“Cancellata la mostra di Manet a Torino? Non è vero”. Patrizia Asproni su Artribune risponde al sindaco Appendino

“Indebite ingerenze dal sindaco in un ente autonomo come la Fondazione Torino Musei”. Intervista alla presidente Patrizia Asproni: “Ho chiesto un confronto, ci vedremo per la prima volta il 24 ottobre”

Patrizia Asproni
Patrizia Asproni

Dire che sono rimasta sorpresa dalle notizie riguardanti la mostra è un eufemismo. Io non sono ancora mai riuscita a parlare con il sindaco Appendino, mi sarei aspettata che prima di rilasciare dichiarazioni così impegnative mi avesse quantomeno interpellata”. È serena e lucida, la presidente della Fondazione Torino Musei Patrizia Asproni, che abbiamo raggiunta – di domenica, disponibilissima – per chiederle lumi su una notizia che in breve ha fatto il giro di redazioni e siti web di informazione, letta però con toni spesso contraddittori e mai esaustivi. In breve la questione è la seguente: il sindaco di Torino Chiara Appendino, supportata dall’assessore Francesca Leon, puntava il dito su una grande mostra di Edouard Manet prevista per il 2017 alla GAM torinese, annunciando che il progetto sarebbe saltato per responsabilità della stessa Asproni, della quale chiedeva le dimissioni. La mostra era stata annunciata circa un anno fa dall’allora sindaco Fassino, in occasione l’opening di quella di Monet, che poi risultò la più visitata d’Italia, con oltre 300mila visitatori. “La città non può tollerare che una fondazione non sia in grado di mantenere i rapporti con un importante soggetto culturale”, confidava la Appendino a La Repubblica. “Se fossimo stati interpellati, avremmo potuto dare il nostro sostegno a una mostra che avrebbe completato la serie sulla pittura impressionista. Mi aspetto che nei prossimi giorni la presidente rassegni le proprie dimissioni”. “La mia sorpresa”, ribadisce Asproni, “nasce dalle fondamenta: io ho chiesto da tempo di incontrare la nuova amministrazione, e l’appuntamento è stato fissato per il prossimo 24 ottobre. E la Fondazione attende ancora che si indichi chi siederà nel suo Consiglio a rappresentare il Comune, in sostituzione del precedente membro Maurizio Braccialarghe. È evidente che in questa situazione il dialogo Fondazione-Comune sia difficoltoso, e non per nostra responsabilità”.

Chiara Appendino, photo www.chiaraappendino.it
Chiara Appendino, photo www.chiaraappendino.it

NON POSSIAMO DIRE OGGI CHE LA MOSTRA NON SI FARÀ
Sul caso specifico della mostra di Manet, che sarebbe la quarta di un ciclo dedicata all’Impressionismo, prodotta da Skira con il Musée d’Orsay, la Presidente chiarisce lo status quo: “Al momento, appunto in attesa di un confronto, non siamo in grado di dire se si farà, ma nemmeno che non si farà. C’è stato il cambio di giunta, c’è stato il cambio alla direzione di GAM-Rivoli, con l’arrivo di Carolyn Christov Barkargiev: e poi si tratta di un progetto importante, con grandi budget, che si deve accordare con i progetti del nuovo direttore, per cui richiede sicuramente maggiore approfondimento. Certo, siamo davanti al secondo caso di indebita ingerenza del sindaco nella gestione della Fondazione Torino Musei, che è un ente autonomo: prima per il bando per il direttore di Artissima, ora con questa mostra. È nota del resto – anche noi però queste cose le dobbiamo apprendere solo dai giornali – la posizione dell’amministrazione che avrebbe dichiarato di non voler promuovere grandi mostre ma eventi più piccoli e in rapporto con il territorio: ma noi, ripeto, non abbiamo avute indicazioni in merito”. Anche l’amministratore delegato di Skira, Massimo Vitta Zelman, aveva fatto sentire la sua opinione via La Repubblica: “Non abbiamo avuto contatti con la nuova giunta. Alle condizioni attuali quella mostra non si può più fare. Non è facile produrre mostre a Torino, noi abbiamo potuto farle grazie all’impegno personale di Fassino, che ci supportava anche attraverso sponsor. Nessuna preclusione a proseguire in futuro la collaborazione su altri progetti, se la città ha ancora in testa le mostre”. E non manca, la Presidente Asproni, di puntualizzare i caratteri del suo ruolo, che ora la Appendino vorrebbe concluso: “Io svolgo questo compito gratuitamente, mettendo a disposizione il mio profilo professionale di manager con un ricco curriculum da tutti verificabile. Devo gestire 180 dipendenti, ho garantito finora bilanci in pareggio se non in attivo, e numeri in costante crescita…”. La replica dell’assessore Francesca Leon, assieme ad altro, arriverà presto con un’ampia intervista che sarà pubblicata sul prossimo Artribune Magazine.

Massimo Mattioli

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.