L’Isis distrugge Ninive, ecco le scioccanti immagini. Ruspe in azione sulle mura e gli edifici sacri dell’antica città assira

“Le immagini delle ruspe che distruggono il sito archeologico assiro di Ninive in Iraq che stanno circolando su internet in queste ore, sono di una violenza inaudita. Si tratta di una vera barbarie compiuta da criminali e di un ennesimo sfregio al patrimonio culturale mondiale”. Chi pensava che la riconquista di Palmira da parte dell’esercito […]


Le immagini delle ruspe che distruggono il sito archeologico assiro di Ninive in Iraq che stanno circolando su internet in queste ore, sono di una violenza inaudita. Si tratta di una vera barbarie compiuta da criminali e di un ennesimo sfregio al patrimonio culturale mondiale”. Chi pensava che la riconquista di Palmira da parte dell’esercito regolare siriano con l’appoggio delle forze russe potesse mettere un freno alle aggressioni dell’Isis al patrimonio archeologico e artistico della regione, si sbagliava. Nel mirino è infatti finita Ninive, una delle più antiche città assire, situata a est della città di Mosul: e le immagini che gli stessi jihadisti hanno fatto circolare in rete mostrano in tutta la sua brutalità la demolizione – con l’utilizzo di ruspe e mezzi pesanti – dell’Assyrian Mashki Gate, edificato dal re assiro Sennacherib attorno all’ottavo secolo a.C. nella parte Nord della città. “L’Italia”, ha dichiarato il Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, sue anche le parole sopra, “è in prima linea con United4Heritage, ma il mio appello va a tutta la comunità internazionale affinché si mobiliti, insieme alle nostre forze, per quantificare i danni e porre rimedio a questo scempio”.

Massimo Mattioli

 

 

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.

6 COMMENTS

  1. Ci sono delle tendenze culturali nella modernità che sottendono ad episodi come questo: una forma di Riformismo e di Puritanesimo che sono comuni anche ad altre cosiddette grandi nazioni civili moderne, e non solo ad Isis…mi viene da pensare a Dresda o a Montecassino, completamente distrutte, ovviamente per altre ragioni ed in circostanze diverse, ma comunque vittime di uno spirito non molto dissimile da quanto si esprime oggi con questi recenti scempi.
    E chissà cosa ci riserva il futuro, in fatto di tentativi di riscrivere la storia usando mezzi non propriamente culturali…

  2. Dresda, Montecassino, certamente: il risultato non cambia purtroppo. Ma qui, come per i Buddha di Bamiyan, c’è la volontà precisa di colpire solo e soltanto “quel” sito archeologico e artistico, un’area in cui si riconosce non solo la comunità che vive in quel Paese, ma tutto il mondo (la fertile piana fra il Tigri e l’Eufrate, da dove veniamo all’incirca quasi tutti noi che scriviamo qui…). A Palmyra anche con l’assassinio del responsabile del sito, Khaled Asaad.
    E’ un disegno specifico di distruzione dell’idea di cultura come ponte di civiltà fra Oriente e Occidente, fra popoli della Terra.
    Mi rendo conto che non si possono fare classifiche, ma non riesco a darmi pace del fatto che esista una simile pervicace orribile volontà di cancellare quel poco che ci unisce e che siamo riusciti a costruire con tanta fatica.
    Io ho visto Ninive, molti anni fa. E’ un ricordo che rimane nel cuore, anche se molto è (era) ricostruito. L’impressione, per chi ama l’antichità ma non solo, è enorme, l’emozione altrettanta, si ferma il respiro a Ninive. Ora c’è un motivo in più per non respirare…

  3. Il mondo oggi è retto da un pensiero unico che può essere sinteticamente definito con la parola Affarismo.
    Persone che non hanno avuto il tempo di acculturarsi ma, se lo hanno fatto, è stato solo in una direzione a senso unico.
    E’ l’Occidente che fornisce a questi terroristi le ruspe e le armi per le loro distruzioni; il medesimo Occidente che dal tempo di Auschwitz, ed ancor prima, persegue meticolosamente un lento ed inesorabile suicidio morale, culturale e fisico.

    • Condivido quasi tutto, con l’eccezione che la responsabilità per la precisa volontà di distruzione di questa nostra comune cultura va a persone specifiche con faccia, occhi, bocca, braccia e non a un generico Occidente. Caro Angelov, capisco bene quel che dici, ma generalizzare – pur avendo una buona parte di ragione – non ci esime dal mantenere gli occhi bene aperti su come si deve reagire in situazioni come queste.
      La responsabilità di un atto è SEMPRE di chi compie quell’atto. In seguito o contestualmente si possono certamente trovare cause e motivazioni. Ma se io uccido qualcuno, la colpa è mia e così la pena che merito, anche se esistono attenuanti per la vita infame che ho trascorso fino al momento dell’assassinio.

      • E’ pur vero che esistono degli autori materiali o morali di atti distruttivi e criminali, con nomi e cognomi, ma essi mi sembrano purtroppo intercambiabili…gli atti criminali e terroristici a cui assistiamo sono solo la punta di un iceberg, sostenuta da una struttura invisibile che ha diramazioni molto estese e forse imprevedibili. Dylan Thomas diceva che quando un poeta ha scritto una buona poesia ha contribuito al miglioramento del mondo, e questo anche se non può essere provato scientificamente; quindi sta ad ognuno di noi fare la cosa giusta per trasformare questi veleni nel loro opposto.

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