Morto Hassan Sharif, l’artista che ha aperto gli Emirati Arabi al contemporaneo

Una carriera cominciata come vignettista per il quotidiano locale, poi gli studi a Londra e l’incontro decisivo con il concettuale: da lì la scelta, vissuta come una missione, di aggiornare la scena del suo Paese. Mostre alla Whitechapel Gallery e partecipazioni in Biennale per l’artista, scomparso a 65 anni

Hassan Sharif con Catherine David - photo ©The Flying House

È considerato l’artista più rappresentativo degli Emirati Arabi. Sicuramente per meriti creativi – i suoi lavori hanno ricevuto riscontri importanti, entrando ad esempio nelle collezioni del Centre Pompidou di Parigi e del Guggenheim di New York – ma anche per la lucidità e la profondità con cui ha vissuto la propria condizione di artista, animata da quella che è quasi sembrata essere una “missione”: aggiornare la coscienza e la conoscenza delle tendenze del contemporaneo da parte di un Paese chiuso nella contemplazione della propria tradizione. Hassan Sharif, scomparso il 18 settembre all’età di 65 anni, è stato un vero e proprio ambasciatore di cultura.

DALLE CARICATURE A FLUXUS
Nato a Dubai nel 1951, Sharif comincia giovanissimo a collaborare in veste di illustratore con la stampa del suo Paese; ma è grazie al soggiorno londinese nelle aule della Byam Shaw School of Art, oggi assorbita dalla Central Saint Martins, che si getta a capofitto nel mondo del concettuale, gettando le basi per quella che sarà la sua seconda vita come artista. Il periodo europeo (tra il 1979 e il 1984) è fondamentale per formulare uno stile che risente in parte della lezione di Fluxus e che sceglie di scostarsi in modo deciso dal decorativismo aniconico proprio dell’arte mediorientale. Ad un percorso lontano dalla propria patria, però, Sharif preferisce il ritorno a casa e un lavoro di vero e proprio “creatore” di una scena contemporanea locale all’epoca pressoché inesistente.

L’ARTISTA MIGLIORE DEGLI EMIRATI
Una missione apparentemente non semplicissima, considerato il conservatorismo degli Emirati Arabi. ma una scommessa vinta, se si presta fede ai messaggi di cordoglio che l’establishment culturale del sultanato diffonde in queste ore. “Un gigante dell’arte” lo ricorda Sooud Al-Qassemi, fondatore della Barjeel Art Foundation, tra i soggetti culturali più importanti a Dubai, che inquadra così la sua figura: “è stato attivo in un momento in cui una nazione nascente come la nostra, formatasi solo dal 1971, stava cercando una propria identità e un suo posto nel mondo. Sharif ha contribuito a definire quell’identità”. Gli fa eco Sheikha Hoor Al Qasimi, presidente della Sharjah Art Foundation: “un’icona e un pioniere, un uomo davvero coraggioso che si è spinto oltre i limiti e ha ispirato molti artisti”.

ALLA BIENNALE DI VENEZIA
Presenza pressoché immancabile alla Biennale di Sharjah (ha preso parte a tre edizioni), Sharif ha rappresentato il suo Paese alla Biennale di Venezia del 2009 ed è stato invitato alle biennali di Sidney e L’Avana. Ha esposto in musei e collezioni in tutti il mondo, dalla Whitechapel Gallery di Londra al New Museum di New York.

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