Emmanuele Emanuele sbatte la porta: via dalla presidenza dell’azienda Palaexpò. Alemanno paga il naufragio del progetto di privatizzazione?


Il sindaco di Roma Gianni Alemanno con Emmanuele Emanuele (foto Dagospia)

Sembrava la più classica delle interpretazioni di “al lupo, al lupo”: tante volte le aveva minacciate, da almeno un anno a questa parte, che ormai nessuno più ci faceva troppo caso. E invece all’improvviso, con la classe politica e amministrativa romana già con un piede verso Fregene o Capalbio, sono arrivate, le dimissioni: Emmanuele Emanuele lascia la presidenza dell’azienda speciale Palaexpò. Ufficialmente senza motivazioni concrete, se non generica “stanchezza”: ma in realtà chi segua le cronache con attenzione alle dinamiche politico-culturali capitoline sa bene che il divorzio dall’incarico, ricoperto – assieme a tanti altri, in primis quello di presidente della Fondazione Roma – dal 2009, era stato tante volte annunciato, si potrebbe dire brandito quasi come un’arma nelle battaglie che pare corrano più o meno sottotraccia.
La stampa nei mesi scorsi ha più volte messo in prima posizione l’eventualità – al momento, pare, accantonata – di una privatizzazione dell’azienda, che com’è noto gestisce nella Capitale gli spazi del Palazzo delle Esposizioni, delle scuderie del Quirinale e della Casa del Jazz. E, guarda caso, in prima fila per “ereditare” – si parlava di dieci anni – la gestione delle importanti strutture, c’è sempre stata proprio la Fondazione Roma, primo sponsor privato della società con 4 milioni di euro all’anno. Ma fra rimpasti di giunta e agguerrita sorveglianza delle opposizioni, la cosa non è mai andata in porto: ora, le dimissioni di Emanuele saranno viste da più di qualcuno come conseguenza del naufragio dell’operazione.
Un’azienda – Palaexpò – forse troppo ben gestita e impermeabile a pastette e parentopoli varie (assai care all’attuale amministrazione) per risultare simpatica. Non a caso questa estate la carenza di finanziamenti costringe Palazzo e Scuderie a starsene chiusi, in barba alle decine di migliaia di turisti e ai romani che restano in città. Per ora, tuttavia, l’accordo per la sponsorizzazione pare confermato, almeno fino al 2013: ma poi? La Fondazione ci starà ancora a fare da finanziatore silenzioso?

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