Un festival fuori dagli schemi. A Parma

La primavera si apre all’insegna della creatività sul territorio parmigiano. Dal 1° al 3 aprile, nell’ambito del Festival Parma360, la rassegna “The Strange Days” offrirà nuovi e originali punti di vista sul contesto emiliano contemporaneo, animando la città con una serie di eventi non convenzionali. Allestito negli spazi dell’ex-Manzini, ora WoPa Temporary, il festival sarà un omaggio alle tendenze iper-creative e kitsch di oggi, lette in chiave ironica e consapevole. Ne abbiamo parlato con la curatrice, Federica Bianconi.

The Strange Days - Versus
The Strange Days - Versus

The Strange Days è un progetto ampio e versatile che, allo stesso tempo, si presenta con una forte personalità. Qual è la genesi di quest’avventura?
L’idea di TSD nasce da un gran gesto: un libro di Gillo Dorfles ricevuto in regalo. Il titolo nasce da un disco dei Doors, ribadito da un film di Kathryn Bigelow. Il resto non è venuto da sé ma da una serie di scontri/incontri con professori, manager, mostri nerd, architetti, artisti… Il match decisivo è stato introdotto da Paola Manfrin. Con lei si è raggiunta la citazione dei fratelli Eames: “Take your pleasure seriously”.
TSD è l’altra faccia della vanità, dello sfarzo, dello snobismo, del kitsch (chic). TSD si rivolge a Parma e coinvolge tutti, ma non tutti lo sanno. Ogni anno nei dintorni di Parma succedono piccoli terremoti creativi come Squinterno Festival e Tutti matti per Colorno.

In cosa consiste il festival?
TSD è tre giorni di creatività dirompente, irregolare, fuori dal coro. I suoi colori sono il giallo, ma soprattutto il fucsia. Le parole chiave: “Lo Voglio Fare”. Il sapore: mixers cherry cola. Il suo mito è Strategie di Maurizio Cattelan, che partecipa, ma non so se lo sa.

The Strange Days - The Golden Fish
The Strange Days – Nicola Gobbetto, The Golden Fish

Tre giorni di iniziative, incontri, esposizioni, performance teatrali, una sfida ai codici d’intrattenimento e un omaggio alla follia. È come se stessi invitando tutti a osare, ad acquisire metodi per farlo ogni giorno, per riuscire così a spingersi oltre anche durante la vita quotidiana…
Le prime due parole scritte nella stesura del concept sono: “Lasciatevi andare”. È un progetto molto serio che chiede di osare, di abbandonarsi (non troppo) a quella che è la parte anche più creativa che c’è in ciascuno di noi. Per quanto riguarda la vita quotidiana, preferirei non interferire. Meglio spingersi oltre solo tre sere a WoPa.

Un modo per capire com’è cambiato il gusto oggigiorno…
Citando Gillo Dorfles: ha definitivamente trionfato il kitsch? “Oggi quasi tutto è kitsch, al punto che è sempre più difficile individuarlo e separarlo”. È scomparso il bello? “È solo cambiato il gusto”. Il gusto oscilla? “Il gusto oscilla sempre. Una volta c’era un gusto popolare ed elitario. Oggi c’è solo un gusto ed è il gusto diffuso”.

The Strange Days - Versus
The Strange Days – Versus

Pensi che Parma possa ambire a un ruolo all’interno del panorama artistico contemporaneo?
“We shall go on playing. Or find a new town. Yeah”. Passo (io ancora non so se ci sto, ma potrei suggerirti nomi a cui chiedere).

Siamo nel padiglione Manzini, ex fabbrica metalmeccanica e poi ex-CSAC. Luogo dalla storia recente ma lunga, che ha attraversato un momento d’incertezza fino a quando l’Ordine degli Architetti non gli ha ridato vita e un diverso scopo e ora è WoPa, ovvero Workout Pasubio. Un luogo significativo per la cultura parmigiana.
Oggi WoPa funziona molto bene perché esiste l’Associazione Workout Pasubio. Chi sceglie di utilizzare gli spazi dell’ex complesso industriale è chiamato a fare una scelta coraggiosa, sostenibile ed etica; la mancanza di fronzoli viene ampiamente ripagata dall’opportunità di abitare per un breve periodo un luogo di grande fascino e di partecipare a un progetto che ha come finalità ultima quella della rigenerazione urbana dell’area e della città. Anche TSD ha scelto WoPa, o meglio si sono scelti a vicenda.

Domenico Russo

www.parma360festival.it/mostra-the-strange-days/

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Domenico Russo
Domenico Russo è laureato in Beni Artistici, Teatrali, Cinematografici e dei Nuovi Media presso l’Università di Parma. Ha collaborato con il Teatro Lenz e con la Fondazione Magnani Rocca. È impegnato come curatore in una ricerca che lo spinge alla continua scoperta dei linguaggi emergenti dell’arte contemporanea.