Un Cubo, molte storie

Catturare paesaggi, confondersi negli stessi e crearne di nuovi. È questa la natura metafisica di Cubodentro, dove il limite tra il naturale e l’artificiale è al tempo stesso fuso e scisso. Un limite impercettibile ma esistente, che dà senso all’opera e che soprattutto rende utile l’arte. Torniamo a Dolomiti Contemporanee, per una mostra che termina il 9 settembre.

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Christian Martinelli e Andrea Salvà – Cubodentro – Valle di San Lucano, Taibon, 2012 – photo Giacomo De Donà

Pensare all’elemento naturale unitamente alla materia artificiale genera un’idea di contaminazione, spesso nell’accezione negativa del termine. Il collettivo Cubestories, formato da Christian Martinelli, Andrea Salvà e Andrea Pizzini, smentisce questa affermazione con Cubodentro. Un cubo di imponenti dimensioni, composto da superfici riflettenti, che si pone discretamente nel paesaggio naturale.
L’intelligenza di questa installazione sta nel catturare immagini dell’ambiente circostante grazie alle pareti specchianti, che contemporaneamente permettono l’assorbimento della struttura cubica da parte del paesaggio. Tutto ruota attorno a un gioco di mimetismo e di riproduzione delle immagini.

Questa scultura specchiante, che è anche e soprattutto una macchina fotografica dotata di una lente Nikon da 18 chili, viene concepita per spazi aperti, dove raccogliere storie da raccontare attraverso immagini di grandi dimensioni e soprattutto ad altissima risoluzione. Per la collaborazione con Dolomiti Contemporanee, prima di chiudere il Cubo all’interno di uno spazio industriale confinato, Martinelli ha esplorato il territorio di Taibon e dei magnifici dintorni montani, portando con sé la sua installazione e fermandosi a rimontarla nei luoghi di maggiore interesse, in particolare la stretta e selvaggia Valle di San Lucano, da cui emerge la Parete Nord del Monte Agner.
Così sono state scattate le foto che compongono la mostra fotografica di Cubodentro che, nel processo di sviluppo, sono state rovesciate e modificate per raggiungere una maggiore astrazione del paesaggio, che si riconnota nel nuovo spazio in cui il cubo si installa.

Christian Martinelli e Andrea Salvà – Cubodentro – Blocco Taibon, 2012 – photo Giacomo De Donà

Cubodentro si pone come opera dinamica e generosa per questa sua fondamentale caratteristica di prendere e al contempo offrire senza invadere l’ambiente e conducendo l’uomo attraverso una miscelazione di paesaggi esistenti in nuovi paesaggi distorti, immaginifici, unici e universali.

Carlotta Viani

Taibon Agordino // fino al 9 settembre 2012
CubestoriesCubodentro
a cura di Gianluca D’Incà Levis
FABBRICA EX VISIBILIA
Località Campagna 1
0437 62221
[email protected]
www.dolomiticontemporanee.net

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