Val Brembana: non solo sport e formaggi, ma Liberty, ritratti ritrovati e case museo uniche

Due famiglie, una fondatrice dei servizi postali europei, l’altra di industriali-collezionisti, guidano questo reportage tra val Brembana e Bergamo

La Val Brembana si estende lungo il fiume Brembo da Bergamo al confine con la Valtellina, e abbonda di tentazioni gastronomiche e sportive, antiche strade come Priula e Mercatorum, cave e miniere, case-museo originali, come quelle di Arlecchino a Oneta e dei Tasso a Cornello. Alcune esperienze ne racchiudono lo spessore storico, dalla storia postale a quella termale.

La Manifattura di Val Brembana

La valle sperimentò uno stravolgimento nell’intero Novecento grazie alla Manifattura di Val Brembana, industria tessile fondata dalla famiglia Polli. Vittorio Polli, a Zogno, allestì il Museo etnografico della Valle. Qui, oltre 2500 reperti raccontano i mestieri di montagna e la vita prima dell’industrializzazione, con pezzi speciali, come un mantice a grandezza uomo e un’infinita collezione di candelabri.

Bretto, Chiesa di San Ludovico, catino absidale
Bretto, Chiesa di San Ludovico, catino absidale

I Tasso di Torquato e i corrieri più ricercati d’Europa

Che la storia postale sia documentata nel medievale Cornello dei Tasso non è così noto. È il luogo d’origine della famiglia Tasso, che annovera Bernardo e Torquato tra i suoi discendenti, ma anche i più efficienti “mastri generali delle poste”, che per primi lavorarono per la Serenissima, il Papato, il Ducato di Milano e l’impero Asburgico. L’intricata dinastia dei Thurn-und-Taxis e il segreto del suo incomparabile successo sono narrati nel Museo dei Tasso e della storia postale, che merita una visita. Ha a che fare con i committenti Tasso anche la Chiesa di San Ludovico al Bretto, davanti al monte Cancervo, consacrata a Ludovico di Tolosa, “vescovo francescano spirituale”, figlio di Carlo II d’Angiò.
Qui la parrocchia si è pagata la ristrutturazione nel 2007, e togliendo gli elementi lignei nel presbiterio ha potuto far restaurare gli affreschi più antichi: una crocefissione con la Maddalena, la Madonna, un santo in trono, sulla destra San Sebastiano, la Madonna che allatta e San Bartolomeo, il tutto recentemente attribuito alla bottega dei Baschenis. Storico ritrovamento: un ritratto di Torquato Tasso sulla parete sinistra, che riprende l’unico dipinto dal vero dallo Zuccari, oggi in collezione privata. Con tutta probabilità, commissionato dal canonico Luigi Tasso al momento dell’ampliamento della chiesa nel Seicento.

San Pellegrino Terme, Casinò, vista
San Pellegrino Terme, Casinò, vista

San Pellegrino Terme, la Vichy d’Italia

A San Pellegrino, patria dell’omonima acqua minerale, le cure termali sono una pratica antica, esplosa con la joie de vivre della Belle Époque. Allo stabilimento dei bagni e il portico della fonte costruiti nel 1901, si aggiunsero il Grand Hotel nel 1904, che ospitò la Regina Margherita di Savoia, compositori, poeti, politici e vip, e il Casinò o Grand Kursaal nel 1907. Nella “Vichy d’Italia” trasformata dall’architetto Romolo Squadrelli, “passava alle acque la società benestante, che si dedicava – secondo le cronache del tempo – a trente-quarante, macao o alle roulettes, giochi proibiti dalla legge, finché il casinò non chiuse i battenti.

Dalla Clinica Quarenghi, al monumento ai caduti, alla funicolare, dal Portico Colleoni al Grand Hotel e al Casinò oggi QC Terme, le principali strutture sono testimonianze del Liberty italiano.
I due giganti dirimpettai erano stati progettati per parlarsi: il Grand Hotel, ispirato ai castelli francesi, lungo 128 metri e alto 48, e il Casinò, un tripudio di marmo rosso di Verona, ebano, ferro battuto, stucchi e affreschi, dove giardino, androne e scale sono visitabili, il teatro (si spera in una riapertura) e le altre sale sono riservate ai clienti dei servizi termali.

Perle nascoste a Bergamo

Certo, in val Brembana potrete anche perdervi lungo la via dei formaggi, ma vi consigliamo di ritrovarvi e spostarvi a Bergamo. Dove vi attende la Casa Museo Polli Stoppani, in Via San Giacomo 9, nota come Casa Alborghetti, riformata nel Settecento e appoggiata sulla nuda roccia della Città Alta. È sede della Fondazione Vittorio Polli ed Anna Maria Stoppani, orientata a filantropia e promozione della cultura, che sostiene anche il già citato Museo della Valle. La visita, nelle giornate di apertura, comprende la Casa Museo con pinacoteca (opere dal XIV Secolo al XX Secolo), la biblioteca musicale dei Maestri De Sabata e Ceccato, l’archivio epistolare del Maestro Gianandrea Gavazzeni. Sorprendenti il cortile quattro-cinquecentesco con portico su tre lati e nicchione sulla parete a monte, gli affreschi del XVI Secolo del bergamasco Domenico Ghislandi, le sale “dei legni” e “olandese”, la “Vestizione della dama” di Francesco Hayez, la Wunderkammer con pezzi unici e cineserie collezionate dai coniugi, da un coccodrillo impagliato ai prototipi di Fortunato Depero.  Vi innamorerete, infine, del giardino superiore, con vista romantica su Bergamo e dintorni, sognando di tornarci.

Sara Bonfili

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Sara Bonfili

Sara Bonfili

Sara Bonfili è giornalista pubblicista e PhD in “Filologia e interpretazione del testi letterari e loro tradizioni culturali” all’Università di Macerata, dove è cultore della materia. Lavora come freelance, dedicandosi a temi culturali sul suo blog Travelkeller. È stata addetto…

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