Jeff Koons a Bilbao. In attesa dello sbarco a Firenze

Guggenheim Museum, Bilbao – fino al 27 settembre 2015. Un mese scarso: è quanto resta per vedere la grande retrospettiva di Jeff Koons nella sua tappa conclusiva, dopo l’apertura al Whitney di New York e il transito per il Pompidou di Parigi. Ma i fan non disperino: il 26 settembre Koons colonizzerà Palazzo Vecchio a Firenze.

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Jeff Koons, Puppy, 1992 - Guggenheim Museum Bilbao - © Jeff Koons

Jeff Koons, Puppy, 1992 – Guggenheim Museum Bilbao – © Jeff Koons

Whitney Museum, Centre Pompidou, Guggenheim di Bilbao. È un tour breve ma ad altissimi livelli, quello della retrospettiva di Jeff Koons (York, 1955), con differenze anche rilevanti negli allestimenti – in primis per quanto riguarda le opere più hot della serie Made in Heaven, che a Bilbao sono assenti a causa della scelta curatoriale di non impattare sulla struttura architettonica del museo con una sala chiusa, così come era avvenuto ad esempio a Parigi.
Tornando al tour, inevitabile che si concluda nella capitale basca, come scrivevamo a inizio giugno. Il suo Puppy (1992), il cane gigante costituito da un nugolo di piante vive e fiorite, è infatti accucciato stabilmente all’ingresso dell’edificio progettato da Frank O. Gehry, edificio che – com’è noto – ha costituito una rivoluzione nell’architettura museale e, su una scala più ampia, nello “sfruttamento” dell’arte contemporanea nella radicale ridefinizione di un’economia urbana.
Quanto alle opere esposte nelle sale del museo, si tratta di una retrospettiva inappuntabile dal punto di vista storiografico, coprendo un arco temporale che parte dalla serie degli Inflatables, iniziata nei tardi Anni Settanta, per arrivare a Gazing Ball (dove torna prepotentemente il rapporto con l’antichità, e l’occasione per approfondirlo sarà la grande mostra in preparazione a Firenze per le cure di Sergio Risaliti), passando per gli esercizi di Equilibrium (che non sono soltanto i palloni da basket sottovetro), per le stonature di Luxury and Degradation (da osservare con attenzione le locandine pubblicitarie), le Banality (ancora una volta: non c’è solo Micheal Jackson and Bubbles), via via sino ai perturbanti collage pittorici e scultorei raccolti sotto l’etichetta Easyfun.

Jeff Koons, Gazing Ball (Ariadne), 2013 - Monsoon Art Collection - © Jeff Koons

Jeff Koons, Gazing Ball (Ariadne), 2013 – Monsoon Art Collection – © Jeff Koons

Da guarda con attenzione le date di produzione, per comprendere agilmente come Koons abbia sempre lavorato su più filoni contemporaneamente. Gli anni d’esordio, ad esempio, sono i medesimi che vedono la produzione delle altrettanto celebri serie costituite dagli elettrodomestici installati fra plexiglas e tubi al neon: “Per quanto abbiano delle componenti readymade, […] non sono certamente dei readymade”, scriveva in proposito Arthur C. Danto nel 2004. “Sono lavori profondamente pensati, progettati con fantasia e con un’immaginazione quasi surrealista. […] Sembra quasi un readymade combinato con un lavoro di Dan Flavin e conservato in una teca, come se fosse una reliquia”.
Danto sottolinea in questo senso quanto non sia soddisfacente la semplicistica lettura del lavoro di Koons (che si basa a sua volta su una lettura semplicistica di Warhol) come un mero prodotto degli Anni Ottanta, tutto faville e consumismo; un’opera prona rispetto al rampante liberismo dell’epoca, se non addirittura complice attiva di una certa Weltanschauung, di una precisa visione del mondo, edonista e cinica.
Detto in termini più espliciti: al di là delle intenzioni di Koons e dei suoi personali obiettivi – di cui ha scritto recentemente Francesco Bonami in un ritratto che abbiamo pubblicato anche su Artribune – le sue opere permettono di leggere meglio quel decennio, e ciò grazie a quella reductio ad absurdo delle sue peculiarità e dei suoi tic. Che ciò fosse (o sia) organico alla poetica di Jeff Koons, poco importa in fondo: perché se l’arte ha una funzione, quest’ultima deve potersi svincolare da statement e interpretazioni statiche e fossilizzate, e servire il presente.
Menzione d’onore infine per il catalogo edito dalla Yale University Press, ricchissimo a livello iconografico, preciso negli apparati e stimolante nella raccolta di saggi firmati da Antonio Damasio, Jeffrey Deitch, Isabelle Graw, Achim Hochdörfer, Michelle Kuo, Rachel Kushner, Pamela M. Lee e Alexander Nagel.

Marco Enrico Giacomelli

Bilbao // fino al 27 settembre 2015
Jeff Koons – A Retrospective
a cura di Scott Rothkopf
Catalogo Yale University Press
GUGGENHEIM MUSEUM
Abandoibarra Etorb. 2
+34 (0)944 359080
www.guggenheim-bilbao.es

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