Il Maxxi è l’unico museo d’arte contemporanea al mondo senza un bookshop. Ecco perché ed ecco come si risolverà

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La libreria del Maxxi con l'allestimento attuale

La libreria del Maxxi con l’allestimento attuale

Molti visitatori del museo romano lo hanno notato, altrettanti ci hanno scritto. “Ma come, il Maxxi dopo la chiusura della grande libreria Electa sulla Piazza Alighiero Boetti non ha neppure il punto vendita all’interno!? Cosa è successo“. Già un po’ turbati da un’offerta di ristorazione non all’altezza con gli altri musei internazionali, nelle ultime settimane il Maxxi ha deluso alcuni suoi visitatori anche per questa mancanza: al posto della libreria interna, uno spazio destinato all’ascolto dei visitatori ed alla condivisione dei progetti. Già, ma quale progetto per la riapertura di una libreria?
Ci siamo informati per capire quali fossero i piani e abbiamo scoperto che la Fondazione Maxxi sta lavorando sodo per risolvere. “La chiusura della prima libreria, quella grande, è avvenuta qualche tempo fa quando Electa ci ha significato che non ce la faceva con i costi e non riusciva ad ottenere il guadagno economico atteso. Ci ha chiesto di ridurre la superficie e abbiamo accordato che restasse aperta solo la libreria interna al museo, quella più piccola“, ci spiega Francesco Spano, segretario generale della Fondazione. “Poi“, continua, “si è conclusa la concessione e così Electa, che gestiva sia le librerie sia il servizio editoriale per la realizzazione dei cataloghi delle mostre, è decaduta ufficialmente“.
A quel punto il Maxxi ha proceduto ad indire una nuova gara, ma solo per la libreria (e solo per quella piccola, interna al museo, la grande diventerà altro e già da tempo è utilizzata per scopi diversi, più espositivi). La gara è andata deserta e si è potuto andare avanti a negoziazione privata. La Fondazione ha invitato le due realtà che si erano dimostrate più interessate in fase di gara: le Librerie Arion (protagoniste di una grande escalation imprenditoriale a Roma negli ultimi anni) e le Librerie Coop. L’offerta migliore è stata quella di Arion che aprirà entro fine giugno.
Si tratterà di un bookshop classico perché ne abbiamo bisogno“, dice Spano, “ma anche di qualcosa che proponga idee, progetti, iniziative anche all’aperto pensando ai mesi estivi. E poi voglio che puntino sul marchandising, che è una cosa che fino ad oggi abbiamo troppo trascurato“.
L’accordo (che sarà solo di un anno rinnovabile per un secondo) non comprende, ed è questa la novità più importante, la parte editoriale. Il Maxxi, insomma, non è più legato ad una casa editrice per la realizzazione dei cataloghi: mostra per mostra potrà decidere di rivolgersi all’editore più adeguato sul mercato.

www.fondazionemaxxi.it

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