Le pressioni infinite su Matteo Renzi. Sul futuro Ministro per i Beni Culturali arrivano le prese di posizione di Emanuele Emmanuele, degli Archeologi e quelle (lungimiranti) dei Dottori Commercialisti


Matteo Renzi

Matteo Renzi

Ormai pare proprio che si sia agli sgoccioli, con il premier incaricato e i suoi più stretti collaboratori pronti a giurare che sabato sarà pronta la squadra di governo, e che lunedì si presenteranno alla Camera. Eppure di certezze sulle scelte di Matteo Renzi a tutt’oggi – a due giorni dal D-day – ce ne sono ben poche: e questo continua ad alimentare il toto-ministro che spesso indica nomi improbabili se non impossibili. E continua ad alimentare anche, e anche per la poltrona di Ministro per i Beni Culturali, gli “endorsment”, per nascondere con un inglesismo le italianissime e intramontabili “pressioni”.
Ultima, in ordine di tempo, la dichiarazione di Emanuele Emmanuele, presidente della Fondazione Roma ed ex membro del cda della Biennale di Venezia, che si è tenuto sulle generali, limitandosi ad augurarsi la nomina di un economista alla guida del Collegio Romano. Più articolata la lettera aperta inviata al primo ministro in pectore dalla Confederazione Italiana Archeologi, che auspica “una scelta radicalmente diversa dal passato, più o meno recente, che ha visto al Collegio Romano figure che, seppur animate da grandi pretese riformiste, non sono riuscite ad attuare a serie politiche culturali e a difendere il MiBACT da tagli lineari che in un decennio hanno dimezzato le già inadeguate risorse destinate alla cultura, con pesantissime ricadute negative sulla tutela del territorio”. Proposte, o quantomeno indicazioni su possibili preferenze? Nessuna.
Ma il futuro dei Beni Culturali interessa davvero un ampio range di osservatori: tanto che a dire la sua è anche la Commissione Economia della Cultura dell’UNGDCEC (Unione Nazionale Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili), che però sceglie di saltare i bizantinismi di questo momento, indirizzando la propria missiva direttamente al futuro ministro. “Tutela, conservazione, promozione, valorizzazione della cultura, da sole, non bastano più. È necessaria una nuova stagione di gestione intelligente e una fattiva cooperazione tra le persone, gli istituti, le amministrazioni pubbliche e private, i professionisti, le imprese. Infatti, senza il governo dell’insieme di comportamenti, di operazioni e di fatti attraverso i quali ogni stabile intrapresa si esprime nell’esistente e nelle sue prospettive, non si darebbero né promozione, né tutela”. Posizione chiara e diretta, che Artribune – non è una novità – sposa da tempo immemore: l’auspicio è che il messaggio giunga anche a Renzi e al suo delegato per il vitale dicastero…

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  • G.

    Sarebbe auspicabile anche un riconoscimento normativo (e contributivo e fiscale) per le figure che operano a vario titolo nel settore arte/cultura e per chi, soprattutto agli inizi, si trova a gestire una situazione ibrida e difficilmente inquadrabile non essendo né professionista a tutti gli effetti né dipendente.

    Leggi più chiare e una burocrazia più snella e meno fumosa…sarebbe già un bel passo avanti.