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Emanuele Becheri giramondo. Dopo Bruxelles, sbarca in Svezia con la personale alla Galleria Elastic di Malmö: qui immagini delle opere e dell’opening…


Opening Emanuele Becheri, Elastic Gallery, Malmo 2

Dopo l’esperienza della scorsa settimana a Bruxelles con LU MI project negli spazi di DROME magazine in concomitanza con la fiera ArtBrussels, continua il pellegrinaggio dell’artista pratese Emanuele Becheri in terra straniera. Ora è la volta della Galleria Elastic di Malmö, dove ha appena inaugurato la mostra dall’italianissimo titolo Alcuni istanti del mio tempo, che resterà aperta fino al 25 maggio.
Attraverso una serie di lavori che vanno dalle Impressioni del 2010 alle P.d.A. del 2013 – visibili anche in Italia al Mart di Rovereto, nella mostra La magnifica ossessione, fino al 6 ottobre prossimo – l’esposizione presenta l’evoluzione del lavoro dell’artista che resta legato a temi quali il tempo e il caso.
Peculiarità che trovano conferma nell’opera MMX, un semplice raccoglitore d’archivio che l’artista lascia per tutta la durata dell’anno – in questo caso il 2010 – aperto all’interno del proprio studio, lasciando che il tempo si “autoarchivi”. Questo e altro nella fotogallery, con immagini dell’opening svedese…

www.elasticgallery.com

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  • http://www.whlr.blogspot.com whitehouse

    Continua la tendenza New Arcaic, questa sembra una mostra informale anni 60, le ragnatele sono certamente una citazione, ma imbarazzante. Ancora l’ennesimo “giovane indiana jones”, che saltella da un residenza a quella successiva impegnato in un banale archeologia del passato; interessante che questi giovani trovino contenuto solo citando i tempi dei loro nonni e genitori che da una parte li mantengono (la Nonni Genitori Foundation è la più grande Fondazione italiana, che svolge un prezioso ruolo di ammortizzatpre sociale) e dall’altra parte sono stati proprio coloro che hanno bruciato il futuro dei loro giovani. In Italia la Democrazia Cristiana per ragioni di consenso politico attuava politiche che avrebbero compromesso il futuro delle giovani generazioni.

    Quindi la Nonni Genitori Foundation man-tiene in ostaggio le giovani generazioni, pagando per la loro arrendevolezza. Ed ecco la moda vintage nel recupero di codici anni 60-70. Poi abbiamo gli Story Story I lov yu (Arena, Biscotti, ecc) in cui è più forte l’aspetto della citazione rispetto alla scelta formale.

    Consiglio questo articolo: http://www.artribune.com/2012/11/giovani-indiana-jones/

    • paolo

      Si vede che non conosci Emanuele e tantomeno il suo lavoro.
      Per quanto riguarda il farsi mantenere come artista, con lui hai preso una
      cantonata perchè si è sempre mantenuto con il proprio lavoro

  • Esterrefatta

    A quello sopra consiglio una visita psichiatrica.

    • http://www.whlr.blogspot.com whitehouse

      Perchè? Esprimiti con parole tue…si tratta di opere informali anni 60-70…mi sembra significativo, soprattutto perchè in tantissimi si rifugiano in questa scelta, direi in questa moda.

      • fausto

        Più che tendenze New Arcaic, sono operazioni datate e cose di una banalità sconcertante…

      • materazzi

        se è arte così mediocre perché non la lasci stare e ti dedichi ad altro?
        perché non proponi qualcosa tu di diverso?
        sta tranquillo che molti di questi artisti non fanno grandi soldi ma riescono appena a sopravvivere e lo fanno per scelta e sono contenti così. La nonni genitori foundation è una tua invenzione balzana e ci sono risorse che se pur limitate privilegiano comunque il più interessante/motivato. Tutto il tuo rancore sembra motivato da problemi economici e l’invidia per artisti più benestanti di famiglia… che tristezza

        • fausto

          lasciamo in pace la parola arte e la sopravvivenza dell’artista, il problema è che qui si parla di cose ovvie…

        • http://www.whlr.blogspot.com whitehouse

          Mai scritto che sia arte mediocre, quanto arte standard e omologata rispetto una moda. Ne scrivo perchè sono opere significative rispetto una generazione e rispetto il periodo storico attuale. Credo che la lettura di queste opere chiarisca tante cose esterne al mondo dell’arte. In italia NON lo fa nessuno, che si tratti di Pistoletto o di Becheri. Io cerco di esporre solo una tesi grezza, servirebbero antitesi, per poi avere sintesi migliori della mia tesi.

          Qualcosa di diverso lo propongo da quattro anni. Non credo che una lettura critica possa essere oggi disgiunta da un’alternativa concreta nel “fare”.

  • Esterrefatta

    Ripetere all’infinito una cosa non la rende automaticamente vera, questo l’anonimo Rossi non riesce a capirlo, il suo sembra essere un disturbo maniacale nel quale la realtà esterna viene trasfigurata in un mondo fatto dove la dietrologia è la norma.

    • http://www.whlr.blogspot.com whitehouse

      Io non sono anonimo, e non pretendo di avere ragione ma di confrontarmi su i contenuti. Cosa che tu non sai fare. Le cose le ripeterò fino a quando si manifesteranno. Come se il medico potesse curare solo una volta la polmonite, perchè tanto è sempre la stessa malattia…

      • http://www.lucianogerini.it Luciano G. Gerini

        …il tuo principale difetto è forse proprio questo : pensare di essere il “medico che cura la polmonite” essendo il paziente del letto accanto che esprime la sua prognosi e la sua diagnosi per il vicino…

        • http://www.whlr.blogspot.com whitehouse

          Luciano, era una metafora per dire che ripeterò le stesse cose fino a quando vedrò le stesse cose.

          Per favore, ma non vedete che nessuno è in grado di argomentare criticamente le cose. Io non mi innalzo a critico o artista, ma è evidente che questa incapacità. Lo stiamo vedendo in questi giorni rispetto l’opera di Pistoletto, rimando per questo a whitehouse.

          • http://www.lucianogerini.it Luciano G. Gerini

            Caro Luca, non c’era nessuna intenzione denigratoria o censoria nella mia osservazione. Spesso hai ragione in quel che dici. Quello di cui non par ti renda conto è che, proponendo (non qui ma spessissimo altrove) i tuoi progetti, il tuo lavoro come esempio di risposta ai problemi che evidenzi nel lavoro altrui (cosa naturale perché ciascuno di noi giustamente pensa che il “suo” lavoro meglio risponda ai problemi che vede all’intorno … altrimenti cambierebbe!), automaticamente condanni la tua “critica” ad esser vista come “parziale” e “prevenuta”.
            L’altro punto è quello dell’ “argomentazione” che, salvo rari casi, tu dai per scontata e sottintesa negli stereotipi critici che hai creato e che usi ricorrentemente.
            Questo rende il discorso snello e (apparentemente) incisivo ma ti espone alla critica di usare “slogans” invece che “argomenti”.
            I lettori (vedi ad es. il commento di CoDa) desidererebbero vere argomentazioni svolte compiutamente e intimamente legate al caso in esame e non stereotipi presupposti e pre-definiti cui ricondurlo… e non dirmi, come speso fai, che “non è questo il luogo” perché, se si vuole che il commentario sia qualche cosa di più e di meglio del luogo dove dire “mi piace/non mi piace” o dove sfogare livori e frustrazioni … proprio questo È IL LUOGO !

  • http://buonsens.blogspot.com CoDa

    Non si può non essere d’accordo con wh sulla base di quello che vediamo nelle foto. Non riesco a trarre nulla di interessante da quello che osservo. Ma sarebbe utile che sentissimo anche la campana di chi espone. Come già fatto altre volte, proporrei a Becheri (anche via artribune) di farsi sentire e partecipare a questo blog. Farebbe bene a tutti: andremmo oltre gli slogan di wh che verrebbero testati nel dettaglio con eb, artribune diventerebbe un luogo di intenso dibattito artistico, tutti cresceremmo.
    Speriamo che stavolta la mia proposta si realizzi.

    • http://www.whlr.blogspot.com whitehouse

      Gli slogan non sono argomentati e non prevedono repliche. Cerco di argomentare quello che scrivo e chiunque può replicare.

    • SAVINO MARSEGLIA (critico ad’arte sui generis)

      come si vede, si tratta di una cosa molto seria, molto interessante da un punto di vista estetico che ci tocca tutti, (tutti). Nessuno di noi infatti dal più colto al più sprovveduto in cose d’arte, può affermare di non aver mai visto, poco o tanto ragnatele e polvere in ogni luogo…e questo sarebbe il luogo comune del dibattito artistico??

  • http://www.whlr.blogspot.com whitehouse

    Le risposte alla mia lettura critica (che partiva dal lavoro di Becheri per leggere una situazione più generale), dimostrano di una demenza che non è solo nell’arte. Nessuno che sia in grado di controbattere rispetto ai contenuti del lavoro di Becheri. L’unica cosa che sapete pensare, davanti ad una lettura critica della realtà, è che dietro si celi invidia e frustrazione..

  • Lorenzo Marras

    Invidia e frustrazione sono sentimenti declinati in “accuse” che anche tu Rossi usi a sproposito allorche’ ne fai bersaglio gli interlocutori che osano criticare i tuoi argomenti.
    Comunque dato che hai la pretesa di essere il paladino di tutte le “argomentazioni” ti faccio notare che non è soddisfacente indicare le opere altrui nominandone la “tendenza” e fissandola in un periodo. Non basta. Se tu fossi a sufficienza prudente , non ti limiteresti ad una approssimativa ricognizione visuale ma avresti l’obbligo di interpellarne gli autori e con essi capire che . chissa’, come essi intendono diversamente quei significati che tu dici riposano solo in quegli anni ….sessanta e settanta. L’analisi segnica non è abbastanza, altrimenti TUTTI NOI potremmo tranquillamente sfoderare la formula di “arte da epigono” per cancellare qualsivoglia tentativo di elaborazione di una rinnovata poetica.
    Tu Rossi, hai quel brutto vizio , tipicamente Hegeliano, di legare il dato storico ad un riconoscimento Ufficiale. Si fa presto a dire : INFORMALE ((ahhh informaleeee eee tutti lo sanno cosa è… ahhhh espressionismo astratto..ecco.. l hanno gia’ fatto… ahhhh concettuale… quanta gente fa il concettuale….ma è cosa risaputa)).
    Eh Rossi, anche tu , lascia che te lo dica ma dovresti liberarti da quella catena che ti fa assomigliare ad un cane da guardia di Roba altrui e che poi, stringi stringi, non è che il tuo abbaiare sia cosi’ avvertito dai relativi Padroni.

    • fausto

      c’è poco da commentare sull’opera di Becheri: è un linguaggio datato, che si esaurisce completamente nella sua banalità…

  • http://www.whlr.blogspot.com whitehouse

    Continuate a parlare di me e non delle opere e della loro analisi.

    • l’anticamera

      C’è una bibliografia sul Becheri. Perché non te la vai a leggere, prima di parlare? (presuppongo che tu almeno le opere dal vivo le abbia viste). Inoltre lo schema “è stato già fatto” è decisamente assurdo al giorno d’oggi ti sfido infatti a portarmi quell’artista che sta facendo qualcosa di decisamente diverso dal passato. perché non ti vai a leggere Arthur Danto, per fare un esempio? Trovo la tua una mitografia futurista, quindi torna al 1914, e rileggiti tutto, poi ne riparliamo.
      Le opere di Becheri sono fotografie.

      • l’anticamera

        tutti parliamo di te perché non c’è una “tua analisi”
        hai solo scritto che le opere di Becheri ti ricordano l’informale. Se questa ti sembra un’analisi…

        • http://www.whlr.blogspot.com whitehouse

          Non ho scritto che mi ricordano l’informale..ho scritto di più. Le opere di Becheri sono l’ennesimo sintomo di una tendenza che non è negativa o positiva, ma che va letta con consapevolezza.

          A mio modesto parere Kremlino (ti invito ad approfondire su whitehouse) presenta progetti consapevoli che non sono un’ avanguardia futurista. Confondete consapevolezza con innovazione e novità ad ogni costo.

        • fausto

          le opere di becheri ricalcano un concettualismo accademico, oramai stantio e privo di senso…, trovatine che tende ad emulare un “pensiero filosofico” che non c’è. ..E’ un continuo pescare dentro la parola “tempo” e “caso” (per esempio, il caso nel linguaggio dadaista e il tempo nella concezione filosofia). Ma mi domando cosa c’è di nuovo sotto il sole?????

  • http://buonsens.blogspot.com CoDa

    In attesa che Becheri dica la sua, mi sono andato a vedere cosa dice la galleria che lo espone per avere qualche informazione in più.
    L’utilizzo della polvere che si deposita nel faldone (MMX) mi ricorda le delocazioni di Parmiggiani, quindi anni 70, o anche l’”allevamento di polvere” di Man Ray sul grande vetro di Duchamp. Che quindi la polvere che si deposita possa avere un effetto artistico, lo sappiamo tutti e ce lo gustiamo ogni volta che spostiamo qualcosa in casa dopo tanto tempo oppure vedendo gli aloni dei caloriferi sui muri bianchi. Che altro ci vuol dire Becheri su questo? Usare paroloni come tempo e caso, non rende certo un lavoro migliore di altri. In conclusione, questo lavoro, per quello che ci vedo io, non mi offre una nuova esperienza.
    Negli altri lavori il tempo sembrerebbe lasciare il posto al caso (tipo carta adesiva che immortala il gesto di Becheri di gettare polvere di affresco) ma anche questa è un aspetto non poco trattato in arte. Anche in questo caso cosa ci vuol dire o dare Becheri? E anche a questa domanda non ho una risposta.
    Purtroppo. Spero che Becheri mi possa rispondere.

    • http://www.whlr.blogspot.com whitehouse

      Becheri, come la maggioranza degli artisti, abbandona le opere. Quindi si presuppone che le opere non abbiano bisogno di lui.

      • http://buonsens.blogspot.com CoDa

        quello che a me interessa è quello che lo ha spinto a fare quel lavoro, il perchè del suo agire e i risultati che pensa di aver ottenuto… non mi interessa se poi abbandona le sue opere.
        Sono domande semplici che ogni volta rimangono senza risposta.

        • l’anticamera

          quello che a me interessa è quello che ha spinto CoDa a scrivere quel post, il perchè del suo scrivere e soprattutto i risultati che pensa di aver ottenuto… no mi interessa se poi CoDa abbandona la chat. Sono domande semplici che ogni volta rimangono senza domanda.

          • http://buonsens.blogspot.com CoDa

            Scrivo perchè cerco di capire… Le domande semplici sono quelle che più ti fanno capire meglio le cose.

          • l’anticamera

            ecco allora fatti la domanda più semplice: è l’opera che è muta o sono io che non ne colgo qualche aspetto interessante? L’intenzionalità dell’altro è alla base della comunicazione, senz’altro, ma è bisogna conoscere o avere dimestichezza con i linguaggi per non fraintenderli. Sei a caccia del perché Becheri ha fatto quell’opera, non ne trovi l’intenzionalità. Benissimo: forse (dico forse come domanda semplice) non hai gli strumenti per reperire quell’intenzionalità.

          • CANE

            cara anticamera, mi sono posto la domanda che proponi. la risposta è che l’opera è muta. o analfabeta. oppure parla un linguaggio sgrammaticato da ignorante tipo dialetto smangiucchiato. purtroppo la scusa che non si hanno gli strumenti per capire è sempre e solo una scusa. è l’artista che parla, è l’artista che deve farsi capire. altrimenti si tratta dello sproloquio di un egocentrico. ma questo è un’altro discorso.

        • fausto

          lavoro? ma quale lavoro? Oggi è facile: uno si alza al mattino e dice di sentirsi artista, poi fa il giro nei musei e gallerie per mostrare il suo stato d’artista.. e qualquno, (dopo tanta insistenza) lo fa esporre. Ma tutto questo non ha niente a che fare con l’arte e l’estetica…

      • fausto

        se becheri abbandona (si far per dire opere), allora perchè le espone???

    • SAVINO MARSEGLIA

      La polvere e le ragnatele inutili !!!

      A propsito di Becheri, c’ è poco da rispondere direbbe M. Duchamp. I dadaisti in nome della “polvere” che facevano uscire dalle macerie culturali del loro tempo – avevano saputo sconvolgere tutti i canoni della cultura tradizionale e rotti tutti gli schemi del sistema dell’arte.

      Avevano scandalizzato tutti i guardiani dell’ortodossia accademica, indispettita la classe perbenista borghese e tutti i cani da guardia dell’arte addomesticata al potere. Ecco perchè la polvere di Becheri non nuoce e non irrita nessuno.

      Diciamocelo pure: questa polvere e queste ragnatele allevate, addomesticate, depositate in contenitori sono innocue e si possono esporre senza nessun danno dentro pacifiche gallerie e musei-mausolei della mediocrità.

      E’ la polvere irritante agl’occhi e al cervello che fa paura, non quella allevata ed esposta nelle vetrine borghesi dell’odierno sistema dell’arte addomesticata.

      • fausto

        condivido pienamente il commento di Savino Marseglia!

  • Angelov

    Troppe razionalizzazioni e discorsi, tendono a cancellare quella che è una specie di Magia dell’Arte, che a volte si percepisce in alcune mostre o di fronte a certe opere o istallazioni etc.
    Si tratta di un’esperienza personale di cui non si trova traccia nella letteratura critica artistica, ma forse solo qualche suggerimento o indicazione, dato che si tratta dopotutto di esperienze di percezione molto personali ed individuali.

    Per quanto riguarda la diffusione di immagini ed informazioni tramite il web, internet etc. ci sarebbe da far notare, molto banalmente, che come ogni cosa nella realtà ti da qualcosa, anche nel contempo qualcosa ti toglie: alla velocità ed immediatezza della diffusione di una informazione, si perde poi tutta la gamma di particolari e sfumature che fanno la qualità intrinseca di quella cosa stessa, con il risultato finale di un appiattimento della percezione e di un intorpidimento della sensibilità.

  • http://www.whlr.blogspot.com Luca Rossi

    Angelov: appunto, la velocità. Le informazioni (testi e immagini) e la distanza. Oggi la definizione di opera (intesa anche come qualsiasi progetto extra arte) non può non essere consapevole di questo. Suggerisco I’m not Roberta (2010) e di approfondire attentamente alcuni sottoprogetti di Kremlino (2013).

    • l’anticamera

      Faccio il vostro gioco, valuto Kremlino dalle foto, da un’occhiata veloce sul web… esattamente come è stato fatto con Becheri…

      Primo: ennesima (per non dire milionesima) iniziativa che con il finto obiettivo di criticare dal basso prova ad agganciarsi alla visibilità di una rassegna importante. Vedremo fra qualche anno, se fate successo, se non vi piacere

      Le foto sul sito
      la prima ricorda Harun Farocki a Documenta 12

      La seconda è una breccia nel padiglione della Biennale, proprio come lo “scultore salmon” nella visita di Alberto Sordi alla Biennale di Venezia del 1978.
      http://www.youtube.com/watch?v=lj438bBpX9w

      Poi non mi viene in mente l’operazione concettuale anni Settanta per cui nello stesso momento in varie parti del mondo bisognava pensare stimolati da un particolare enunciato di un artista….

      In realtà c’è molta differenza fra quello che scrivo e quello che sono realmente questa opere? Bene! Perchè? Perchè le ho valutate in fretta e senza vederle del vivo. Lo stesso errore che fate voi nei confronti dei lavori di Emanuele Becheri e molti altri artisti

  • l’anticamera

    Faccio il vostro gioco, valuto Kremlino dalle foto, da un’occhiata veloce sul web… esattamente come è stato fatto con Becheri…

    Primo: ennesima (per non dire milionesima) iniziativa che con il finto obiettivo di criticare dal basso prova ad agganciarsi alla visibilità di una rassegna importante. Vedremo fra qualche anno, se fate successo, se non vi piacere

    Le foto sul sito
    la prima ricorda Harun Farocki a Documenta 12

    La seconda è una breccia nel padiglione della Biennale, proprio come lo “scultore salmon” nella visita di Alberto Sordi alla Biennale di Venezia del 1978.
    http://www.youtube.com/watch?v=lj438bBpX9w

    Poi non mi viene in mente l’operazione concettuale anni Settanta per cui nello stesso momento in varie parti del mondo bisognava pensare stimolati da un particolare enunciato di un artista….

    In realtà c’è molta differenza fra quello che scrivo e quello che sono realmente questa opere? Bene! Perchè? Perchè le ho valutate in fretta e senza vederle del vivo. Lo stesso errore che fate voi nei confronti dei lavori di Emanuele Becheri e molti altri artisti

  • http://www.whlr.blogspot.it whitehouse

    L’errore non esiste se si argomenta con rispetto quello che si vede. Tu anticamera non hai argomentato Kremlino, in quanto non si capisce a quali foto fai riferimento..

    La concomitanza con la biennale c’è e non c’è, visto che gran parte di Kremlino avviene in località diverse da Venezia e in tempi diversi. Non vedo cosa ci sia di male. Annche il discorso anni 70 non regge, in quanto con Kremlino è il blog stesso che a costo zero presenta e non abbandona mai i progetti/opere.

    Ma il punto non è presentare una nuova avanguardia, quanto presentare un progetto consapevole e opere consapevoli rispetto alla fase storica che stiamo vivendo. Non c’è giusto e sbagliato, ma c’è la possibilità di argomentare. Le opere di Becheri sono allineate alla moda e sono fenomeno di una sindrome arrendevole che caratterizza le nuove generazioni, non solo nell’arte. Il problema è che sono opere inconsapevoli rispetto al presente. Lo sfasamento che le dovrebbe rendere contemporanee, non c’è, ma c’è la moda.

    • l’anticamera

      Sto parlando di questo: http://kremlino.blogspot.it/
      Se è corretto l’indirizzo allora sono le foto che si vedono lì.
      Sì, infatti, il mio è un giudizio superficiale per mimare il vostro su Becheri che, se va di moda, allora va di moda ormai da dieci anni e più, visto che il lavoro si sviluppa da un decennio. Quindi è una moda decennale, direi. Poi se questa è la moda… beh state mirando l’obiettivo sbagliato… il mainstream è certamente altrove.

      Leggendo la parola “consapevolezza” avrei ritirato volentieri il “futurista” che vi ho affibbiato, ma leggendo meglio lo lascio. C’è infatti una distorsione futurista nel credere che l’avvento di un nuovo medium, lo sviluppo della tecnologia, cambi tout court le cose, il mondo, l’arte, etc… e che soltanto chi capisca questo cambiamento allora sia consapevole (o all’avanguardia) nella propria epoca. Potrei citarti l’intermedialità di Belting, giusto per contraddire la fiducia che i nuovi media cambino tutto per forza. O ancora Bolter e Grusin sull’intermedialità che è un libro pure d’annata, mica tanto aggiornato (infatti io non sono aggiornato, ma a che serve aggiornarsi se le argomentazioni sono queste?). Si sommerebbe a Danto e ad altre letture che consiglio, che parlano meglio di come lo faccio io e che sono commenti precisi, circostanziati e argomentati a tutto quello che scrivi. Meglio di un mio riassunto che sarebbe indegno e puerile. (ma che non commentate o fate finta di non leggere, non so perché)
      Rispetto a whitehouse altro giudizio provocatorio:

      molti artisti fanno l’opera per posizionarsi. COsa intendo? fanno un’opera politica che serve solo a esprimere la loro posizione politicamente corretta su ciò che commentano (in questo caso Guantanamo). Tutto qui. Una volta assunta la posizione politica ideologica giusta, del resto non importa: se l’opera scuote realmente la sensibilità del pubblico, se l’opera è comprensibile, se l’opera cambia la situazione, etc…

    • oblomov

      whitehouse scrive:
      29 aprile 2013 alle 16:04
      “Ma il punto non è presentare una nuova avanguardia, quanto presentare un progetto consapevole e opere consapevoli rispetto alla fase storica che stiamo vivendo. Non c’è giusto e sbagliato, ma c’è la possibilità di argomentare. Le opere di Becheri sono allineate alla moda e sono fenomeno di una sindrome arrendevole che caratterizza le nuove generazioni, non solo nell’arte. Il problema è che sono opere inconsapevoli rispetto al presente. Lo sfasamento che le dovrebbe rendere contemporanee, non c’è, ma c’è la moda”
      Direi che con questa citazione è PERFETTA, al posto di “Becheri” potreste mettere puntini puntini e tanti nomi, veramente tanti italiani e stranieri…
      e in più devo dire francamente questa “moda” stufa…e i giovani che citano stufano e anche i vecchi che fanno sempre e solo le stesse cose che facevano allora, come se il tempo non fosse passato, stufano…ma forse sono scelte commerciali..non saprei..

  • Ambedue

    Fate come vi pare, trattasi di uno degli artisti italiani migliori in assoluto. Peccato solo che già costa un botto

    • http://www.whlr.blogspot.it whitehouse

      Mi sembra che il Sale di Wanna Marchi costasse 30.000 Euro al pezzo. Quindi bisogna sempre argomentare e contestualizzare le cose. Meglio di Becheri io acquisterei un artista dell’arte informale degli anni 70, semmai passato alla Biennale di Venezia. Ce ne sono diversi.

      • fausto

        condivido: meglio gli artisti degl’anni 70 che queste inutili trovatine di becheri…

    • fausto

      “uno degli artisti migliori in assoluto” ??? Cosa c’è di tanto interessante in questi banalissimi raccoglitori di polvere? Forse è un modo di valorizzare le ragnatele che prosperano negli angoli bui delle nostre case. Ma anche questo è un gioco vecchio…già lo faceva mio nonno che diceva che le ragnatele in casa portano fortuna. Ma questi erano altri tempi!!!

  • http://www.whlr.blogspot.it whitehouse

    Mi sembra che il Sale della Marchi costasse 30.000 Euro al pezzo. Quindi bisogna sempre argomentare e contestualizzare le cose. Meglio di Becheri io acquisterei un artista dell’arte informale degli anni 70, semmai passato alla Biennale di Venezia. Ce ne sono diversi.

    • l’anticamera

      li trovi pure fatti negli anni Cinquanta e anche meglio!

  • l’anticamera

    Propongo inoltre:
    da mettere sul blog: un’opera d’arte fatta utilizzando le bandiere delle nazioni

    un’opera dove un artista falsifica dei passaporti per passare la frontiera

    un’opera in cui un’automobile fumante è stata portata dentro la sala, dove aver attraversato la frontiera

    Tutte opere di grande consapevolezza rispetto ai tempi in cui viviamo

  • http://www.whlr.blogspot.it whitehouse

    Il sito di Kremlino che hai visto è la presentazione teorica del progetto, quà trovi le 12 proposte che , al momento, sono state selezionate: http://whlr.blogspot.it/2013/03/kremlino.html

    Non credo che il mezzo (in questo caso il blog) renda tutto nuovo: il blog è solo un modo che estremizza quello che è sempre avvenuto. Il blog è come un quotidiano che può agire sulle cinque variabili del giornalismo: cosa, dove, quando, come e perchè. Niente di innovativo.

    Becheri permettendo la riproduzione, su questo mezzo, delle sue opere deve essere pronto al fatto che le sue opere stiano vivendo su questo mezzo (ma lui, come te, ne siete inconsapevoli). A questo proposito ti invito al terzo post di whitehouse (sommario): cerca il progetto allestito a Versailles nell’agosto 2013.

    Oggi l’opera d’arte vive una fluidità tale per cui il suo centro è spostato dall’opera stessa. La cosa non è positiva o negativa, ma bisogna solo esserne consapevoli. Tino Sehgal ,per esempio, non permette la riproduzione e documentazione delle sue opere, perchè è consapevole di questo.

  • l’anticamera

    Ecco giornalismo è la parola giusta…

    • http://www.whlr.blogspot.it whitehouse

      temo che anche Becheri sia sottoposto al “giornalismo”, visto che fa fa mostre in determinati luoghi a determinate ore e per determinati motivi…e soprattutto permette che tali opere vengano fotografate. Però l’opera è “dal vero”…qual’è il vero? Se poi anche le stesse opere sono fotografie? Questo è un primo livello di inconsapevolezza; poi c’è il contenuto, tra nichilismo e new arcaic, che per quanto consapevole risulta una scelta arrendevole e mainstream, per quanto rispettabile e legittima.

      • l’anticamera

        soprattutto fa mostre “a determinate ore”, uno stratega del sistema dell’arte!
        Ci sono tanti tipi di conformismi, anche quello del politically correct. Del fare l’opera che corrisponda ai buoni intenti di cambiamento sociale.

        Cosa è l’opera dal vero, semplicemente esperita nella condizione per cui è pensata. Sull’intermediazione (fotografia etc…) ti ho già dato riferimenti, leggiteli! Perché sei ancora all’ABC della questione mi sembra di capire. Poi ti ho già scritto delle opere di Becheri che sono fotografie… ma fai orecchie da mercante. Ti ho scritto dei riferimenti che ci sono nelle foto di Kremlino… ma fai finta di niente.
        Ovviamente il web è tutto, la nuova dimensione digitale, in cui l’opera vive… questo è il vizio di fondo, ripeto, che il medium condiziona per forza tutto. Si può scegliere anche di stare intenzionalmente e consapevolmente altrove. Da dieci anni, ripeto da dieci anni, ripeto da dieci anni, (e una moda non dura più dieci anni) Becheri fa questo lavoro, prima dell’invenzione del New Arcaic, e direi anche dopo. L’unica cosa arrendevole è decidere che c’è un sistema dell’arte che non ti permette di diventare quel grande artista che ritieni di essere.
        Chiedo quale è un artista che fa cose interessanti è la risposta megalomane è “me stesso!”

  • http://www.whlr.blogspot.com whitehouse

    Da quattro anni gestisco un blog, e non mi sembra di essere aiutato dal sistema ma piuttosto ostracizzato. E non ho alcuna ambizione, se non sviluppare un alternativa progettuale insieme ad una lettura critica di quello che vedo. Criticare e basta, o fuggire (il torno subito alla cattelan) non sono più strade utili.

    Conosco il lavoro di Becheri da dieci anni. E devo dire che in una prima fase si notava anche un certo nichilismo rigoroso. Ma penso che il suo lavoro sia sempre restato coerente rispetto una tendenza mainstream internazionale. Non dico che il suo lavoro fosse “non sincero”. Da dieci anni vediamo un esercito di giovani artisti che fanno questo tipo di lavoro. Anche quì niente di male, ma si tratta di una perdita di opportunità.

    • fausto

      c’è un’artista sconosciuto al sistema dell’arte che da vent’anni alleva muffe e ne fa delle splendide tele, altro che becheri…

  • http://buonsens.blogspot.com CoDa

    Rispondo qui ad una replica di anticamera fatta poco sopra xchè là non c’era il pulsante “rispondi”. Tu mi dici che il fatto che io non trovi nulla di interessante nell’opera di becheri dipende dalla mia incapacità. Può anche essere, non penso assolutamente di essere omnisciente ed è x questo che scrivo qui e faccio domande. Ma allora aiutami tu, dimmi cosa trovi di interessante nel lavoro di eb? perchè ha fatto questi lavori? e non rispondermi di andarmi a leggere quello che si dice del suo lavoro (in parte l’ho fatto), voglio sapere quello che pensi tu? Grazie

    • l’anticamera

      Beh sono curioso anch’io di sapere cosa hai letto (possibilmente non articoli su riviste effimere tipo Exibart). Sarebbe per me un arricchimento. Come dici tu non si può essere onniscienti e anche io non ne so più di tanto. So solo che se ho delle domande vado a vedere le opere, leggo, mi informo. Tutto qui.
      Sei veramente curioso di sapere cosa ne penso io? O vuoi una teoria da confutare? Credi che la chat sia il luogo migliore per parlare di opere?

    • l’anticamera

      comunque non ho detto che sei incapace. Ho detto che ci sono domande più semplici ed efficaci nella vita. Che sono meglio dell’apparente buonsenso, caro artista.

      • http://buonsens.blogspot.com CoDa

        Ricordo di aver letto qualcosa nell’ambito del premio terna quando si classificò con la foto del lampo di temporale (con effetto finale identico a magritte) e poi alcuni articoli su flash art e qualcos’altro su riviste o rete (anche altri report di artribune). Poichè non mi ha mai interessato granchè questo suo affidarsi al caso (altro es. sono i disegni fatti dalle chiocciole – che tra l’altro quando vedo in strada o sul mio balcone apprezzo ben prima della sua estetizzazione in bei quadretti da vendere, e gli accartocciamenti, altra estetizzazione di lavori visti tante volte anche da studenti dell’accademia) non ho approfondito di più. Ora che ho saputo di questa mostra ho letto la recensione sul sito della galleria. Ma questo suo affidarsi al caso mi sembra sempre finalizzato ad un prodotto finale (un bel quadro) che sembra ben pianificato sin dall’inizio.
        L’arte per essere valida deve offrirmi uno stimolo nuovo (lo so che è un termine che non ti piace visti nomi che citi poco sopra, ma questa è la mia idea), deve indicarmi il “consumo” diverso di qualcosa e l’affidarsi al caso me lo ha già indicato qualcun’altro tanti anni fa (e infatti lo apprezzo/uso nella mia vita quotidiana e nei lavori che faccio).

  • http://www.whlr.blogspot.com whitehouse

    Sul fatto che siano “fotografie” non vedo quale sia la differenza. Sono fotografie di opere poveriste e/o informali. La retorica di certi codici, vedo ragnatele e una stratificazione, come fosse l’argine di un fiume, serve per essere accettati e riempire l’opera di contenuti sicuri. Che tra l’altro sono anche in linea con una moda, che è la moda del vintage declinata nel sistema dell’arte. Ma non si tratta di criticare Becheri per un fatto personale, quanto di partire da opere specifiche per segnare tendenze e andamenti più generali. Mentre in italia si prende tutto come fatto personale…egocentrismo dilagante.

    Ma il problema per questi giovani è prima: ossia nell’incapacità e nella paura di ridefinire la definizione di opera rispetto al proprio ruolo e al presente. Per questo io credo che spesso sia molto meglio la pittura, perchè sempre consapevole dei limiti della tela, sempre consapevole della funzione dell’opera.

    • fausto

      ma siamo sicuri che certe figure allevate e che si definiscono “artisti” sappiano dipingere?

      • http://www.whlr.blogspot.com whitehouse

        il bello e il brutto dell’arte è che ogni giorno si può ridefinire. Più concretamente credo che un sistema italiano dell’arte immaturo e apatico (con nomine a caso..non si capisce cosa abbia fatto per esempio Maraniello o Viliani per essere direttori di museo…) fa sì che i cervelli più brillanti fuggano, non all’esterno ma verso altri settori…perchè bisogna essere amici di amici…non essendoci una critica e un pubblico con gli strumenti per leggere tale critica…

        quando poi l’arte presiede ad ogni disciplina, e si finisce quindi per subire l’analfabetismo di critica e pubblico,,cioè tutti lo subiscono nel quotidiano, fuori dal campo artistico..

        • fausto

          in italia regna l’arte dell’inciucio in tutti i settori dove la mediocrità viene elevata ad arte dai sacerdoti dell’artsystem….

          • http://www.whlr.blogspot.it whitehouse

            l’unica speranza è l’argomentazione critica fatta di:

            critica
            progettualità
            nuova rapporto con il pubblico al fine di stimolare opportunità e strumenti.

    • l’anticamera

      ridefinire la definizione dell’opera rispetto al proprio ruolo e al presente, oltre che cacofonico è esattamente il nucleo dell’ARTE CONCETTUALE: vintage, come tutti gli altri!

      • http://www.whlr.blogspot.com whitehouse

        na, “rispetto” implica un confronto fra due. Quindi un dialogo che può portare consapevolezza, o tendere alla consapevolezza. Quindi non esiste arte innovativa e arte vintage/vecchia. Esistono arte e percorsi consapevoli e percorsi che sono una posa, e che deprimono il mercato proponendo opere gonfiate arbitrariamente di prezzo.

        • l’anticamera

          molto bene, la prima etichetta di vintage è caduta, adesso faremo cadere anche quella del New Archaic. E la consapevolezza sarà maggiore per tutti. Il problema è che confesso di non sapere che cosa sia questo New Archaic.
          Comunque consiglio ancora di guardare il video di Sordi alla Biennale dove c’è l’opera del foro fatto nel padiglione, identica a quello che ho trovato sul blog di Kremlino

  • http://doattime.blogspot.com doattime

    Era la performance delle persone che si spostavano o i quadri l’opera, o forse tutteeddue!

    Nell’ultimo caso molto bello

    nel secondo così così

    nel primo troppo tino seghal!

    d.o))))))))))))))

  • l’anticamera 2

    Eh ma Tino Seghal è un genio… l’abbiamo capito… non fa riprodurre in foto le sue opere, però se tu le vuoi riprodurre (non fotograficamente) nella tua esposizione, lo devi pagare profumatamente… lui si che è contro!

  • l’anticamera

    Beh quello che dici lo trovo interessante. Comincerei allora dal distinguere il caso, dall’indicalità per esempio. Oppure a cominciare a pensare al rapporto fra caso e controllo. Che è quello che in realtà ha sempre interessato tutti gli artisti, persino Tzara e Arp. Tzara sceglieva fra le pagine dei giornali per la sua poesia e non qualsiasi pagina, Arp aveva già in mano dei ritagli quando li buttava prima di accettare la composizione che ne veniva fuori. Pollock si incazzava e ribadiva che lui poteva controllare quello che faceva. Ecco “caso” è un colpo di dadi (il dado ha sei facce però) e non vuol dire “a cazzo”. Ragionando come fai tu Rauschenberg e Johns non avrebbero diritto di voce nella storia dell’arte in quanto sono “New Dada” (secondo la critica dell’epoca ovviamente, non veramente) per cui figli ed epigoni di Duchamp che avevano conosciuto. E così via. Il Dadaismo ha aperto una via su cui molti proseguono. Becheri non credo che sia proprio su quella via.
    Tuttavia se il risultato estetico di Becheri è pericolosamente piacevole, come un’immagine sacra che rischia di sedurre il luterano, un germe si è già instillato nel tuo occhio. Ti piace da non ammettere che possa essere realmente casuale quello che fa. Ciò significa: o che Becheri mente, cioè quello che fa non è frutto del caso, o che tu non credi veramente al caso che pur usi e dovresti conoscere, sapendo che può dar luogo a bellezze inaspettate.

    • l’anticamera

      questa sopra era la prosecuzione del dialogo con CoDA

  • Cristiana Curti

    Mentre si dipana la consueta tarantella wh che ormai interessa davvero solo quelli che abboccarono e che continuano a credere che con scuolaradioelectra (per chi se la ricorda) si diventa tutti critici patentati, inviterei coloro che apprezzano le opere degli anni ’70 (come me, del resto) a considerare il fatto che tale periodo sino a una quindicina di anni fa era quasi del tutto negletto a favore della precedente astrazione (parlando d’Italia, naturalmente).

    Senza entrare nel merito di una mostra che non ho visto (e di cui – DI CONSEGUENZA – non posso parlare; e spero che chi la pensa diversamente non apra questo melenso capitolo, perché le posizioni sono del tutto inconciliabili, esattamente come studiare alla benemerita scuolaradioelettra invece che procedere presso la Normale di Pisa), posso capire che il contemporaneo susciti diffidenza e che opporvi le grandezze del passato (non tutti gli artisti degli anni ’70, come non tutti gli artisti degli anni ’10 del XX secolo, erano talentuosi, ma certo l’idea di un periodo d’oro sfavilla di fronte alle inevitabili cadute della realtà) sia un’attrazione fatale.

    Sarei molto più cauta con il termine “moda” ascritto a un’opera singola o all’intera produzione di un particolare artista contemporaneo. Ancora non possiamo essere certi di ciò che è moda negli anni ’10 del 2000. Altrimenti si avrebbe la più straordinaria concentrazione d’intelletti del circondario (e, me compresa, non pare si sia piombati in questa fortunata circostanza). Se si è onesti si ammetterà che solo di recente il pubblico un poco più vasto ha avuto modo di capire, apprezzare o conoscere i nostri artisti migliori del negativo-positivo o dell’arte programmata, ad esempio. E, tutto sommato, è arte non vicinissima a noi. Bisogna far decantare gli stili, prima di assorbirli e criticarli. Solo pochi possono permettersi qualche azzardo, sempre – peraltro – dubitativo, perché i migliori tutto fanno tranne che chiosare inappellabilmente la realtà del presente.
    Sono certa che mi si comprenderà se affermo che ancora non sappiamo con precisione come collocare criticamente un “movimento” come la Transavanguardia (che in effetti, nessuno dei commentatori né oggi né ieri cita ad esempio di eccellenza o almeno di qualità, secondo me – anche qui – non del tutto giustamente).
    Non sembra un po’ prematuro, quindi, trinciare giudizi così apodittici, spesso insulsamente standardizzati quanto inutilmente dileggianti come “Ancora l’ennesimo “giovane indiana jones”, che saltella da un residenza a quella successiva impegnato in un banale archeologia del passato” (è questo un “argomento”? ma per favore…), oppure “Più che tendenze New Arcaic, sono operazioni datate e cose di una banalità sconcertante…”

    Vorrei quindi una spiegazione convincente di ciò che è per i più moda nel secondo decennio del III millennio, ma dovrebbe essere, una volta per tutte, una spiegazione davvero approfondita, altrimenti meglio lasciar perdere e tornare ai molto più onesti (e più che legittimi in questo contesto) “mipiace/nonmipiace”, che, se detti con la coscienza e la convinzione di ciò che si esprime, hanno senz’altro maggior valore di qualsiasi imparaticcia quanto fragile presunta critica.

    P.S. lr, l’informale, se è questo quello che intendi, NON è degli anni ’70; ancora una volta non sai quel che dici, è meglio che abbandoni il CEPU e ti dedichi a un ripasso compulsivo almeno per non sbagliare quelle rare volte che citi qualsiasi cosa al di fuori delle tue frasette copia-incollate e senza sangue.

    • l’anticamera

      Salve Cristiana Curti,
      qui nel frattempo si sono tutti dileguati…

      • Cristiana Curti

        Come volevasi dimostrare. Io, però, attendo speranzosa, qui, sul greto…
        (salve a Lei; davvero interessante ciò che scrisse poco sopra un po’ dovunque)

      • http://buonsens.blogspot.com CoDa

        Io ho risposto ieri ma il commento è ancora in attesa di moderazione

        • http://buonsens.blogspot.com CoDa

          Riposto:
          Bello e interessante il tuo aut aut di chiusura del post che però io vedrei più come un vel vel. Infatti sono possibili entrambe le soluzioni, perchè i “casi” sono diversi.
          Io credo al caso ma non lo pianifico; nel senso che non dico: adesso innesco un processo casuale e vedo il risultato; il mio è più un processo “a cazzo” come dici tu (serendipity come la chiamano altri), cioè se mi capita, per caso appunto, di essere colpito da qualcosa, lo prendo in considerazione. Non voglio però dire che il mio modo di lavorare si fonda solo su questo “caso”, questo è solo uno degli input possibili, non l’unico. E poi quello che mi interessa è l’output.
          Il caso “controllato” come quello che analizzi tu, e in cui rientra anche l’approccio di Becheri, è invece un’altra cosa che, come dici sempre tu, rimanda ad un collaudato modo di lavorare. Per cui se il processo di produzione del lavoro è già consolidato, quello che ci rimane da analizzare, nei termini del “nuovo” che mi interessa, è il risultato. E in Becheri il risultato è un’immagine che rimanda all’astrattismo, all’informale, ha ragione lr. Insomma qualcosa di già visto, che non apre nuovi orizzonti, anche se si può apprezzare (e infatti come ti dicevo guardo con piacere le strisce lasciate dalle lumache/chiocciole o le forme di polvere sotto i divani o ancora la polvere che si illumina quando si incontra col sole o ancora le ragnatele di luoghi abbandonati, ma non mi viene assolutamente in mente di esporli).

        • http://buonsens.blogspot.com CoDa

          Provo a ripostare
          Bello e interessante il tuo aut aut di chiusura del post che però io vedrei più come un vel vel. Infatti sono possibili entrambe le soluzioni, perchè i “casi” sono diversi.
          Io credo al caso ma non lo pianifico; nel senso che non dico: adesso innesco un processo casuale e vedo il risultato; il mio è più un processo “a ca…o” come dici tu (serendipity come la chiamano altri), cioè se mi capita, per caso appunto, di essere colpito da qualcosa, lo prendo in considerazione. Non voglio però dire che il mio modo di lavorare si fonda solo su questo “caso”, questo è solo uno degli input possibili, non l’unico. E poi quello che mi interessa è l’output.
          Il caso “controllato” come quello che analizzi tu, e in cui rientra anche l’approccio di Becheri, è invece un’altra cosa che, come dici sempre tu, rimanda ad un collaudato modo di lavorare. Per cui se il processo di produzione del lavoro è già consolidato, quello che ci rimane da analizzare, nei termini del “nuovo” che mi interessa, è il risultato. E in Becheri il risultato è un’immagine che rimanda all’astrattismo, all’informale, ha ragione lr. Insomma qualcosa di già visto, che non apre nuovi orizzonti, anche se si può apprezzare (e infatti come ti dicevo guardo con piacere le strisce lasciate dalle lumache/chiocciole o le forme di polvere sotto i divani o ancora la polvere che si illumina quando si incontra col sole o ancora le ragnatele di luoghi abbandonati, ma non mi viene assolutamente in mente di esporli).

          • fausto

            nei miei libri prospera tanta polvere e tanti pesciolini d’argento…quasi quasi li propongo ad una galleria alla moda…visto che tutto fa brodo. L’esposizione va giustificata con un saggio critico filosofico in modo tale che si renda l’opera feconda di senso e contenuto. E’ quello che oggi fa il sistema dell’arte addomesticata ed etichettata…

  • Esterrefatta

    Siete matti come cavalli

  • l’anticamera

    Beh caro CoDA ci hai portato sul sentiero di referenza che più ti interessava, ora non resta che vedere le tue opere.
    Tuttavia, alcuni appunti sciolti. Il fascino, dunque, mi confermi è nei tuoi occhi: ora ti piacciono le ragnatele della realtà, chissà che non abbia contribuito il Becheri ad una tua aumentata sensibilità ecologica.
    La somiglianza è una cosa complessa. Spesso viziata da preconcetti, per chiunque, compreso me. Ma credo davvero che le tracce delle lumache e l’energia di Kline abbiano poco a che fare, per chi davanti alla pittura o all’immagine si ferma a guardare. Le tracce del Becheri non hanno l’eroismo del gesto in cui credeva quella generazione, eroismo legittimo per i tempi, ma ora risulterebbe francamente ingenuo. Dov’è l’energia direzionale? L’indicalità ampia degli americani? E poi l’emancipazione dai toni degli americani? Quel colore innaturale? Da nessuna parte… Becheri è un altro discorso proprio e te ne accorgeresti se metti insieme i video (trova lì l’Informale se ci riesci), la scultura, gli oggetti, tutta una pratica che non ha frontiere mediali, che rilancia sempre l’ ap/posta in gioco.
    E dunque, se tu guarderai i divani al posto del Becheri, cosa toccherà fare allo spettatore dei tuoi quadri? Guardare le conformazioni finto-casuali di windows media player mentre scorre un brano? Aspettare sul greto di un fiume che succeda qualcosa di casuale e bellissimo? Che cambia? In natura, sono sicuro, anche il tuo spettatore può trovare ciò che tu cerchi di fare, se la metti in questi termini e se non accetti che l’arte sia un linguaggio che ha una sua storia all’interno del quale, volente o nolente, stai cercando (sottolineo il cercando) di agire.

    • coda

      Innanzitutto grazie per continuare il ns dibattito.
      Per vedere i miei lavori basta che clicchi sul nome del post (il “CoDa” arancio). Sul resto:
      - le ragnatele, le polveri, la bava delle lumache mi piacciono da ben prima che li ho visti nelle opere di eb; li ho sempre apprezzati come dei bei readymade, belli di per sè senza bisogno di estetizzarli tramite fogli bianchi o neri;
      - d’accordo sulla diversità tra eb e Kline; ma il mio riferimento era sì all’informale ma anche all’astratto; certo non avevo in mente Kline, ammetto anche che il mio era un riferimento eccessivamente generico e sono anche d’accordo che il lavoro di eb non può definirsi informale però non mi puoi negare che l’immagine (solo l’immagine che si vede) sia riconducibile ad uno “stile” astratto o informale (vedi alcuni quadri di Twombly o di Dubuffet);
      - non ho invece capito quando dici che “tutta una pratica che non ha frontiere mediali, che rilancia sempre l’ ap/posta in gioco”; che significa?
      - un’ultima cosa, sul tuo richiamare che l’arte è un linguaggio con cui bisogna confrontarsi. Certo è vero ma dovremmo cercare, consapevoli di ciò, di distaccarcene il più possibile (non credo nell’arte fine a se stessa; per es. non sopporto Kosuth e i suoi). Un lavoro per me non ha valore solo rispetto alla storia dell’arte ma soprattutto se è in grado di confrontarsi con il mondo extra-artistico. Ecco ancora una volta che il lavoro di eb se si confronta con quest’ultimo non ne esce granché bene.

      • l’anticamera

        c’è un’ontologia del segno. La questione non è se siano belle in sé, dal mio punto di vista. Ma se come dici tu, sono belle in sé, allora comunque Becheri avrebbe ragione ad indicare allo spettatore questo. Twombly è lontano anni luce, il suo è il segno di una mano che inciampa su un foglio minuto con una matita nella sinistra o afferrata in punta, e magicamente e inspiegabilmente resa su grande scala. Dubuffet solo sporcizia sacrosanta, ma anche qui distantissimo secondo me, poiché se c’è uno sporco in Becheri è accidentale, sedimento, tutt’altro che compiaciuto e ostentato come in Dubuffet. C’è solo una cosa che è incidentale negli anni Cinquanta e che torna in Becheri è una certa essenza del segno, di natura indicale, ma non proprio (ma non voglio complicare) troppo. In pratica questo chiamiamolo segno (sennò non ci capiamo) è nei video, nelle foto, nelle sculture, nei disegni. Nessuno di essi preso a sé somiglia a nulla che c’è stato prima. Li tiene insieme quella che una volta si chiamava poetica, non certo uno stile. E’ proprio perché vedi o cerchi uno stile che non capisci Becheri.
        Ti ripeto l’arte è un linguaggio con una storia. C’è poco da ragionarci sopra caro mio. O lo accetti o sei un naif. Non ho nulla in contrario con i naif, semplicemente li trovo molto più ripetitivi dell’arte che ha invece consapevolezza della storia e che loro stessi hanno la presunzione di indicare come epigonale, copiata, etc… sol perché là vedono un triangolo rosso che gli ricorda i suprematisti, qui vedono un Dovrebbero essere talenti genuini e vicini al popolo e invece ricorrono tutti alle stesse immagini, loro sì pescano abbondantemente dall’informale, con la volontà di esprimere le loro interiorità inondando lo spettatore di biografie non richieste e di sofferenza che è solo falsa coscienza. Insomma son più repertorio i presunti genuini.
        Cosa vuol dire poi confrontarsi col mondo extra-artistico? Chi sarebbe colui che lo fa? Daverio? Sgarbi?
        Penso che il lavoro di Becheri esca benissimo dal confronto con la storia. Puoi trovare tanti riferimenti ma nessuno è pienamente il suo lavoro.

  • http://buonsens.blogspot.com CoDa

    Non penso di non aver capito Becheri, fatta salva quella tua frase che citavo nel post precedente che mi lascia qualche dubbio ma sulla quale non mi hai risposto (“tutta una pratica che non ha frontiere mediali, che rilancia sempre l’ ap/posta in gioco”). Se me la spiegassi…
    Sintetizzando: in termini di processo il suo è un processo casuale controllato almeno per quanto riguarda gli input (chiocciole, polvere…) e questi generano un’immagine, che certo non è precisamente identica a nessun artista astratto o informale o altro precedente (per quello che conosco io) ma non puoi non ammettere che l’immagine risultante si collochi in quel contesto visivo (ripeto l’immagine, solo l’immagine, non tutto ciò che le sta attorno, perchè tu continui a confondere immagine prodotta con il “contorno”). Quindi sia come processo che come risultato finale diciamo che abbiamo qualcosa di riconoscibile, noto ma, te lo posso anche concedere, con lievi differenze. Ora poniamoci un’altra domanda: queste differenze possono ritenersi significative? E qui veniamo all’altra questione del confronto con quanto sia extra-artistico che non sembri aver compreso del tutto. Torniamo all’esempio delle chiocciole. Che cosa fa B di diverso rispetto alle strisce che le chiocciole lasciano normalmente sulla strada? Le fa agire su un foglio nero in modo che il percorso sia più visibile, ma questa differenza non mi fa apprezzare di + le strisce che vedo in giro o la polvere che si deposita (è questo per me il mondo extra-artistico). Le apprezzavo già quindi il suo lavoro a me non da nulla. Posso però essere d’accordo con te che qualcuno che finora non ha apprezzato questo e grazie al lavoro di B lo possa apprezzare. penso però che chiunque conosca un po’ di storia dell’arte e la voglia “applicare” nella propria vita, non lasciandola essere solo uno sterile fenomeno “linguistico”, limitato al mondo dell’arte, abbia capito che tutte le cose che vediamo nel mondo abbiano in qualche modo un valore estetico. Io trovo bella, graziue agli artisti precedenti, anchel’immagine della cacca che mia figlia lascia sul pannolino o i segni che il prezzemolo lascia sul tagliere dopo che è stato spezzettato con la mezzaluna e potrei andare avanti con tanti altri esempi presi dalla vita di tutti i giorni. Ma questo non offre un approccio nuovo di guardare le cose (uso criteri artistici già visti per guardare il mondo in tutte le sue parti), ma così sconfiniamo in quello che secondo me deve essere l’arte oggi e non c’entra più con il lavoro di B (se ti interessano gli sviluppi di questo discorso, guarda il mio blog e possiamo parlarne lì).

  • l’anticamera

    CoDa, scusami ti rispiego la frase per la seconda volta, mi autochioso neanche fossi un grande letterato, ma tant’è, mi costringi:
    “tutta una pratica che non ha frontiere mediali, che rilancia sempre l’ ap/posta in gioco”
    “tutta una pratica”: il processo e le opere che ottiene attraverso questo processo nella sua prassi, Emanuele Becheri dall’inizio del suo percorso conosciuto, circa dieci anni fa ad oggi. Pratica come prassi e come esperienze”
    “che non ha frontiere mediali”: suddetta pratica è priva di confini, limiti, di carattere mediale, ossia non si arresta, non si ferma, non si esaurisce nell’impiego di un solo medium (olio, grafite, marmo, etc…) bensì impiega differenti media (video, fotografia, disegno). Dunque l’analisi che la riferisce all’informale cade per collasso strutturale e per insufficienza di prove, poiché il lavoro di Becheri comprende molti media e non solo quelli visti nelle fotografie qui sopra, che sono insufficienti per capire il lavoro.
    “che rilancia sempre”: ravviso in Becheri un tentativo continuo di non fermarsi al risultato raggiunto con un’opera, ma di rimetterlo in discussione con l’opera successiva. Visto che le conosci faccio una catena: dalle lumache, fa le ragnatele e dalle ragnatele il calco visivo che trovi qui sopra in nero.
    “l’ap/posta in gioco”: gioco di parole vecchio come il cucco, con la barra inclinata che rende ambiguo il significato: “posta in gioco” ossia usare l’azzardo, il caso, rischiare: “ap/posta” fare intenzionalmente qualcosa. E dunque un apparente ossimoro, che si spiega con quanto ti ho ampiamente scritto sul rapporto tra caos e controllo nell’arte del Novecento.
    Può bastare? O devo fare delle slides?

  • l’anticamera

    Caro CoDA, sul tuo blog non parlo. Questa è la sede se ne avrai voglia. Mi interessa questa iniziativa di dialogo dialettico, ora. Non altre.
    Partiamo dall’equivoco culinario: “l’immagine separata dal suo contorno”. Si può separare un’immagine da un contorno? Se credi di sì, siamo su posizioni antitetiche e mi riservo la presunzione di conoscere molto meglio di te le immagini (ammesso che possiamo definirle). Magari mi sbaglierò, chi lo sa, ma è inutile negare che io non lo pensi.
    Un’immagine di una donna, ad esempio, è separabile dal contorno? Se la trovo in un museo, su una pagina pubblicitaria di un profumo, come foto di un articolo in cui si parla di un omicidio, non fa differenza? Secondo me fa differenza. Sono scuole di pensiero diverse, ma diciamo che io -con modestia- mi fido di una scienza delle immagini, di una storia dell’arte che non ho la presunzione di ritenere inutili o un ostacolo al rapporto con l’extra-artistico.

    Sulle chiocciole, sempre per essere didattici, hai mai pensato a che tipo di carta è quella nera dove le chiocciole strisciano ad esempio? Te lo dico perché può fare la differenza. E per leggere un’opera d’arte bisogna saper fare la differenza, altrimenti è un linguaggio muto e quindi va bene tutto: la strada, il piatto di prezzemolo, il blog.
    Pensa che la carta è dentro una tradizione precisa; pensa che è una particolare carta spesso impiegata per fare da sfondo a qualcosa; pensa che quell’assenza di luce non lì a caso.
    Anche qui devo passare alle slides?

  • l’anticamera

    Aspetto la tua risposta e poi farò una considerazione veloce e molto banale sul rapporto fra bellezza e arte

    • http://buonsens.blogspot.com CoDa

      Tutto chiaro, su alcune tue considerazioni (es. immagine e contorrno) sono ovviamente d’accordo con te, e infatti la mia valutazione del lavoro di EB data sopra teneva conto di entrambi (ho valutato sia immagine finale sia il processo); però i tuoi chiarimenti non riescono a spostare il mio giudizio finale che ho dato sopra. Sostanzialmente, e mi scuso della banalità ma certe volte bisogna essere drastici – soprattutto in arte dove i paroloni nascondono spesso il vuoto (non mi rfierisco a te) – la differenza tra noi due è che per te le differenze (scusa il gioco di parole) riscontrabili nel lavoro di EB sono importanti, per me si inseriscono in un solco artistico sostanzialmente già battuto (con tra l’altro un certo bisogno di estetizazione finalizzata alla commercializzazione: perchè ha messo il faldone con polvere sotto teca e non l’ha invece lasciato a modificarsi con ulteriore polvere?) e non riesce quindi a modificare – ricordando la famosa frase di Filliou (cito a memoria: l’arte è quella cosa che rende la vita migliore dell’arte) – la mia vita.
      E’ un principio in cui credo molto. Non penso sia presunzione, solo concretezza.

  • l’anticamera

    Beh innanzitutto la questione, nel dialogo si sta spostando molto: siamo partiti dalle accuse di scimmiottamento e siamo all’accusa di scarto non troppo eccessivo col passato. E qui mi fermerei. Sul mercato, ti dico, che la parola mercato non vuol dire niente in sé per sé. Anche Raffaello lavorava per il Papa, embé? Comunque semmai Becheri si meriterebbe più sostegno economico. Che metta la polvere sotto teca è un atto di archiviazione (pensa al faldone!!!) non è un atto ad libitum. A piacimento come ti piacerebbe invece.
    E dunque, passo alla considerazione promessa (evidentemente sapevo che il dialogo andava a finire lì). Non tutto ciò che è bello è arte, non tutto ciò che è arte è bello. Semplice semplice.
    Sull’arte/vita si aprono valanghe incredibili di epigonismo: già visto, già fatto, già tentato, già tutto. Quindi i credenti non si possono convincere di nulla. E io non sono nessuno per convincerti. Se ci credi ci credi. Ma che quello che dici sia nuovo, innovativo, dirompente, contro il sistema…PER CARITA!!! Ci puoi credere ma non farmi credere ciò che non è avvenuto. Da Dada a Fluxus che oggi sono nei musei come chiunque altro senza aver cambiato il mondo CONCRETAMENTE. (Qui gioco evidentemente con la parola “concretezza” usata da te)

    MI viene un dubbio: ma non è che il connubio arte/vita è un diversivo per parlare di sé stessi? Parlare di sé stessi? L’ossessione di molti artisti.

    Ma in fin dei conti, le parole come sostenevo all’inizio di questa chat.ì, servono a poco. Almeno le mie, le nostre. Come vedi servono a poco se non si va a vedere il lavoro. Poi ti può piacere o non piacere. (GUARDA I VIDEO SE VUOI VEDERE QUALCOSA CHE NON PUOI RICONDURRE ALL’INFORMALE). Quindi, tutte le accuse sulle parole fumose che servono alla critica, trovano qui la dimostrazione di essere condizione necessaria e non sufficiente per comprendere e apprezzare un lavoro (che secondo me, continuo a pensare, non hai approfondito) ma non è un problema ognuno impiega il tempo come meglio crede. però se si critica bisogna conoscere.
    Questo è il mio principio concreto, molto concreto e credo umile, nonostante non sembri.

  • coda

    Hai ragione… Anch’io fermerei il ns confronto su b. visto che gli “scarti” col passato sembrano molto rilevanti x te e non x me. Non vedo possibilità di ulteriori sviluppi.
    Veniamo alla questione mercato. Se Raffaello non avesse dovuto lavorare per il papa forse avrebbe prodotto qualcosa di meglio… Non ne sono sicuro, è un’ipotesi che però non scarterei. Personalmente non sono interessato al mercato ma non sono neanche contro, se questo non mi impone modifiche a quello che voglio fare (come penso succeda invece a eb, fino a prova contraria).Ma tu come fai ad essere sicuro che b. non abbia usato la teca x il faldone o la carta nera x le lumache o le cornici per la carta stropicciata solo per poterli vendere meglio (certo tu ne hai anche giustificato l’utilizzo ma con le parole si può giusitificare tutto)? O sei lui sotto falso nome, come inizio a pensare (ma non è un male anzi avevo chiesto in un post iniziale che b rispondesse), oppure vorrei sapere da dove viene questa certezza.
    La tua frase su arte e bellezza sinceramente è troppo sibillina. Può voler dire tutto o nulla. Me la devi spiegare meglio se vuoi che la commenti.
    Arte/vita: e’ vero l’arte non ha mai cambiato il mondo e non penso lo farà mai (anche se qualcuno dice che hitler è stato un grandissimo artista). Ma io non sono un avanguardista come mi dipingi. L’arte, se lo vuoi, puó solo farti cambiare il tuo modo di vedere il mondo. Arte è altro, ma un tuo altro non necessariamente di tutti. È questo non è poco per me. Se da qui possa scaturire un giorno un cambiamento del mondo per tutti, chi lo sa ma sinceramente non mi interessa. Già faccio fatica io a cambiare idea io, figuriamoci estenderlo a tutta la gente. Però so che il cambiamento di visuale mi fa star bene e quindi potrebbe far star bene tutti. Ma dipende da loro, non da me.
    Ultima questione: vedere le opere per giudicare un lavoro. Se uno non ha mai visto una brillo box dal vero, il vederla gli farebbe cambiare il giudizio su quel lavoro di warhol? O sull’orinatoio di duchamp? Non credo. Certo ci sono lavori che devono essere visti dal vero (x es. I lavori di W. Laib, visto che l’odore è importante). Quelli di b penso che si possano far propri anche via foto. Ma anche qui divergiamo in modo direi assoluto e senza possibili sviluppi, per cui mi fermo.
    Concludo dicendo che non è vero che quessto scambio serva a poco o nulla, serve per confutare le proprie idee, metterle alla prova. e’ dialettico. Anche se si rimane sulle proprie posizioni, qualcosa è cambiato (le mie idee ne escono rafforzate e penso anche le tue). Per cui Grazie

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  • l’anticamera

    Ciao CoDA le informazioni sono scritte e sparse in varie cose che ho letto su Becheri. Premetto che i legami con il passato di cui parli per Eb sono nella norma, come dire, ogni lavoro d’arte li ha. Per cui non è una questione di opinioni diverse è che non è proprio un criterio spesso. Altrimenti sei ingiusto, li usi per lui e non per i tuoi beniamini. Si può parlare di consapevolezza nei confronti del passato, tutto qui. Per poter dire se c’è consapevolezza nei confronti del passato, però, bisogna conoscerlo… tutto qui. E’ inutile stare a dire come in questa chat, ha copiato quello, somiglia a quest’altro, è un epigono, etc… Prima bisogna sapere di cosa si sta parlando. Ora per quello consiglio la visione dei lavori di Becheri e del passato, perché no? Conoscere un po’ quello che è successo nel passato. Altrimenti si sta facendo solo del gossip, della ciarlataneria. Per cui a me va bene che uno dica: io non ho studiato storia dell’arte, mi occupo di attualità e di quello che mi è piaciuto nel passato. Ok, nessun problema. Ma non venga poi a fare lezioni di originalità e di discontinuità col passato. Perché è semplicemente ridicolo. Naif in senso deteriore. E probabilmente fa anche lui cosa già fatte, con la differenza però che neanche lo sa. Il ché mi sembra peggio.

    Tutto quello che scrivi sugli obiettivi, il cambio di visuale etc… è dentro al lavoro di EB. Ripeto, consiglio i video e la visione dal vivo. Sulla questione Brillo Box e Fontaine mi fai gli unici due esempi (o sicuramente i rari) in cui la letteratura ha insistito sulla loro perfetta fusione con il mondo (vedi soprattutto Danto). Ossia sulla loro indistinguibilità con l’oggetto corrispondente. Tuttavia c’è un dibattito enorme su questo e da qui a mettere in ripostiglio la visione per valutare l’arte, ne passa molto. E quello che mi dici, e la scelta del blog parla chiaro: mi parli di visione dal vivo necessaria quando ci sono degli odori, mi parli di un blog pieno di post. Ora nulla in contrario, ma mi sa che la visione non è nelle tue corde, nella tua sensibilità. E’ un’opinione che mi faccio da come scrivi e dalle considerazioni che fai. Mi posso sbagliare, ma già ti ho posto sotto gli occhi molte cose che non avevi notato in EB. Poi non ti piace lo stesso, ok. Ma l’esercizio della visione credo ti faccia bene, almeno se ti interessi di arti visive, sennò c’è anche altro nella vita: letteratura, giornalismo, etc… Il dottore non prescrive nulla, è tutta cultura.

    Le riproduzioni sono dei mezzi non quello che rappresentano. Tutto sembra indifferente nel mondo che descrivi: oggetto/arte/foto. Poco importa come lo si incontra. Ma la vita è l’arte dell’incontro. Bisogna aprirsi ed essere predisposti. QUesta per me è una rivoluzione, il resto è parlar di se stessi perché si è poco ascoltati nella realtà, oppure mettere davanti la propria idea di arte alle opere. Io nel mio piccolo ho una presunzione: non c’è un arte senza le opere, oltre che senza le persone.

  • l’anticamera

    Ti ringrazio per il complimento che ti è scappato ad Emanuele Becheri, tutto sommato così stupido non lo reputi identificandolo con lo scrivente….

  • l’anticamera

    Scusami dimenticavo la questione mercato che è davvero un classico e tendo a rimuoverla perché non ne posso più.
    Per capire se uno segue il mercato a) deve conoscere l’intenzionalità profonda dell’autore b) deve conoscere il mercato

    Sulla a) si può fare con chiunque, anche con Joseph Beuys che non moriva certo di fame. Dunque il problema sarebbe solo questo se la metti così: ci sono artisti che seguono il mercato ed artisti che riescono a imporre il mercato. Io dico che il mercato lo fanno specialmente altri operatori e facciamocelo spiegare da loro. Perché nella testa dell’artista non ci si entra. E ti ripeto: quale sarebbe la tendenza di mercato che Emanuele sta seguendo? Il fantomatico New Archaic? che fra tre mesi il nuovo numero di Flash Art sostituirà con altre etichette, mentre EB continua sulla sua ricerca?
    b) se conosci il mercato, bene. Spiegamelo perché io non lo capisco così bene