Lo Strillone: Zeri e Sgarbi visti da Roberto D’Agostino su Libero. E poi Toscana ‘900, affreschi di Lucio Sesto, Fori in 3D

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Roberto D'Agostino

Roberto D’Agostino

Sparsi a capocchia ex voto, vecchi jukebox, statuine di San Gregorio Armeno, raffigurazioni di Mao tse tung in quantità da maniaco, crocifissi, tabernacoli e teschi del britannico Damien Hirst, il più costoso creativo contemporaneo”. Dove? A casa di Roberto D’Agostino, a Roma, che si racconta in un’imperdibile lunga intervista a Giancarlo Perna per Libero. Con contine digressione sul mondo dell’arte. “In tv sei diventato noto anche per le baruffe con Vittorio Sgarbi che, come te, era pupillo di Federico Zeri, storico dell’arte. Ripicche tra rivali? ‘L’incontro con Zeri è stato tra le cose più belle della mia vita. Scrivemmo insieme Sbucciando Piselli, chiacchiere in libertà. Era un genio alla Leonardo da Vinci. L’arte non è affar mio, l’affinità tra noi era spirituale. Sgarbi era invece suo allievo. Poi Zeri si urtò con lui per una faccenda di libri spariti a Londra’. Qual è oggi, dopo anni di incomprensioni, il tuo giudizio su Sgarbi? ‘Lo stesso di Zeri: un grande talento rovinato dal furore di vivere. Ciascuno però cucina la propria vita come crede. Ho perso anch’io occasioni’”.

Un itinerario che lega luoghi espositivi, parchi culturali e mostre di tutta la regione. Il Corriere della Sera racconta il progetto Toscana ‘900, “un’operazione culturale capace di svelare una Toscana altra. Una regione alternativa, perché così ricca di patrimoni artistici da poter fare emergere percorsi tematici inediti, come sta offrendo la regione ad Expo”. Con il Fai rinascono gli affreschi di Lucio Sesto: è Il Messaggero a riferire le vicende del “tesoro di raffinati affreschi e mosaici risalenti al I secolo avanti Cristo, rinvenuti nella Villa romana di Settefinestre appartenuta a Lucio Sesto della famiglia senatoria dei Sesti, e grande amico di Cicerone, che si estendeva fra Capalbio e Orbetello”. Repubblica Roma parla invece dei Fori in 3D su Google Art: “settantottomilacinquecento reperti archeologici chiusi da decenni in 660 casse custodite nell’Antiquarium, come nei film di Indiana Jones. E una spettacolare ricostruzione in 3D dei tesori dei Fori imperiali indossando i google cardboard, occhiali digitali, come è stato fatto per la reggia di Versailles”.

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