Verso la Biennale Arte di Venezia. Ecco gli artisti scelti dai Paesi Nordici e da Taiwan

Svezia, Norvegia e Finlandia non si alterneranno più nel Nordic Pavilion. Si presenteranno invece con una mostra condivisa che con sei artisti rappresenta tutti e tre i paesi. Taiwan sceglie invece il solo show di Tehching Hsieh

Un'installazione di Tehching Hsieh
Un'installazione di Tehching Hsieh

Continuano gli annunci delle partecipazioni nazionali alla Biennale di Venezia nel 2017 (e questa volta l’Italia non è tra gli ultimi a comunicare i nomi dei suoi artisti). Tra i padiglioni più attesi c’è da sempre il Nordic Pavillion, disegnato dall’architetto norvegese Sverre Fehn e completato nel 1962, gestito come uno spazio di collaborazione tra tre nazioni, Svezia, Finlandia e Norvegia, che nelle ultime tre biennali si sono alternate nella presenza. Il 2017 segna un anno di svolta, presentando non più una singola nazione, bensì un progetto condiviso, dove tutti i tre paesi saranno rappresentati. Ad alternarsi saranno invece i commissari, nel 2017 il Moderna Museet di Malmo, in Svezia, nel 2019 il Frame Contemporary Art di Helsinki, Finlandia, nel 2021 l’OCA – Office for Contemporary Art di Oslo. La curatela del progetto che vedremo in laguna il prossimo anno sarà di Mats Stjernstedt, che con il concept Mirrored presenterà sei artisti di diverse generazioni: Siri Aurdal, Nina Canell, Charlotte Johannesson, Jumana Manna, Pasi “Sleeping” Myllymäki e Mika Taanila. Gli artisti, spiega il curatore, “presenteranno una mappa di connessioni che vanno oltre il concetto di confine, sia questo nazionale o regionale, tracciando invece una visione multisfaccettata di come la pratica artistica può creare connessioni”.

L’ARTISTA DI TAIWAN
Da Taipei arriva invece l’annuncio del Padiglione del Taiwan affidato al Taipei Fine Arts Museum, che si presenta con un solo show dell’artista Tehching Hsieh, intitolato Doing Time. L’artista nato nel 1950 a Taiwan sta realizzando una delle più importanti retrospettive del proprio lavoro: la fama di Hsieh proviene da una serie intitolata One Year Performance, realizzata nei primi anni ’80, che esplora i concetti di autodisciplina, controllo fisico e psicologico, le nozioni di libertà e della natura delle relazioni umane. Hsieh è ossessionato dal concetto di libertà. Adrian Heathfield, curatore della mostra, sostiene che “le opere dell’artista nel progetto Doing Time esplorano il rapporto tra durata (la sua è stata definita ‘estetica durational’), l’archivio e la performance, lungi dal mettere in scena una semplice ‘mostra storica’, riflettendo sui modi in cui il passato può indugiare nel presente, raccogliendo meticolosamente materiali per ogni anno di lavoro, in installazioni. Hsieh è stato preveggente: ha compreso le nuove tecnologie e il capitalismo, nel modo in cui avrebbero catturato e accelerato la vita stessa, trasformando l’esperienza senziente in lavoro produttivo”.

Santa Nastro

http://www.tfam.museum/index.aspx?ddlLang=zh-tw
www.modernamuseet.se

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.