Capitale italiana della Cultura 2028. A Roma i progetti delle dieci città finaliste
La corsa per la designazione della Capitale italiana della Cultura 2028 entra nel vivo, con le audizioni delle dieci città finaliste al Ministero della Cultura. Ecco i dossier delle candidate: la proclamazione il 27 marzo 2026
Con L’Aquila città in carica del 2026 e Pordenone prossima a cimentarsi con l’opportunità (che è anche una sfida) nel 2027, i giochi per la designazione della Capitale italiana della Cultura 2028 entrano nel vivo. Il titolo sarà assegnato il prossimo 27 marzo, ma intanto al Ministero della Cultura sfilano le dieci candidate finaliste per la consueta sessione di audizioni pubbliche (e trasmesse in diretta streaming).
Le città finaliste per il titolo di Capitale italiana della Cultura 2028
In Sala Spadolini, ciascuna delle città in lizza è chiamata a presentare il dossier che potrebbe valere la vittoria, davanti a una giuria di esperti. Si tratta, comunica il MiC, di “un momento decisivo nel percorso di selezione della vincitrice, offrendo a ciascuna città partecipante l’opportunità di presentare il proprio dossier di candidatura, illustrandone la visione strategica e rispondendo alle questioni che saranno poste dai giurati”. A contendersi il titolo sono le città di Anagni, Ancona, Catania, Colle di Val d’Elsa, Forlì, Gravina in Puglia, Massa, Mirabella Eclano, Sarzana e Tarquinia, con una distribuzione geografica che si concentra principalmente nel Centro Sud Italia (le candidate più a nord sono Forlì e Sarzana). La vincitrice beneficerà di un finanziamento di un milione di euro per realizzare le iniziative previste e incluse nel dossier di candidatura.
Il Lazio presente con due candidate finaliste
Per il Lazio, sono due le rappresentanti in corsa. Anagni, centro della Ciociaria noto per aver dato i natali a diversi pontefici del passato e a lungo residenza papale, si presenta in formazione compatta con le città Erniche (Alatri, Ferentino e Veroli, nel territorio caratterizzato dalla presenza dei Monti Ernici), nel ruolo di capofila di un’alleanza che punta, tra le altre cose, a recuperare il patrimonio culturale locale, a partire dalla rigenerazione urbana degli immobili pubblici. Il dossier Hernica Saxa. Dove la Storia lega, la Cultura unisce scommette sulle specificità archeologiche, storiche, geologiche ed enogastronomiche del territorio. E già può vantare un ambasciatore noto, lo scultore Jago, nato a Frosinone, che ad Anagni avrà presto uno spazio – la chiesa sconsacrata di Sant’Antonio Abate – per realizzare un nuovo Jago Museum sul modello di quello già creato a Napoli. Si punta, poi, sulla valorizzazione del patrimonio archeologico – come il Circo Marittimo dei Popoli Ernici – e del sistema di mura megalitiche più importante d’Europa. Ma un ruolo importante avrebbero anche le dimore storiche, i monasteri e i cammini religiosi che attraversano l’area. Per un progetto di “rinascenza” culturale capace di attrarre turismo destagionalizzato, favorire uno sviluppo economico responsabile e creare opportunità per le nuove generazioni.
Anche la città etrusca di Tarquinia, nell’Alto Lazio, si fa capofila di un sistema di Comuni che rappresentano un territorio di oltre 1.300 chilometri quadrati tra Roma e Viterbo e una comunità di 250.000 abitanti. Coordinato da Lorenza Fruci, il dossier La cultura in volo si avvale anche di un piano di opere pubbliche ambizioso (53 milioni di euro di investimenti da parte dei Comuni coinvolti), scegliendo di seguire la filosofia degli etruschi di progettare nel rispetto del paesaggio. Quattro sono i cluster tematici che evocano il volo divinatorio degli uccelli: Scene in movimento, Trame di sapere, Orizzonti che camminano e Tradizioni narranti.
I dossier delle altre candidate a Capitale Italiana della Cultura 2028. Le città del Sud
Dalla Sicilia arriva il dossier di Catania Continua, un progetto che guarda al futuro partendo dal patrimonio storico del capoluogo etneo e del suo territorio. Anche in questo caso, accanto al programma di iniziative ed eventi, gioca un ruolo centrale il processo di rigenerazione urbana e infrastrutturale che si vorrebbe attivare per propiziare un modello di sviluppo più efficace per il sistema culturale e turistico del territorio. Muovendosi in più direzioni: In Alto, a fondo, verso la Muntagna (l’Etna che ha plasmato l’identità locale); Lontano, guardando al mare e al Mediterraneo; Dentro se stessa, per ripensare la città come laboratorio di futuro. In questo contesto, il 70% delle proposte inserite nel dossier nasce dal territorio, grazie al contributo di circa 100 realtà tra istituzioni, associazioni, università, enti di ricerca e imprese.
Risalendo la Penisola, Gravina in Puglia propone il dossier Radici nel futuro, attraverso le parole del presidente della Regione Antonio Decaro, presente all’audizione. La parola chiave del progetto è accoglienza e coinvolge tutto il territorio dell’Alta Murgia grazie alla partecipazione di enti, istituzioni, fondazioni, associazioni e imprese.
Mirabella Eclano, centro dell’Irpinia, si presenta all’audizione con il dossier L’Appia dei popoli, sotto la direzione artistica di Francesco Cascino. Il progetto tiene insieme arte, musica, teatro, danza, cinema, fotografia e sperimentazioni sonore per proporre un modello di valorizzazione culturale che si nutre dell’identità dei territori interni (sull’esempio di quanto proposto dall’Aquila quest’anno). Mirabella Eclano custodisce i resti dell’antica Aeclanum, città principale della popolazione degli Hirpini, che da qui controllavano l’Appia Regina Viarum; dunque il dossier punta su una nuova alleanza tra le comunità irpine che condividono il passaggio (e la storia) dell’antico asse viario.

La Toscana con due città candidate: Colle Val d’Elsa e Massa
La Toscana, come il Lazio, presenta due candidate. Colle 28. Per tutti, dappertutto è il progetto di Colle Val d’Elsa. Con la direzione artistica di Giordano Bruno Guerri, il centro senese – che ha dato i natali ad Arnalfo di Cambio – propone la visione di una cultura come bene comune, diffuso e quotidiano, con un programma che coinvolge piazze, parchi, scuole, i territori lungo il fiume Elsa e gli spazi rigenerati come l’Agorà della Cultura. L’obiettivo è mostrare come una città di dimensioni contenute possa diventare modello di innovazione culturale, di welfare diffuso e di rigenerazione sociale. La Luna, la Pietra è il titolo del dossier che precisa la candidatura di Massa, dove la luna “è creatività e futuro”, la pietra “è memoria”. Da un lato, dunque, progetti e iniziative culturali che si nutrono della contemporaneità; dall’altro i cantieri di restauro e gli interventi di riqualificazione (già programmati o in fase avanzata di progettazione, per un valore complessivo di 80 milioni di euro da investire entro il 2030) nei luoghi che raccontano la storia della città, che nel 2028 celebrerà anche i trecento anni dalla nascita del compositore Pietro Alessandro Guglielmi.

I dossier di Ancona, Forlì e Sarzana
Con Ancona. Questo adesso (espressione tratta da un brano del poeta anconetano Francesco Scarabicchi), il capoluogo marchigiano mette al centro il mare, perché “Ancona è cresciuta dentro un sistema di rotte e va guardata dal mare per capirla“, spiega la curatrice del dossier Anghela Alò. Quattro sono i punti cardine del progetto: Questo mare, Via maestra, Adesso parco e Mare culturale. Con il progetto di istituire il museo della civiltà del mare Adriatico, ma anche di favorire il consolidamento della rete museale urbana nel cuore della città storica, e poi valorizzare il Parco del Conero. Molte anche le iniziative di produzione contemporanea che daranno spazio ai linguaggi artistici sperimentali. Forlì si presenta forte dei cantieri di rigenerazione già avviati, dall’ex Gil al complesso del San Domenico, da Palazzo del Merenda all’ex Eridania, fino al progetto di riqualificazione della Ripa e alla riapertura dei Mosaici del Volo nell’ex Collegio Aeronautico. I sentieri della bellezza è il titolo del dossier: dodici percorsi tematici (più uno) per restituire la complessità e la ricchezza del territorio forlivese.
La candidatura di Sarzana, sostenuta dall’intero sistema regionale ligure e portata avanti da Umberto Croppi con la direzione artistica di Paolo Giulierini ed Elena Granata, è introdotta dal video prodotto dalla Genova Liguria film commission. Alla realizzazione del dossier (L’impavida. Sarzana crocevia del futuro) hanno partecipato le principali istituzioni culturali liguri, dalla fondazione Palazzo Ducale al Teatro Nazionale di Genova, e i territori che vanno dalla Spezia al Golfo dei Poeti fino a Ventimiglia, a conferma di un sistema culturale coeso. Le iniziative coinvolgeranno, infatti, un’area molto estesa, ampliandosi ai Comuni del Golfo dei Poeti, delle valli del Magra e del Vara, coinvolgendo teatri, musei, aree archeologiche, fortezze e spazi produttivi. Anche la cittadina ligure si propone come soluzione concreta alla dicotomia tra grandi metropoli e provincia: il progetto impavida dimostra come una città media possa diventare un hub di innovazione culturale, superando la marginalità geografica attraverso la qualità della proposta.
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