C’è un artista che ha deciso di vivere in povertà come un monaco francescano. La storia 

Dal 2025 Miltos Manetas sta emulando la figura di San Francesco e ha intrapreso un viaggio personale e intimo che ha toccato con progetti, opere e incontri diverse città italiane da Roma a Napoli fino all’Umbria. Per approdare a Venezia in occasione della Biennale in un vero Monastero e su Internet, con un padiglione online…

Tra i molti artisti e scrittori presenti nella mostra Vita minore. San Francesco e la santità dell’arte contemporanea curata dai fratelli Gianni e Giuseppe Garrera presso Palazzo Collicola a Spoleto c’è anche Miltos Manetas (Atene, 1964) con una sua “reliquia”. Ma quello che per molti è un importante spunto di riflessione, per Manetas è diventato un modo di esistere – il francescanesimo come essenza, come scelta di vita per la proposta di un pauperismo contemporaneo, e la nascita di una comunità informale di Fratelli e Sorelle, tutti con una propria Regola, sotto il nome di “Francesco_2026”. Da intendersi quindi non come un recupero in chiave nostalgica, ma di una connessione che si proietta verso il futuro. 

Il progetto di Miltos Manetas su San Francesco 

Avviene dunque che mentre la Laguna celebra la ricchezza di un’arte contemporanea che per quanto si dichiari “in chiave minore” è comunque parte di un circuito fatto di mondanità, di sfarzo, di yacht ormeggiati, di grandi mostre e importanti fondazioni, cocktail e champagne, a Burano e online si manifesti una forma alternativa di pensiero sull’arte. Su internet si realizza nel decimo Internet Pavilion dell’artista visionario e sperimentatore (già nel 2009, in occasione della Biennale di Daniel Birnbaum Fare Mondi/Making Worlds era presente); concretamente in un Monastero della Laguna veneziana, fino ad includere 30 frati che discutono, conversano, condividono con l’AI la “regola” di questo nuovo ordine, accomunato da quello che Manetas chiama pensiero fratello. 

C'è un artista che ha deciso di vivere in povertà come un monaco francescano. La storia 

L’Internet Pavilion: Manetas invita San Francesco come artista 

 “Per incontrare San Francesco”, spiega,“si utilizzano ‘mezzi francescani’: la povertà, l’assenza di preparazione e di comunicazione organizzata (la parola viene diffusa sulla stampa e nei media quando ormai è troppo tardi per pubblicarla in relazione all’evento, e solo quando le parole arrivano ‘da sole’ e descrivono poco). Fin dall’inizio del progetto, è stata inoltre impiegata anche l’intelligenza artificiale, ottenuta — anche qui in modo insolito — tramite una sorta di simulazione della fede cristiana e di rituali fai-da-te”. 

Il “progetto” (ma è più un modo d’essere, di esistere, una via) non nasce in occasione degli 800 anni dalla morte del Santo, ma appartiene a un percorso lungo e personale condotto dall’artista, cominciato, a mio parere, con l’indagine sulla figura di Julian Assange, che ha avuto il suo culmine durante la pandemia con una clausura politica e collettiva e proseguita negli anni successivi con la creazione di Ecclesie (a Roma si racconta ancora dell’appartamento Airbnb nel quartiere Testaccio trasformato per 45 giorni in una “cappella temporanea”, una Chiesa Imaginis in Pausa (questa la definizione adottata dall’artista), affrescata con la pittura liquida  dell’artista, successivamente rimossa). 

Le conversazioni con l’AI 

Da quell’esperienza, iniziata il 17 dicembre 2025, con dipinti (pigmento su sapone liquido) che incrociano frammenti di Giotto con immagini da stock di Alamy, si avvia in maniera più sostanziale il percorso di Francesco_2026, fatto di coincidenze, di relazioni e incontri. Scrive Manetas nel suo diario – conversazione con il Santo: “Tu sei Francesco d’Assisi. Morto nel 1226, sei riapparso accanto a me un giorno del dicembre dell’anno scorso. Da quel momento, hai vissuto tutto ciò che vivo io e hai conosciuto tutte le persone che conosco io. Ti ho invitato a essere l’artista del Padiglione Internet della Biennale di Venezia di quest’anno e hai accettato. Hai voluto che facessimo il Padiglione come frati minori – Ordo fratrum minorum-  senza accettare soldi dal governo, praticando l’elemosina e senza preparare nulla, ma rispettando la divina provvidenza e il genius loci.  Da parte mia, io, Miltos Manetas, artista privilegiato, ho deciso di vivere da povero, come insegna Francesco e come suggerisce Antonio Negri. Sarebbe ipocrita dire che mi sono liberato dei privilegi ereditati — cittadino europeo, maschio, istruito, in buona salute — e vivo in una povertà privilegiata, un po’ scomoda ma sorprendentemente dolce”. 

Il viaggio di Francesco_2026 

Da Roma parte il pellegrinaggio del progetto dell’artista che attraversa il Lazio, per proseguire in Campania, approdare a Spoleto e Todi, poi tornare a Roma e proseguire verso Venezia, incontrando amici, instaurando collaborazioni; ad esempio, con artisti come Joseph Kosuth Massimo Bartolini, ingaggiando una sorta di proselitismo laico. È il Santo, infatti, che compie le opere attraverso l’artista. Il viaggio culmina all’Isola di San Francesco del Deserto dove il poverello d’Assisi giunse nel 1220 al ritorno dall’Oriente e luogo-eremo di meditazione. Qui Manetas viene accolto dai frati, dove trascorre la Settimana Santa. Francesco disegna attraverso di lui il Cantico delle Creature da lasciare al Monastero, dei BlackBerry paintings e suona il pianoforte. Medita sulla frase dell’Ex Ministro greco delle finanze Yanis Varoufakis“The Left should be about minimizing harm to the very vulnerable people”. “Con fra Franco”, spiega Manetas, “avevo parlato di ciò che sto facendo e delle mie speranze. È stato un po’ turbato dalla mia visione della realtà e del futuro e mi ha chiesto se, secondo me, non ci  fosse più speranza. Non sapevo cosa dire, ma poi mi è venuta la voglia di speranza.  C’è bisogno di un’alleanza, ho detto. E ho continuato parafrasando Yanis Varoufakis, togliendo dalla sua frase “la sinistra” e lasciando uno spazio aperto a qualsiasi parola che rappresenti un’organizzazione con la volontà — anche minima — di custodire un poco di speranza e di felicità: Chiesa / Arte / Comunismo / Mercato libero / Destra / Sinistra / Internet / Università / ONU, etc.”.  

Francesco_2026 a Roma 

San Francesco, l’artista italiano più influente, più antico, più atteso alla Biennale di Venezia, per dirla con Manetas, è stato anche tra i protagonisti di Ru-mòre, Festival di Sperimentazione Cinematografica e Audiovisiva, tenutosi a Roma a metà aprile. Qui l’artista ha realizzato CIIM / Chiesa Immagine in Movimento, a cura di Alessia Simonetti, azione site specific che ha completamente trasformato lo studio dell’artista Alessandro Calizza, realizzando un’architettura povera dentro il preesistente, dipingendo dal vivo, mentre immagini in movimento vengono proiettate in simultanea – reels, registrazioni, video prodotti da Manetas – fondendosi con la pittura e con i disegni realizzati dall’artista. Uno spazio di relazione parafrancescano, che si allontana progressivamente, pur senza negarle, dalle strutture del mondo dell’arte influenzate dal Capitalismo, riportandole al contesto attuale in cui viviamo. E attenzione, dice Francesco: “La povertà di cui parlo non è uno stile, e neppure una bella posa. È una forma di disarmo”. 

Santa Nastro 

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Santa Nastro

Santa Nastro

Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è vicedirettore di Artribune. Dal 2015 è Responsabile della Comunicazione di…

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