La Gran Bretagna resti nell’Unione Europea. Da Tracey Emin a Anish Kapoor: dopo Tillmans, in 300 firmano la lettera aperta

“Lasciare l’Europa sarebbe un salto nel buio per milioni di persone che in tutto il Regno Unito lavorano nelle industrie creative, e per altri milioni che in patria e all’estero beneficiano della crescita e della vitalità del settore culturale della Gran Bretagna“. Se la strada l’ha aperta Wolfgang Tillmans, con gli ormai celebri manifesti esposti […]


Lasciare l’Europa sarebbe un salto nel buio per milioni di persone che in tutto il Regno Unito lavorano nelle industrie creative, e per altri milioni che in patria e all’estero beneficiano della crescita e della vitalità del settore culturale della Gran Bretagna“. Se la strada l’ha aperta Wolfgang Tillmans, con gli ormai celebri manifesti esposti come nucleo integrale anche alla recente fiera Photo London, il contrasto della Brexit – sempre più attuale in vista del referendum del 23 giugno – è un impegno che pare mettere d’accordo un po’ tutta la classe intellettuale inglese, non certo abituata a trovarsi così unita su una questione di vitale importanza.
Lo testimonia la lettera aperta ripresa da Artnet, con la quale 300 eminenze culturali in diversi settori creativi perorano pubblicamente la causa della permanenza della Gran Bretagna nell’Unione europea. A firmarla artisti come Tracey Emin, Anish Kapoor, Elizabeth Price, Jeremy Deller, Martin Parr, Bob e Roberta Smith, affiancati dal direttore della Tate Modern Chris Dercon; e poi attori come Keira Knightley e Benedict Cumberbatch, e una stilista iconica come Vivienne Westwood. “Dai piccoli spazi espositivi alle più grandi gallerie d’arte blockbuster, molti di noi hanno lavorato a progetti che non sarebbero mai stati possibili senza l’appoggio dell’UE, o senza la collaborazione internazionale garantita dall’apertura delle frontiere“, si legge fra l’altro nella lettera.

Massimo Mattioli

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.

3 COMMENTS

  1. Bravi così si fa tutti uniti , uno per tutti e tutti per uno , forza per questa strada dopo abbattiamo le barriere del razzismo e della disuguaglianza .ho

  2. Ciò che ha fatto implodere il Comunismo in Russia, farà implodere anche quest’Europa Artificiale: la sua super-burocrazia.
    L’America imploderà per altre ragioni, e una di esse è la super-violenza dei suoi sistemi repressivi interni.

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