Torna l’allestimento originale a Villa Panza a Varese. Ecco come l’aveva voluta Giuseppe Panza di Biumo

Era dal 2013 che il museo varesino non era interamente allestito con le opere che il collezionista ha raccolto nell’arco della sua vita, a partire dagli Anni Cinquanta

Villa Panza a Varese, Sala Spalletti, Foto di Arenaimmagini.it,2013 © FAI - Fondo Ambiente Italiano
Villa Panza a Varese, Sala Spalletti, Foto di Arenaimmagini.it, 2013 © FAI - Fondo Ambiente Italiano

Ecco l’allestimento originale: a Villa Panza, a Varese, torna in tutte le sale la disposizione delle opere come era stata immaginata e voluta dal creatore della collezione.
Era infatti dal 2013 che il museo varesino del FAI – Fondo Ambiente Italiano non era interamente allestito con le opere che il collezionista Giuseppe Panza di Biumo ha raccolto, con passione e dedizione, nell’arco della sua vita a partire dagli Anni Cinquanta e che ha donato, in parte, al FAI nel 1996.
Si potrà, così, tornare ad ammirare- tra l’altro – la piccola galleria espositiva presso la Sala Spalletti – un tempo occupata dalle camere da letto di Giuseppe e Giovanna Panza e dei loro figli – che custodisce sette importanti lavori di Ettore Spalletti.

Villa Panza, Varese, Equally Possibilitie-s Prevail, Allan Graham Foto di Arenaimmagini.it, 2013 © FAI - Fondo Ambiente Italiano
Villa Panza, Varese, Equally Possibilitie-s Prevail, Allan Graham Foto di Arenaimmagini.it, 2013 © FAI – Fondo Ambiente Italiano

UN PERCORSO NELLA CASA MUSEO
Nella prima stanza sulle pareti si troveranno due opere realizzate a impasto di colore su tavola: tra le finestre Rosa Verticale, del 1991, seguito da Tutto Tondo del 1989. A impasto di colore su centina di legno, le opere a tronco di cono appoggiate al pavimento: Vaso del 1988 e Vaso del 1992. Seguiranno nella seconda stanza, Ali Grigio Neutro, del 1988, sulla parete, a terra Vaso, in marmo bianco Sivec, del 1989, e infine Acquasantiera, in marmo statuario di Carrara e acqua, del 1986. Sempre qui, sopra il camino, torna anche uno dei lavori a olio, cera e legno di Stuart Arends Wax n. 38 del 1991, un piccolo cubo di pochi centimetri di lato che rappresenta la cifra stilistica dell’artista. Altre sue opere sono visibili in tutta l’ala sud al primo piano. Riallestite in questa parte della villa anche le stanze tematiche dedicate a Phil Sims, Winston Roeth, Ruth Ann Fredenthal e Ford Beckman. Anche le quattro superfici a olio e cera su tela di Allan Graham fanno ritorno al primo piano. L’artista newyorchese, che vive da molti anni nel New Mexico, manifesta nelle sue opere, in particolare in quelle realizzate tra il 1984 e il 1990, una ricerca di armonia caratterizzata però da una forte inquietudine interiore che si esprime attraverso forme che subiscono torsioni, come animate da una forza interna.

Villa Panza, Varese Tre cubi, Christiane Loehre © Wolfgang Burat
Villa Panza, Varese Tre cubi, Christiane Loehre © Wolfgang Burat

LE OPERE NELLA VERANDA
Nella sala della veranda che precede i rustici saranno nuovamente collocate le opere di Lawrence Carroll, artista australiano contemporaneo cantore dei margini metropolitani e del mondo invisibile della coscienza. I suoi colori sono bianchi, gialli, grigi; sono macchie, superfici dipinte su tela attaccata a un supporto di legno, una cassa trovata in strada e adattata a divenire un quadro a tre dimensioni.
Grande rientro anche per Christiane Löhr, l’artista tedesca che nel 2012, a due anni di distanza dalla personale organizzata nel 2010 insieme a Giuseppe Panza Dividere il Vuoto, ha donato due sculture alla villa. Nella sua opera troviamo la poesia delle piccole cose, quelle che si possono scovare camminando tra i campi e che rivelano la nostra vera natura. Saranno riallestiti nell’ala sud del primo piano Tre cubi (2010, 2005, 2010) e Piccola elevazione, forma d’archi (2010), posti in dialogo con le opere di Ford Beckman. L’artista ha esposto in alcune tra le più importanti realtà museali e gallerie tedesche, italiane e newyorkesi e di recente ha presentato le sue opere al Vangi Sculpture Garden Museum di Shizuoka in Giappone, con una mostra personale a cura di Germano Celant.

Rebecca Horn, Cutting Through the Past, 1992-93, Castello di Rivoli, donazione Fondazione Marco Rivetti, ph credit Renato Ghiazza
Rebecca Horn, Cutting Through the Past, 1992-93, Castello di Rivoli, donazione Fondazione Marco Rivetti, ph credit Renato Ghiazza

UNA DONAZIONE PER IL MUSEO DI RIVOLI
E, ancora, a proposito di mecenati appassionati e di collezioni private, la notizia questa volta riguarda una donazione: quella appena ricevuta dal Castello di Rivoli di tutte le opere appartenenti alla Fondazione legata al nome di Marco Rivetti, imprenditore del tessile recentemente ricordato con una giornata di studi sul legame tra arte e industria, proprio al Castello, di cui era stato Presidente, tra il 1988 e il 1993. Le opere, che erano già in deposito presso il museo, ora entrano a far parte definitivamente e ufficialmente della raccolta: dalle Porte regali di Marco Bagnoli, del 1992, ai pezzi storici di Fausto Melotti (tre opere datata tra gli anni Sessanta e la fine dei Settanta), di Pier Paolo Calzolari e di Giuseppe Penone; da Rebecca Horn, a Mario Merz, Remo Salvadori e Emilio Vedova.

www.villapanza.it
www.castellodirivoli.org

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