Petra segreta. I droni scoprono un sito tutto da esplorare nella perla dell’archeologia in Giordania


Lungo quasi quanto una piscina olimpionica e due volte più largo, il sito scoperto era probabilmente una piattaforma cerimoniale risalente a oltre 2.150 anni fa


Petra
Petra

Se Palmyra versa nelle condizioni che tutti conoscono, dilaniata dalle devastazioni dell’Isis e ora da una liberazione siriana che pare tutt’altro che rassicurante, ottime notizie arrivano da Petra, l’altra perla dell’archeologia mediorientale nell’immaginario collettivo, sul fronte giordano, eternata al cinema dalla saga di Indiana Jones. Immagini satellitari ad alta risoluzione hanno rivelato l’esistenza nel sito patrimonio Unesco di una struttura monumentale sepolta nelle sabbie del deserto, a soli 800 metri dalla capitale dei Nabatei scavata nella roccia: a rivelarlo uno studio pubblicato nel Bulletin of the American Schools of Oriental Research e ripreso dal National Geographic.

L'annuncio della scoperta in un tweet del National Geographic
L’annuncio della scoperta in un tweet del National Geographic

ARCHEOLOGIA 2.0
Scoperta dall’esploratore Johann Burckhardt nel 1812, Petra è ritenuta la capitale della tribù araba dei Nabatei, fondata nel II secolo a.C. e abbandonata alla fine del periodo bizantino, nel settimo secolo. Basandosi sulla datazione di resti di ceramiche raccolti in loco, gli archeologi ritengono che il sito individuato potrebbe risalire a oltre 2.150 anni addietro: fondamentale per la scoperta è stata la tecnologia, che ha visto l’utilizzo di Google Earth, WorldView-1 e WorldView-2, con il sostegno di droni che hanno minuziosamente fotografato la zona. Individuando un monumento – probabilmente una piattaforma cerimoniale – lungo quasi quanto una piscina olimpionica e due volte più largo.


– Massimo Mattioli

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.