1000 persone in coda per scoprire i nuovi allestimenti della Galleria d’Arte Moderna Achille Forti di Verona. Ecco le immagini

Oltre 150 opere, di cui 30 nuovi importanti prestiti, provenienti da collezioni pubbliche e private. Per conoscere più di cento anni di storia dell’arte italiana, dal 1840 al 1960

Opening dei nuovi allestimenti della Galleria d’Arte Moderna Achille Forti di Verona (foto Mauro Giovene)
Opening dei nuovi allestimenti della Galleria d’Arte Moderna Achille Forti di Verona (foto Mauro Giovene)

Che ci facevano oltre mille persone in coda, in un normale sabato di fine ottobre, davanti a un museo veronese? Quale grande mostra è riuscita in questo successo così clamoroso? Nessuna mostra: tutte quelle persone erano in attesa di “riappropriarsi” di quella che sentono come la vera collezione d’arte della città, quella straordinaria di arte moderna e contemporanea della Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, cresciuta con la ventennale direzione di Giorgio Cortenova e poi di chi ne ha ereditato la guida, fino all’attuale direttrice artistica Patrizia Nuzzo. Si deve a lei il percorso espositivo presentato appunto nei giorni scorsi, intitolato Dagli ideali risorgimentali di Hayez alla forza liberatrice di Vedova, che offre la possibilità di conoscere più di cento anni di storia dell’arte italiana – in particolare dal 1840 al 1960 – con oltre 150 opere, di cui 30 nuovi importanti prestiti, provenienti da collezioni pubbliche e private. Un allestimento caratterizzato da nuovi importanti capolavori da scoprire, provenienti da collezioni pubbliche (dal Mart di Rovereto ai Musei Civici di Padova) e private, che andranno ad aggiungersi al patrimonio delle Collezioni civiche veronesi arricchite grazie alla collaborazione con Fondazione Cariverona e Fondazione Domus per l’arte moderna e contemporanea.

Opening dei nuovi allestimenti della Galleria d’Arte Moderna Achille Forti di Verona (foto Mauro Giovene)
Opening dei nuovi allestimenti della Galleria d’Arte Moderna Achille Forti di Verona (foto Mauro Giovene)

UN APPROFONDIMENTO SUL SIMBOLISMO ITALIANO
Con un focus che prevede un approfondimento del Simbolismo italiano e un’attenzione ai movimenti dei primi decenni del Novecento, in particolare alla stagione di Ca’ Pesaro, all’esperienza di Novecento e al Realismo Magico. Le principali novità espositive si incontrano nelle sale centrali, in particolare nella sala Quadrata, dedicata al tema della luce e alla sua scomposizione in colori puri attraverso le ricerche divisioniste di Previati, Nomellini, Grubicy che affrontano motivi cari all’universo simbolista, o nella sala Picta, con opere di protagonisti come Pio Semeghini, Umberto Moggioli, Ugo Valeri, Gino Rossi. I Realismi magici sono rappresentati dalle opere di Cagnaccio di San Pietro e dalle nuove tele esposte di Antonio Donghi (Ritratto di madre e figlia, Ritratto di donna e la sorprendente Caccia alle Allodole, provenienti da UniCredit Art Collection), di Ubaldo Oppi (la Giovane Sposa dai Musei civici padovani) e di Achille Funi (La donna con i pesci dal Mart e Ragazza con Frutti dell’Archivio Funi di Milano). Un ritrovato legame con la città, che sarà rinsaldato anche dal nuovo ciclo di conferenze Preludio alla bellezza con i capolavori in GAM: le voci dei curatori sulle principali mostre italiane, concepito al fine di presentare diverse mostre insieme ai curatori e approfondire lo studio delle opere provenienti dalla Galleria. A dare il via sarà – giovedì 3 novembre, alle 16.30 – Luca Massimo Barbero, ex direttore della Galleria, che presenterà in anteprima la mostra, da lui curata, La mia arma contro l’atomica è un filo d’erba. Tancredi. Una retrospettiva, che aprirà alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia il 12 novembre 2016, e a cui la Galleria veronese ha prestato la straordinaria Cari dolci ricordi del buon tempo andato. La grande Berta, che Tancredi realizzò nel 1961. Nella fotogallery, le immagini dell’opening…

Massimo Mattioli

www.palazzodellaragioneverona.it

 

 

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.