Biennale di Venezia. Il padiglione dell’Austria raccontato da Heimo Zobernig

L’artista Heimo Zobernig racconta com’è stato concepito e voluto uno dei progetti che si presenta come fra i più ieratici dell’intera Biennale. Tra interventi spaziali estesi e lavori scultorei indipendenti, lo spazio di Hoffmann ai Giardini risplenderà, trasformato. E qui avete l’intervista che spiega tutto.

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Heimo Zobernig - photo Georg Peter Michl

Heimo Zobernig – photo Georg Peter Michl

Nel 2015, lo splendido palcoscenico del Padiglione austriaco ai Giardini ospita uno degli artisti che da molti anni calca la scena dell’arte contemporanea europea: Heimo Zobernig (Mauthen/Kärnten, 1958; vive a Vienna). Caratterizzato, a livello compositivo, da un linguaggio in cui l’intersecazione della linea geometrica produce la moltiplicazione della profondità, promuovendo di conseguenza un’esplorazione a tratti tridimensionale della cromia, il progetto di Zobernig – che in questi giorni è in mostra a Roma con una bella personale da Indipendenza – promette di trasformare ogni percezione del Padiglione stesso. Il suo lavoro intende mostrarsi non solo in termini di precisione formale e concettuale, ma si propone di entrare percettivamente nella sfera sensoriale e intellettuale degli spettatori.

Avrà un titolo questo tuo lavoro per il Padiglione dell’Austria?
No. Come sempre, anche questa volta ho deciso di non apporre alcun titolo al progetto.

Come interagiranno le tue installazioni con il pubblico?
Non ci sarà interazione nel senso inteso quando si parla di “installazione interattiva”. Vorrei però che il visitatore si sentisse a proprio agio nello spazio, e le interazioni dovranno essere rappresentate sotto forma di sensazioni, forse anche in veste di sentimenti irritanti che potrebbero essere provati anche più volte durante il tempo che i visitatori spenderanno nelle diverse sale.
Tanto il contesto quando l’ambiente, l’architettura dovrebbero, inoltre, provocare, forse guidare il comportamento delle persone all’interno del Padiglione. Questa in breve la modalità di interazione sul quale mi concentrerò.

Yilmaz Dziewior e Heimo Zobernig - photo Georg Peter Michl

Yilmaz Dziewior e Heimo Zobernig – photo Georg Peter Michl

Data la specificità delle presenze nazionali alla Biennale di Venezia, qual è la tua definizione di Stato?
Ritengo che la vera debolezza del pensiero nazionale sia di non promuovere un pensiero che arrivi molto oltre…

E quella di geometria, così importante nel tuo lavoro?
L’arte e la comunicazione sono le due materie, le due discipline della forma. Mentre la geometria è uno strumento, un meccanismo necessario a prefigurare ogni struttura.

Quale tipologia di scenario visivo o di atmosfera culturale conferirà il tuo lavoro al Padiglione austriaco?
Verrà semplicemente mostrata l’egida della libertà e della fragilità.

Che dialogo si instaurerà fra il Padiglione austriaco di Kramereiter e i tuoi lavori? Cosa pensi dell’edificio?
Kramreiter ha costruito il Padiglione seguendo i disegni di Josef Hoffmann. Benché sia stato costruito nel 1934, non viene mai annoverato come parte della cosiddetta Arte Moderna. E per molti anni è stato accusato di essere poco moderno. Il mio intervento, da un lato, si instaurerà come una sorta di dialogo con i fatti storici che hanno attraversato il Padiglione, dall’altro produrrà anche alcuni tentativi di correzione, che verranno incorporati, dunque percepiti fisicamente, dal visitatore.

Yilmaz Dziewior e Heimo Zobernig - photo Georg Peter Michl

Yilmaz Dziewior e Heimo Zobernig – photo Georg Peter Michl

Che esperienza faremo attraversando le tue installazioni architettoniche?
Sto per mostrare un lavoro tanto architettonico quanto scultoreo. Ogni spazio nel mezzo sarà rappresentato dal volume, dalla superficie e dal vuoto. La pittura, invece, sarà assente.

Quali saranno i punti di contatto con il tema principale della Biennale, All the World’s Futures?
I due progetti entreranno l’uno nell’altro: la presenza, l’essere presente significa mantenere uno sguardo nel futuro.

Il tuo desiderio relativo a questo lavoro.
Il mio desiderio più profondo è che i visitatori percepiscano, sentano il mio invito: quello che, attraverso questo progetto, sto sottoponendo loro. Vorrei che ne fossero sedotti e che rimanessero un po’ più a lungo rispetto al tempo che di solito impiegherebbero per una semplice visita.

Ginevra Bria

www.austrianpavilion.at

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