Dolomiti Contemporanee. La mostra a Casso

Nuovo Spazio, Casso – fino al 26 settembre 2015. Guidati da un geologo, una pattuglia di artisti hanno visitato il Monte Toc. Ed è nato un ritorno alle origini in pieno stile “Dolomiti Contemporanee”.

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Tonon ignà - Nuovo Spazio di Casso, 2015 - Lara J. Marconi

Tonon ignà – Nuovo Spazio di Casso, 2015 – Lara J. Marconi

L’ORIGINE PLURALE
Le mostre inaugurate da Dolomiti Contemporanee negli ultimi anni nel Nuovo Spazio di Casso hanno tutte un minimo comune denominatore: non prescindere dall’instaurare un dialogo tra le singole ricerche artistiche e il territorio, che diventa scenario esplorativo tanto dal punto di vista sociologico quanto storico e morfologico. Le collettive, così come Two Calls, fanno parte di una piattaforma all’interno della quale trovano dimora dibattiti sulla rilettura del paesaggio attraverso la contemporaneità artistica.
Se To’nòn ignà (“torniamo qua”, in dialetto) indica la volontà di tornare alle origini, e da un lato s’intende il luogo geografico di provenienza, dall’altro è il costrutto culturale a essere ricercato, plasmando di volta in volta l’“hic et nunc” in un risultato che è una summa di tutti i passaggi effettuati in un determinato luogo, in momenti distinti.

UNA PATTUGLIA GUIDATA DA UN GEOLOGO
La ricognizione compiuta dagli artisti, guidata dal geologo Emiliano Oddone, ha permesso una presa di possesso quasi fisica del monte Toc, così dal 1963, e il sopralluogo è divenuto terreno fertile per la ricerca.
Nel Nuovo Spazio i segni della frana sono impressi nei frottage che compongono la serie Litogenesi di Veronica De Giovannelli. Le mensole da Wunderkammer di Evelyn Leveghi collezionano i reperti del luogo all’interno di forme di gelatina alimentare, che ne esaltano le caratteristiche.
Elementi dalla crescita lineare come gli alberi sono portati a invertire le radici con le fronde, nell’opera di Lara J. Marconi, che ribalta l’andamento naturale delle cose, specchio degli eventi passati. Lorenzo Commisso s’interroga sull’ambiguità del senso dell’immagine, mescolando icone e iconografie della montagna.

Tonon ignà - Nuovo Spazio di Casso, 2015 - Stefano Moras, Falde

Tonon ignà – Nuovo Spazio di Casso, 2015 – Stefano Moras, Falde

SCARPE SPAIATE E ZOLLE DI TERRA
La zolla di terra ricomposta da Stefano Moras poggia su un fascio di carta che della pietra ha tutte le caratteristiche chimiche, giocando sul concetto di resistenza e ciclicità della materia.
Roberto Da Dalt archivia all’interno di arnie vuote le conformazioni geologiche dell’area, traslate in pannelli di gesso: piccoli abissi portatili, le cime e le vallate come nettare che nutre un paesaggio.
Ricercando un equilibrio legato alle vicende umane, Nicolas Magnant riassembla objet trouvé in un’installazione che altera il senso delle singole parti; le scarpe spaiate rinvenute in un rudere di Erto da Pamela Breda, che trovano un pendant in una copia odierna di ciascuna, tentano di colmare il vuoto della perdita, che sconvolse nella tragedia anche la quotidianità degli oggetti.

Petra Cason

Casso // fino al 26 settembre 2015
Tonon ignà
a cura di Dolomiti Contemporanee, in collaborazione con Stefano Moras
artisti: Pamela Breda, Lorenzo Commisso, Roberto Da Dalt, Veronica De Giovannelli, Evelyn Leveghi, Nicolas Magnant, Lara J. Marconi, Stefano Moras
NUOVO SPAZIO

[email protected]
www.dolomiticontemporanee.net

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/47386/tonon-igna/

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