Vestigia di castelli e giardini arabi, a Palermo. Il parco Maredolce-La Favara vince il Premio Carlo Scarpa della Fondazione Benetton. Successo per la Sovrintendenza

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Palermo, Palazzo di Maredolce -fronte restaurato, lato quartiere

Palermo, Palazzo di Maredolce -fronte restaurato, lato quartiere

Un premio che celebra la bellezza del paesaggio, passando dal concetto di cura e di governo dei luoghi; un riconoscimento internazionale, che in tutto il mondo cerca scorci di particolare fascino, quasi sempre nascosti tra le pieghe di vaste aree territoriali. Il fine? Evidenziare gli effetti di un coerente lavoro intellettuale e manuale, artigianale e progettuale, scientifico e di valorizzazione culturale.
La Fondazione Benetton Studi Ricerche, dopo aver assegnato il “Premio Carlo Scarpa per il Giardino” a una serie di posti scovati tra la Siria e la Bosnia, l’Olanda e l’Egitto, la Grecia e il Marocco, quest’anno ha scelto Palermo. L’importante sigillo è andato infatti a Maredolce-La Favara, nel quartiere Brancaccio: un luogo che conserva integra la memoria della civiltà arabo-normanna in Sicilia, nel cuore della luminosa “Conca d’Oro”.

Mredolce-La Favara, accesso alla corte interna

Mredolce-La Favara, accesso alla corte interna

In questo grande bacino, dove un tempo sorgeva un’isola di forma irregolare, restano le vestigia di un tempo aureo, il cui spirito resta impresso tra le mura del castello in puro stile arabo, risalente al XII secolo, circondato dalle piccole abitazioni dell’originaria cittadella fortificata. All’interno della Fawwarah (“fonte che ribolle”), in uno spazio di circa venticinque ettari, si sviluppa un sistema complesso di manufatti, congegni idraulici, campi incolti e un vasto agrumeto: quello che resta degli aristocratici giardini mediterranei, coltivati un tempo intorno alla residenza reale, in un trionfo di piante e animali esotici, frutteti, corsi d’acqua.
Il Premio conferito al Parco della Favara è una conquista importante per il gruppo di lavoro della Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Palermo, guidato da Maria Elena Volpes: a ritirarlo è l’architetto Lina Bellanca, coordinatrice del team, testimone – insieme ai colleghi – di come sia possibile agire con sensibilità e intelligenza in contesti urbani e sociali di confine, a volte difficili. Preservandone il patrimonio di diversità culturali, di ricchezze naturalistiche e di memorie storiche.
Per una terra segnata dai troppi abbandoni, da storie di false partenze e di atavica incuria, da destini di degrado e cronache d’inefficienza, il riconoscimento intitolato al grande Carlo Scarpa ha un valore speciale. Che accende un orgoglio antico e una fiducia nuova. Indicando la via.

 – Helga Marsala

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