Non ci credete? Facebook censura una mano: perché nuda

Dopo aver a più riprese censurato L’origine du monde di Gustave Courbet, ora tocca alla mano di Erasmo, disegnata da Hans Holbein il Giovane nel 16mo secolo

La mano di Erasmo, disegnata da Hans Holbein il Giovane
La mano di Erasmo, disegnata da Hans Holbein il Giovane

Prendereste sul serio qualcuno che vi dicesse che una mano è oscena perché è nuda, non coperta da indumenti? Peraltro qualcuno che è giovane, molto aperto sul piano internazionale, attentissimo all’attualità, al progresso del pensiero? Se dite di no, che non lo prendereste sul serio, fate molto male: perché proprio questo è successo a Facebook, il gigante incontrastato dei social network, una delle aziende più brillanti e galoppanti, anche finanziariamente, al mondo. Già celebre per aver a più riprese censurato L’origine du monde di Gustave Courbet, l’opera conservata al Musée d’Orsay di Parigi che immortala quasi anatomicamente una vagina in primissimo piano.

BIGOTTISMO AMERICANO
Un’opera d’arte, tutti replicano: quindi ridicolo censurarla, si tratta di una lettura mediata dalla creatività dell’artista, sarebbe come censurare i Bronzi di Riace. Ma se non altro, qui il soggetto è indiscutibilmente di natura sessuale: e questo può spiegare le reazioni scomposte di alcuni naviganti, che si incontrano con il noto bigottismo americano insinuatosi anche dentro al social network. Ma come motivare la censura applicata a un semplice disegno di una mano, nella fattispecie quella di Erasmo, disegnata da Hans Holbein il Giovane nel 16mo secolo? Negli head quarters di Facebook, dopo aver riammesso l’immagine, impossibile da catalogare come offensiva o fastidiosa, motivano l’esclusione non con un’opzione umana, ma con un vizio dell’algoritmo, con un eccesso di fiducia negli automatismi. Ma come non notare l’ennesima prova di perversione del mondo virtualizzato?

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.