Alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino l’opening di Luci d’Artista 2016. Con un mosaico contemporaneo

Tanta gente e curiosità per l’inaugurazione della nuova edizione di Luci d’Artista 2016. Il tradizionale appuntamento dell’accensione cambia sede e, dal centro della città, si sposta nella sede della fondazione

Luci D'artista XIX (foto Vito Vagali)
Luci D'artista XIX (foto Vito Vagali)


Tutti gli occhi sono puntanti sulla parete esterna della Fondazione Sandretto sulla quale viene proiettata l’installazione video- fotografica #MosaicoTorino voluta dall’Associazione 4K e ideata dal collettivo artistico torinese Dead Photo Working. Il progetto site- specific, che resterà attivo fino al 15 gennaio 2017, racconta la città attraverso una serie di immagini animate e il coinvolgimento di quanti pubblicheranno le proprie fotografie su Instagram usando l’hashtag #MosaicoTorino. Un vero e proprio progetto di arte pubblica, un grande skyline interattivo che, realizzato sulla base di una veduta classica della città, accoglierà le fotografie mosaicizzate degli utenti che realizzeranno per raccontare Torino nella sua contemporaneità. Qualche minuto prima dell’inaugurazione il Presidente della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Patrizia Sandretto ha ricordato: “per me le luci d’artista sono fondamentali, mi ricordo che è dal ’97 quando, con il Comune di Torino, abbiamo deciso di dare vita a questo progetto che ci è invidiato da tutto il mondo, un progetto che inaugura il grande mese dell’arte contemporanea, anche se Torino è la città dell’arte contemporanea da ormai tanti anni, e quindi non si tratta di solo un mese o di un anno ma è sempre; la contemporaneità, l’arte e gli artisti qui sono di casa; questo non è che solo un momento perché tutto il mondo possa vendere quante cose belle si fanno a Torino per l’arte e la cultura contemporanea”.

UN’OPERAZIONE MOLTO SOCIAL
Per Alessandro Ottenga, curatore di #MosaicoTorino, “questo è un progetto che coinvolge tanti soggetti, molto articolato e affascinate; nato da una riflessione sulla nostra città ovviamente a 10 anni dalle olimpiadi; in questa occasione abbiamo sviluppato tre contenuti chiave che sono: la città di Torino, il linguaggio universale dell’immagine e il concetto di arte pubblica inteso come partecipazione; poi come Collettivo Dead Photo Working, ci interessava coinvolgere la comunità attraverso il linguaggio della fotografia; da questi tre punti abbiamo ragionato in maniera trasversale sul concetto di identità che caratterizza oggi la città Torino, un luogo aperto alle differenze, ma con un’identità forte. Per noi l’identità forte è la grande immagine della città sul fondo mentre le differenze viaggiano nel flusso continuo del live-streaming”. Quella di #MosaicoTorino è un’operazione molto social per leggere e comprendere la contemporaneità e cogliere i vari cambiamenti quotidiani, sociali e culturali che caratterizzeranno la città nei prossimi mesi fino al 15 gennaio del 2017. Noi ne vediamo una galleria di immagini…

– Giuseppe Amedeo Arnesano

http://www.deadphotoworking.com

 


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Giuseppe Arnesano
Storico dell'arte e curatore indipendente. Laureato in Conservazione dei Beni Culturali all'Università del Salento e in Storia dell'Arte Moderna presso l'Università La Sapienza di Roma. Ha conseguito un master universitario di I livello alla LUISS Master of Art di Roma. Giornalista pubblicista, iscritto all'ordine nazionale dei giornalisti dal 2011, collabora come critico d’arte con Artribune dal 2011. Nel settore della comunicazione culturale, dal 2013 a oggi, ha lavorato con la Soprintendenza Speciale del Polo Museale Romano, con la Fondazione Torino Musei e la Fondazione Carriero a Milano. Tra le mostre recenti è co-curatore del progetto “Studio e Bottega - Tradizione e Creatività nel segno dell’Arte”, ideato da Ilaria Gianni e realizzato negli spazi della Fondazione Pastificio Cerere di Roma.