I migliori italiani alla Biennale di Istanbul sono i grafici di catalogo&immagine coordinata. E ora Leftloft si prepara a ristilizzare la Gam di Torino

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Il catalogo della Biennale di Istanbul di Leftloft

Ovviamente è una provocazione, le opere di Fabio Mauri (all’Istanbul Modern) o il film di Elena Mazzi (al Liceo Italiano) non sono da trascurare – certo quella Venere degli Stracci di Pistoletto dà un’idea un po’ di stanchezza, questo sì -, ma senza dubbio la compagine creativa italiana che esce meglio da questa Biennale di Istanbul è quella dei LeftLoft. L’ormai maggiorenne – è nato 18 anni fa – studio grafico milanese (dal 2009 anche con piccola sede a Brooklyn) ha seguito tutta l’immagine coordinata della rassegna, la scelta del colore, la preziosa guide book, il catalogo, la fondamentale segnaletica senza la quale il visitatore potrebbe suicidarsi dopo la prima mezz’ora.
Insomma dopo aver dato una sistemata all’immagine del Macro, dopo aver portato nel 21esimo secolo la corporate identity del Madre, dopo aver seguito passo passo lo sviluppo dell’Hangar Bicocca per Andrea Braccaloni, Francesco Cavalli, Bruno Genovese e David Pasquali è la volta di un’altra importante commessa nel campo dell’arte contemporanea. Carolyn Christov-Bakargiev non li molla, dopo averli “usati” per la scorsa documenta di Kassel. Non li molla a tal punto che alcuni ben informati sono pronti a giurare che Leftloft sarebbe già a lavoro sul logo della GAM di Torino. Dal 1 gennaio 2016 infatti CCB sarà la neodirettrice di Rivoli e Gam: musei che hanno impellente bisogno di svecchiarsi, anche dal punto di vista dell’immagine della grafica.

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