Cannes Updates: Un biopic su Loïe Fuller, la ballerina che inventò la danza serpentina ai tempi della Belle Epoque. Qui un estratto del film

Oggi Loïe Fuller se la ricordano in pochi, ma tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 non c’era nessuno che ignorasse chi fosse. Era nata vicino Chicago, non era alta, non era bella ed era anche grassottella e, poiché non aveva preparazione alle spalle, nessuno poteva immaginare che sarebbe diventata la più ricercata ballerina dell’epoca. […]

la Fuller in una delle foto dell'epoca

Oggi Loïe Fuller se la ricordano in pochi, ma tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 non c’era nessuno che ignorasse chi fosse. Era nata vicino Chicago, non era alta, non era bella ed era anche grassottella e, poiché non aveva preparazione alle spalle, nessuno poteva immaginare che sarebbe diventata la più ricercata ballerina dell’epoca. Insieme con Isadora Duncan e Ruth St. Denis è stata tra le grandi pioniere della danza contemporanea.
Calcò i palcoscenici di mezzo mondo e fu il fiore all’occhiello delle Folies Bergere. Ispirò artisti e poeti e molti registi, tra cui i fratelli Lumière, documentarono quello che allora sembrava assolutamente eccezionale. La Fuller diventò famosa soprattutto per la danza farfallina, un ballo scenografico in cui associava movimenti di tessuto a luci variopinte e musica suggestiva.

DANZARE COME UNA FARFALLA
La spettacolarità era assicurata grazie a particolari effetti di luce e a metri di seta svolazzanti governati da bastoni nascosti. Loïe morì prematuramente di cancro, pare a causa del radio contenuto nei vestiti che la rendevano fluorescente al buio del palcoscenico.
Dopo un secolo, Stephanie di Giusto ricorda questo grande personaggio con il film in costume La danseuse, presentato a Cannes nella sezione Un certain regard.
Protagoniste, l’ex musicista indie Soko e, per la prima volta Lily-Rose Melody Depp, figlia di Vanessa Paradis e Johnny Depp. Purtroppo il film non è all’altezza della storia: nonostante una colonna sonora coinvolgente e raffinata e un soggetto tanto interessante, la pellicola stenta a decollare e non bastano i costumi sontuosi né la “garanzia Wild Bunch”, né, ancora, un esordio dinastico a convincere che non si tratti di un abbozzo poco convincente e di una grande occasione sprecata. Peccato. Nei video un estratto del film e una clip dell’artista filmata da vari operatori dell’epoca.

-Federica Polidoro

www.festival-cannes.com

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Federica Polidoro
Federica Polidoro si laurea in Studi Teorici Storici e Critici sul Cinema e gli Audiovisivi all'Università Roma Tre. Ha diretto per tre anni il Roma Tre Film Festival al Teatro Palladium, selezionando opere provenienti da quattro continenti, coinvolgendo Istituti di Cultura come quello Giapponese e soggiornando a New York per la ricerca di giovani talent sia nel circuito off, che nell'ambito dello studentato NYU Tisch, SVA e NYFA. Ha girato alcuni brevi film di finzione, premiati in festival e concorsi nazionali. Ha firmato la regia di spot, sigle e film di montaggio per festival, mostre, canali televisivi privati e circuiti indipendenti. Sta lavorando ad un videoprogetto editoriale per la casa editrice koreana Chobang. È giornalista pubblicista e negli anni ha collaborato con quotidiani nazionali, magazine e web media come Il Tempo, Inside Art e Il Faro. Ha seguito da corrispondente i principali eventi cinematografici dell'agenda internazionale tra cui Cannes, Venezia, Toronto, Taormina e Roma e i maggiori avvenimenti relativi all'arte contemporanea della Capitale. Attualmente insegna Tecniche di Montaggio all'Accademia di Belle Arti.