London Updates: 10 opere per 150mila sterline. Ecco cosa ha acquistato la Tate Modern alla fiera Frieze

Al museo di Southbank arrivano opere degli artisti Hüseyin Bahri Alptekin, Leonor Antunes e Phillip Lai. Sponsor una società di talent representation and management

Huseyin Bahri Alptekin, Hospitality – Hostility (Courtesy Rampa Istanbul)
Huseyin Bahri Alptekin, Hospitality – Hostility (Courtesy Rampa Istanbul)

Fra rivoluzioni interne innescate dall’annuncio delle dimissioni, da gennaio 2017, del trentennale direttore Sir Nicholas Serota, fra scossoni politici e sociali più o meno traumatici ma comunque concreti, fra tagli ai finanziamenti che come trend segnano da tempo il segnale meno, la Tate Modern di Londra non cede un centimetro rispetto al suo ruolo di museo leader nel documentare le dinamiche creative contemporanee, un riferimento a livello globale. E lo fa anche continuando ad aggiornare la propria collezione permanente: come accaduto in questi giorni alla fiera Frieze con la Frieze Tate Fund initiative, lanciata nel 2003 e sostenuta quest’anno per la prima volta dalla società di talent representation and management WME | IMG. In 13 anni grazie al fondo sono state acquisite fino ad oggi più di 100 opere, molte delle quali attualmente esposte nella mostra inaugurale nella nuova Tate Modern.

UNA GALLERIA BRASILIANA, UNA TURCA E UNA LONDINESE
Nel fare le selezioni delle opere che siamo stati in grado di acquisire”, ha voluto dichiarare proprio Serota, “siamo particolarmente grati alle gallerie e agli artisti che sono stati così generosi nel contribuire a rendere possibile che opere di questo calibro possano entrare in una collezione pubblica“. Le 150mila sterline di dotazione hanno portato all’acquisizione di 10 opere, per le quali il museo ha dimostrato grande equilibro anche nel rispetto della varietà di artisti e gallerie beneficiate. Sei opere dell’artista turco Hüseyin Bahri Alptekin sono infatti state acquistate dalla galleria Rampa di Istanbul, tre lavori della portoghese Leonor Antunes dalla Galeria Luisa Strina di São Paulo, uno del malese Phillip Lai da Stuart Shave / Modern Art di Londra. La giuria, oltre a quattro curatori della Tate – Clara Kim, Clarrie Wallis, Hannah Johnston ed Elsa Coustou – comprendeva quest’anno due curatori ospiti: Jarosław Suchan, Direttore del Muzeum Sztuki, Lodz, e María Inés Rodríguez, direttore del CAPC (Museo d’Arte Contemporanea) di Bordeaux.

www.tate.org.uk

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.