla comunità”.
Nella zona franca del teatro, ma anche in quella dell’icona o del racconto filmico come scrittura poetica, il discorso sulla morte e la rinascita, sulla potenza magica del linguaggio e sui riti di passaggio, sulla rifondazione dell’io e della comunità, appare in tutta la sua irruenza.
Selezionato per una proiezione all’Anthology Film Archive di New York, nella sezione New Filmmakers, il film arriva in versione integrale, in anteprima, su Artribune Television.

 Helga Marsala

Sarah Bonaventura, “Moonbow thief”
30 settembre 2015
Anthology Film Archives – 32 Second Avenue, New York
www.anthologyfilmarchives.org

 

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