Museo Egizio di Torino, il più virtuoso d’Italia. 4 anni di successi amministrativi e culturali

Ecco come si gestisce un museo: la nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione della Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino è l’occasione per fare un bilancio (ultra positivo) degli ultimi 4 anni

Il Nilo a Pompei. Visioni d’Egitto nel mondo romano - Museo Egizio, Torino (9)
Il Nilo a Pompei. Visioni d’Egitto nel mondo romano - Museo Egizio, Torino

Ordinaria burocrazia, come appunto l’annuncio della nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione della Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino (riconfermata alla presidenza Evelina Christillin), può diventare l’occasione per evidenziare i meriti di un’istituzione che, dalla sua nascita nel dicembre 2005, non sbaglia un colpo, con un’impennata positiva negli ultimi quattro anni, due dei quali sotto la nuova direzione di Christian Greco. Il più classico dei case history. Nel quadriennio 2012-2016, il Museo Egizio ha, infatti, raggiunto una percentuale media di autofinanziamento pari al 91,25%, con un picco di risultato nel 2015, primo anno di rinnovamento, del 112,95% che ha consentito la creazione di quattro fondi vincolati per un valore complessivo di 800mila euro, grazie ai quali si è resa possibile una pianificazione chiara e garantita nell’ambito di altrettanti obiettivi strategici: Open Data, rinnovamento Galleria dei Re, Sicurezza ed Egizio 2024, anno in cui il Museo Egizio festeggerà il bicentenario della nascita. Sono quasi 3 milioni i visitatori che hanno apprezzato le collezioni di via Accademia delle Scienze negli ultimi quattro anni, di cui circa due terzi dopo l’apertura del nuovo allestimento, avvenuta il 1° aprile 2015, nel pieno rispetto dei costi (sostenuti grazie all’importante contributo di Regione Piemonte, Provincia di Torino, Città di Torino, Fondazione CRT e Compagnia di San Paolo) e dei tempi, senza sottrarre alla fruizione del pubblico, neppure per un giorno, il percorso museale.

MISSIONE ARCHEOLOGICA IN EGITTO
Il Museo Egizio è, poi, fortemente impegnato in progetti di ricerca che gli restituiscano un ruolo centrale nel panorama egittologico internazionale: in questo senso va letto l’accordo con la University College of Los Angeles (UCLA) per la creazione di una Summer School in via Accademia delle Scienze che verrà inaugurata il prossimo giugno. All’attività museale permanente (con una collezione che ha reso accessibili al pubblico oltre 12mila reperti custoditi in precedenza nei depositi) è stata affiancata la produzione di mostre temporanee: la prima, Il Nilo a Pompei, ha accolto circa 250mila visitatori, stimolando un nuovo interesse del pubblico e attirando l’attenzione di istituzioni museali internazionali disponibili a creare dei circuiti itineranti. Ne è un esempio la mostra su Nefertari e le Regine del Nilo che, dopo la tappa appena inaugurata a Leiden, proseguirà all’Ermitage di San Pietroburgo. Infine, dopo 16 anni, il Museo Egizio è anche tornato ad avere una missione archeologica in Egitto, grazie alla collaborazione con la spedizione olandese dell’Università di Leiden e del Rijksmuseum van Oudheden che lavorano nel sito dal 1975 e di cui Christian Greco era già co-direttore prima del suo arrivo a Torino.

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