INWARD, la street art contro il razzismo. Altro che ruspe: a Napoli Jorit Agoch dipinge su un muro il volto di una bambina Rom

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Jorit Agoch, Ael, Tutt'egual song'e criature, 2015 - Napoli - © Inward

Jorit Agoch, Ael, Tutt’egual song’e criature, 2015 – Napoli – © Inward

LA “ZINGARELLA” DI JORIT AGOCH, A NAPOLI
Un volto di bambina, disteso sul muro di un palazzo. Un ritratto gigantesco in cui inciampare, aggirandosi fra i vicoli del quartiere Ponticelli, nella periferia orientale di Napoli. Qui la street art di grandi dimensioni, legale e istituzionale, non era arrivata mai. Qui, per sintesi e metafora, quel volto è oggi il volto di tutti i bambini delle minoranze Rom d’Italia. Due libri, dipinti a fianco, raccontano l’amore per la scuola e il bisogno, urgentissimo, di  inclusione, educazione, affrancamento.
La piccola Ael ha i tratti mediterranei, il piglio fiero, gli occhi puliti e uno strano candore, misto a scaltrezza: sembra quasi, nella finezza pittorica, nel taglio, nella resa dei particolari e nell’oscurità del fondo, il ritratto secentesco di una giovane popolana; ed è, invece, lo straordinario murale che Jorit Agoch – padre italiano e madre olandese, tra gli street artisti più apprezzati a livello internazionale – ha regalato a Napoli, in occasione dell’ultima Giornata Internazionale dei Rom, Sinti e Caminanti.

Jorit Agoch, Ael, Tutt'egual song'e criature, 2015 - Napoli - © Inward

Jorit Agoch, Ael, Tutt’egual song’e criature, 2015 – Napoli – © Inward

INWARD E UNAR: TRE MURALES CONTRO LE DISCRIMINAZIONI RAZZIALI
Il progetto è promosso da INWARD, osservatorio sulla creatività urbana (street art e graffiti), che porta avanti un’opera di ricerca e sviluppo in sinergia col settore pubblico, privato e non profit. “Ael, Tutt’egual song’e criature” (titolo ispirato a una nota canzone di Enzo Avitabile) fa parte di un percorso nato circa due anni fa, grazie alla collaborazione tra Inward e l’UNAR – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali del Dipartimento delle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri. L’intento: sostenere, anche attraverso la street art, campagne di sensibilizzazione sui temi dell’integrazione e della lotta al  pregiudizio etnico/religioso. Oltre al muro di Jorit, anche quello già realizzato a Reggio Calabria da Giulio Rosk Gebbia, per la Giornata Mondiale contro il Razzismo, e quello che Mattia Campo Dall’Orto lascerà a Trieste per la Giornata Mondiale del Rifugiato.

 

Jorit Agoch, Ael, Tutt'egual song'e criature, 2015 - Napoli - © Inward

Jorit Agoch, Ael, Tutt’egual song’e criature, 2015 – Napoli – © Inward

RIQUALIFICAZIONE URBANA E RIGENERAZIONE UMANA
In tutti e tre i casi, essenziale è il rapporto tra gli artisti e le comunità locali di riferimento: “Jorit è stato nel quartiere per tanto tempo, è andato nei campi rom e vi ha incontrato anziani, uomini, donne, giovani, bambini. Tra questi c’era Ael, che sogna di andare a scuola a Napoli Est”. Così ci racconta Luca Borriello, fondatore e Direttore Ricerca di INWARD, soffermandosi sulle tensioni registrate nella prima fase del lavoro: “Quel ritaglio di territorio è lo stesso dove i campi Rom bruciarono o furono bruciati, per una serie di dissidi complessi. All’inizio non è stato facile”. Poi, la bellezza ha avuto il sopravvento, catturando – con tutto il suo portato etico – gli sguardi dei residenti: “Già al quarto giorno c’era la mamma che portava vivande e bevande, il signore che si complimentava sottovoce, i ragazzi che tenevano da parte per qualche ora la loro baldanza, anche violenta, per ritrovarsi stupiti, conquistati”. E Ael diventava, per tutti, la “zingarella”: un vezzeggiativo dolce, colloquiale, per il volto di una bambina qualunque, a cui la pittura aveva regalato una luce speciale. Facendo saltare ogni diffidenza.

Luca Borriello - foto © Veselov Andrey

Luca Borriello – foto © Veselov Andrey

”Ciò che tanto interessa della street art oggi”, aggiunge Luca, “è forse la sua profondissima verticalità sui territori del mondo, la sua lente d’ingrandimento sui quartieri, sulle storie della gente, con quella capacità di regalare meraviglie anche nei borghi, nei piccoli comuni. L’attualità ci parla di forti crisi sociali, che si consumano soprattutto tra le periferie, e di una grande avversione per il “diverso”. Esistono, in questo contesto, progetti di creatività urbana per il sociale, come SANBA o come il nostro CUNTO (Creatività Urbana Napoli Territorio Orientale), che provano a suggerire valori importanti. Fuori di retorica, si dovrebbe stare tra riqualificazione urbana e rigenerazione umana”.
E la parola “rigenerazione” resta, infine, la più opportuna: là dove ieri bruciavano i campi nomadi e dove oggi qualcuno agita il vessillo delle ruspe, sboccia un’opera d’arte, un pensiero nuovo; luoghi del disagio, in cui germinano razzismi e populismi, e in cui la cultura ha ancora qualcosa da dire. Cambiando direzione all’ottuso, all’osceno, al banale.

Helga Marsala

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