Cannes Updates: Pablo Neruda reinventato da Pablo Larrain. Succede a Cannes. Presentato il film dell’autore Orso d’Oro a Berlino

Circa due ore di fila davanti al Marriott Hotel di Cannes per vedere Neruda, ultima fatica cinematografica di Pablo Larrain, Orso d’Oro a Berlino con El Club. Il regista, ritenuto tra i migliori della sua generazione nell’area latino americana, grazie a pellicole come Tony Manero, Post Mortem e NO. I Giorni dell’Arcobaleno, ha scelto come […]

Circa due ore di fila davanti al Marriott Hotel di Cannes per vedere Neruda, ultima fatica cinematografica di Pablo Larrain, Orso d’Oro a Berlino con El Club. Il regista, ritenuto tra i migliori della sua generazione nell’area latino americana, grazie a pellicole come Tony Manero, Post Mortem e NO. I Giorni dell’Arcobaleno, ha scelto come soggetto del suo film un poeta e politico nazionale e ricostruito la sua personalità anticonvenzionale con un analogo impianto narrativo. L’incipit dissacrante è la chiave di lettura dell’intera messa in scena: una sequenza dai vaghi echi buñueliani dove il parlamento nazionale tiene assemblea letteralmente in una toilette. Invece di seguire il classico schema della biografia, Larrain preferisce concentrarsi su un solo periodo, quello immediatamente successivo al 1948, quando Neruda, destituito dal Presidente in carica, è costretto prima alla clandestinità e poi alla fuga dal paese.

TRA LEGGENDA E REALTÀ
La fuga dal persecutore diventa la spina attorno a cui viene costruito un racconto surreale che alterna al racconto della vita nei bordelli e per le strade del poeta (Luis Gnecco), quella frustrata del detective Peluchonneau (Gael Garcia Bernal) alle calcagna del ricercato fino alla fine. C’è almeno una scena assolutamente memorabile che vede la moglie di Neruda protagonista insieme al detective; qui, con un grandissimo lavoro di sceneggiatura, la donna dimostra la subalternità dell’uomo di polizia. Neruda è un film al confine tra la leggenda e la storia reale, dove i camera car sono girati con retroproiezioni e la pellicola è desaturata come quella dell’epoca, i decor degli interni ricchi di dettagli vividi, in cui la sensualità è latente e la carica eversiva è mitica e a tratti buffa. Oltre la storia ogni elemento compositivo sembra confluire in un trattato di narrativa sul racconto poliziesco in cui il protagonista, per quanto non gradito, non è mai comparabile al suo antagonista. Intanto che il film arrivi a conquistare le sale italiane, qui ne proponiamo un trailer.

-Federica Polidoro

www.festival-cannes.com

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Federica Polidoro
Federica Polidoro si laurea in Studi Teorici Storici e Critici sul Cinema e gli Audiovisivi all'Università Roma Tre. Ha diretto per tre anni il Roma Tre Film Festival al Teatro Palladium, selezionando opere provenienti da quattro continenti, coinvolgendo Istituti di Cultura come quello Giapponese e soggiornando a New York per la ricerca di giovani talent sia nel circuito off, che nell'ambito dello studentato NYU Tisch, SVA e NYFA. Ha girato alcuni brevi film di finzione, premiati in festival e concorsi nazionali. Ha firmato la regia di spot, sigle e film di montaggio per festival, mostre, canali televisivi privati e circuiti indipendenti. Sta lavorando ad un videoprogetto editoriale per la casa editrice koreana Chobang. È giornalista pubblicista e negli anni ha collaborato con quotidiani nazionali, magazine e web media come Il Tempo, Inside Art e Il Faro. Ha seguito da corrispondente i principali eventi cinematografici dell'agenda internazionale tra cui Cannes, Venezia, Toronto, Taormina e Roma e i maggiori avvenimenti relativi all'arte contemporanea della Capitale. Attualmente insegna Tecniche di Montaggio all'Accademia di Belle Arti.