Brexit secondo Edward Luttwak. Botta e risposta con il politologo a proposito di strategie e rischi dell’uscita dall’UE

Un’intervista al politologo ed economista Edward Luttwak a proposito dell’effetto Brexit: il fallimento dell’UE, il caso italiano e l’anomalia della gestione dei beni culturali, che non genera abbastanza profitto

Edward Luttwak, politologo, economista e stratega
Edward Luttwak, politologo, economista e stratega

Risponde senza troppi giri di parole, Edward Luttwak, politologo, economista e stratega rumeno, naturalizzato statunitense, parlando di Brexit: gli inglesi hanno scelto di lasciare l’Unione Europea perché la democrazia prevale sulla stabilità. “Non sono timidi” dice lui e aggiunge “Il progetto UE è fallito. Uccide la crescita. Meno UE, più vita; ad esempio la Svizzera che è fuori, è la più fortunata. Chi è dentro questo club soffre di più”.
Luciano Marucci gli chiesto cosa prevede per il futuro, soprattutto per l’Italia e come le politiche culturali potranno essere una risorsa, sociale ed economica. Ecco come ha risposto.

Se l’UE non affronta in tempi brevi le preoccupanti problematiche – vecchie e nuove – tra le nazioni dell’Unione si potrà verificare l’effetto domino?
L’ “effetto domino” sarebbe la salvezza: fuori dall’UE, fuori dall’Euro, perfino l’Italia potrebbe ritrovare la crescita del passato.

Secondo te la governance europea saprà attuare in tempo le indispensabili strategie per assicurarsi la sopravvivenza?
Assolutamente no. Gli Eurocrati continuano imperterriti. Perché ha vinto Brexit? Perché parlavano di portare la Turchia dentro; cioè ignoravano totalmente la vox populi.

In caso negativo, soprattutto per i paesi europei indebitati come l’Italia e con una certa instabilità socio-politica, potranno insorgere problemi difficilmente risolvibili?
Il debito pubblico si liquida uscendo dall’Euro, via l’inflazione. Come sempre, tanto non è ripagabile. Quando gli avanzi di bilancio sarebbero sufficienti? Intanto il debito aumenta.

Pompei
Pompei

Una maggiore crisi finanziaria o recessione potrebbe penalizzare ulteriormente la cultura, in particolare la conservazione e la valorizzazione dei beni artistici, nonché l’incentivazione delle attività creative?
La cultura in Italia è facilmente autofinanziabile. Basta rimpiazzare i baracconi burocratici con gestioni moderne del capitale culturale, fatte da organizzazioni moderne. Cioè Pompei dovrebbe finanziare la cultura campana con zero soldi dei contribuenti.

Gli investimenti culturali per la gestione e l’innovazione del comparto artistico può portare vantaggi all’economia? Quello dell’arte è un mercato secondario?
Dell’arte contemporanea non so dirti. L’arte dei millenni è la grande eredità che si può sperperare o no. In Italia ci sono 1000 opportunità per gestioni moderne del capitale culturale i cui redditi possono finanziare la vita culturale.

– Luciano Marucci

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