Un frammento di Banksy strappato e messo al museo. Polemiche a Liverpool

“Love plane” sarà esposto nella galleria che si aprirà fra la fine del 2017 e l’inizio del 2018. Ma solo il piccolo aereo è stato recuperato: il resto dell’opera verrà replicato nel museo. Un nuovo problema etico?

Love plane di Banksy, dopo lo strappo del particolare dell'aereo (foto bbc.com)
Love plane di Banksy, dopo lo strappo del particolare dell'aereo (foto bbc.com)

Non è più street art, se è appesa in un museo. Non è nata per stare lì. Quando la vai a vedere in una galleria perde il suo fascino, il suo carattere”. Ancora infiammano le polemiche scoppiate a Bologna all’inizio di quest’anno per la mostra sulla Street Art a Palazzo Pepoli, con otto opere di Blu strappate da diversi muri felsinei? I temi sono quelli, i toni – qui ancora non furenti – sono quelli: ma in realtà siamo a qualche migliaio di chilometri di distanza. Siamo a Liverpool, e le parole citate – raccolte dalla BBC – sono di Sam Fishwick, graffiti artist che si è fatto portavoce della crescente fronda contraria all’idea che una galleria che musealizzi la street art. Un progetto concreto, quello dello Street Art Museum, al quale stanno lavorando sviluppatori della Nord Global Property, e che vedrà la luce nella città inglese fra la fine del 2017 e l’inizio del 2018.

6 (+3?) BANKSY ESPOSTI
Perché allora i toni si accendono proprio ora? Perché il nome forte del futuro museo sarà quello di Banksy, del quale saranno esposte sei opere staccate da vari muri di Liverpool dalla società Sincura Group, specializzata proprio nella rimozione, esposizione e vendita dei lavori del misterioso streetartista di Bristol e coinvolta nella nascita del futuro museo. “Abbiamo già messo l’occhio su altri due o tre che ce ne sono in giro per la città, o che sono stati restaurati e rigenerati“, ha anticipato sempre alla BBC Peter McInnes, fondatore della Nord Global Property.

L’OPERA SAREBBE ANDATA DISTRUTTA
E il problema viene proprio da qui: perché in questi giorni hanno destato scalpore le modalità con cui si è strappato dal muro il noto Love plane, raffigurante un piccolo biplano che disegna un cuore con la propria scia, rimosso dalla parete di un parcheggio su Rumford Street. E non tanto per il fatto in sé: non vogliamo ora entrare in questa temperie, ma pare che l’edificio su cui insisteva sarà ristrutturato, e l’opera sarebbe andata distrutta. Ma sconcerta il fatto che ad essere “salvato” sia stato solo il piccolo aereo, visto che staccare l’opera nella sua interezza – compreso quindi il cuore – sarebbe stato difficoltoso e comunque impegnativo. “Il progetto prevede di replicare il cuore direttamente nel museo“, garantiscono i promotori. Una cosa che priva l’opera di quel poco di aura che faticosamente tenterebbe di difendere: qualcuno immagina – solo un esempio – cosa significherebbe “estrapolare” i celebri angioletti dalla Madonna Sistina di Raffaello? O il solo ramarro che morde il ragazzo nel capolavoro di Caravaggio? O la sola sensuale bocca dell’Estasi di Santa Teresa di Bernini?

– Massimo Mattioli

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.