Istanbul dalla prospettiva di un’artista italiana. Margherita Moscardini presenta a New York il lavoro che racconta l’inarrestabile trasformazione urbana della metropoli sul Bosforo

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Margherita Moscardini, Aggregation, still

Margherita Moscardini, Aggregation, still

Istanbul è un organismo urbano complesso in continua espansione, dove è possibile avvertire anche di passaggio fenomeni urbanistici che in altre città sono visibili solo nel lungo periodo. Invitata in residenza sul Bosforo due anni fa, Margherita Moscardini ha sviluppato un progetto articolato e multiforme di cui discuterà il 26 e il 31 marzo a New York. Istanbul City Hills – On the Natural History of Dispersion and States of Aggregation racconta il paesaggio urbano di Istanbul, figlio di quella politica neoliberista della Turchia degli ultimi decenni, contestata dal movimento OccupyGezi, dove non c’è tempo – né interessi – per una pianificazione ragionata, dove nei cantieri si lavora senza sosta, giorno e notte, e interi quartieri popolari sono smantellati e rimpiazzati da complessi residenziali extralusso, sterminati centri commerciali e grattacieli della finanza.
Coprodotto dall’ambasciata italiana in Turchia e l’Istituto Italiano di Istanbul, dove il lavoro è stato presentato ed esposto per la prima volta nel 2013, il progetto di Margherita Moscardini restituisce una geografia di nuove costruzioni, ma anche di cumuli di detriti lasciati indietro dalle grandi trasformazioni urbanistiche. L’artista ha impiegato differenti media e linguaggi: il progetto comprende infatti un libro, un video, un’installazione ambientale, mappe e altri materiali di ricerca. Nell’ambito del MA Curatorial Practice della School of Visual Arts, il 26 marzo Margherita Moscardini converserà con Pippo Ciorra del MAXXI Architettura, mentre il 31 marzo sarà negli spazi dell’ISCP, l’International Studio & Curatorial Program, con Kari Konte, direttore del programma. Si parlerà del suo lavoro e delle questioni che un’opera simile solleva riguardo la produzione, la curatela e la conservazione.

Marta Pettinau

http://www.sva.edu/

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