Ignazio Marino e i mecenati americani. Firmato un accordo a favore degli investimenti privati: meno tasse e più contributi per i monumenti romani

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Colosseo, Roma

Colosseo, Roma

Bella mossa per il sindaco Ignazio Marino. Criticato come una specie di “disertore” per le sue vacanze in USA, consumate in uno dei più infausti momenti della storia recente di Roma, eccolo presentarsi (mentre è già di nuovo a Philadelphia, stavolta per assistere alle attività pastorali di Papa Francesco) con una chiara excusatio in forma di comunicazione di servizio. Vado spesso in America? Sì, ma c’è un motivo. È stato infatti siglato in queste ore, dopo una serie di incontri e di valutazioni, un importane accordo fra Roma Capitale e la King Baudouin Foundation United States (KBFUS), un’organizzazione non profit specializzata nello svolgimento di attività di fundraising. L’oggetto di questa liaison è un fondo specifico per gli Stati Uniti interamente dedicato a Roma, denominato “Rome Heritage”. Secondo la nota ufficiale del Campidoglio l’accordo consentirà ai mecenati americani di investire i loro capitali per il restauro, la conservazione e la valorizzazione dei monumenti capitolini, avendo la possibilità di usufruire delle agevolazioni fiscali previste dalla normativa statunitense, e dunque di scaricare dalle tasse il loro contributo.

Ignazio Marino

Ignazio Marino

Accendere i riflettori sulle bellezze di Roma è un servizio all’intero paese ed è compito della Capitale essere ambasciatrice nel mondo dell’Italia”, spiega Marino. “In questo senso si inseriscono anche i miei viaggi all’estero oltre agli incontri bilaterali con più di 60 ambasciatori, a cui si aggiungono ospiti illustri e potenziali finanziatori, che si sono svolti negli ultimi due anni in Campidoglio. Chi non coglie l’importanza di queste attività evidentemente non ha a cuore il bene di Roma perché non ha capito che al giorno d’oggi, in Italia, le uniche risorse per poter valorizzare e conservare un patrimonio inestimabile saranno quelle messe a disposizione generosamente da donatori privati”.
La demonizzazione dell’intervento dei privati, nell’ambito dei beni culturali, pare diventare roba vecchia, definitivamente. Il privato serve e la visibilità concessa in cambio di denaro – che qualche conservatore chiamerebbe “sfruttamento dell’immagine” – è un fatto assolutamente secondario. Una visione meno rigida e molto più concreta, mentre la via delle agevolazioni fiscali entra, lentamente, nel dibattito nazionale. Dall’art bonus di Franceschini all’accordo con KBFUS il passo è breve. Mentre le gallerie attendono, ormai senza troppa fiducia, che qualcuno si adoperi anche in difesa del mercato dell’arte: aiutare i collezionisti, alleggerendo le tasse sulle opere, è un modo per aiutare l’economia di un intero settore. Fra i più strategici (potenzialmente), e anche fra i più dimenticati.

– Helga Marsala

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