Immagini della mostra di Artemisia Gentileschi a Roma. A Palazzo Braschi una nuova lettura revisiona la figura dell’artista

Contestualizzano il percorso opere di artisti come Cristofano Allori, Simon Vouet, lo stesso Orazio Gentileschi, Giovanni Baglione, Jusepe de Ribera, Francesco Guarino, Massimo Stanzione

Artemisia Gentileschi e il suo tempo, Museo di Roma a Palazzo Braschi
Artemisia Gentileschi e il suo tempo, Museo di Roma a Palazzo Braschi

Questa mostra si propone di smentire almeno due luoghi comuni attorno all’artista: il primo legato all’influenza per lei del celebre, e fin troppo citato, episodio della violenza subita da Agostino Tassi, vicenda del tutto marginale. Il secondo alla sua per certi versi acritica omologazione come caravaggista tout court”. È l’ex soprintendente al Polo Museale napoletano Nicola Spinosa e chiarire, nella conferenza stampa, alcuni spunti di interesse della grande mostra Artemisia Gentileschi e il suo tempo, che si apre oggi al pubblico nei saloni del Museo di Roma a Palazzo Braschi.
In realtà lei superò presto il trauma del processo, divenendo una protagonista presso corti prestigiose come quella fiorentina dei Medici o quella napoletana dei Borbone, e poi a Londra, dove accorse ad assistere l’anziano padre Orazio. E nella sua parabola artistica, partì evidentemente dalla lezione del Caravaggio, ma cercò presto di superarla nella direzione del classicismo e del pittoricismo”, puntualizza ancora Spinosa, ideatore della mostra che ha curato per la parte che concerne l’esperienza di Artemisia a Napoli, assieme a Francesca Baldassari per la sezione fiorentina e da Judith Mann per la sezione romana.
Dei molti contenuti e spunti della mostra parleremo ampiamente in altra sede: circa 100 in totale le opere, con capolavori di Artemisia come la Giuditta che taglia la testa a Oloferne del Museo di Capodimonte (che arriverà a mostra iniziata, però), Ester e Assuero del Metropolitan Museum di New York, l’Autoritratto come suonatrice di liuto del Wadsworth Atheneum di Hartford Connecticut; affiancati da opere che ne contestualizzano il percorso di artisti come Cristofano Allori, Simon Vouet, lo stesso Orazio Gentileschi, Giovanni Baglione, Jusepe de Ribera, Francesco Guarino, Massimo Stanzione. Ci sarà tempo per vederla fino al 7 maggio 2017: qui intanto una serie di immagini dalla preview…

Massimo Mattioli

Dal 30 novembre 2016 al 7 maggio 2017
Museo di Roma a Palazzo Braschi
Piazza San Pantaleo, 10 – Roma
www.museodiroma.it

 

 

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.