È morto Malik Sidibé, grande protagonista della fotografia contemporanea. Fu il primo africano a vincere il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia

“Nessun artista è stato più attivo nell’accrescere l’importanza della fotografia nel continente, così come nel contribuire alla sua storia, all’arricchimento del suo archivio di immagini e all’affinamento della nostra conoscenza dei toni e delle trasformazioni che hanno caratterizzato la cultura africana tra la seconda metà del Ventesimo secolo e l’inizio del Ventunesimo”. Questo si leggeva, […]

Malik Sidibé

Nessun artista è stato più attivo nell’accrescere l’importanza della fotografia nel continente, così come nel contribuire alla sua storia, all’arricchimento del suo archivio di immagini e all’affinamento della nostra conoscenza dei toni e delle trasformazioni che hanno caratterizzato la cultura africana tra la seconda metà del Ventesimo secolo e l’inizio del Ventunesimo”. Questo si leggeva, nel 2007, fra le motivazioni per la quali la Biennale Arte di Venezia, diretta da Robert Storr, assegnava – un po’ a sorpresa – il Leone d’oro alla carriera al grande fotografo africano Malik Sidibé, scomparso nei giorni scorsi a Bamako, capitale del Mali, all’età di 80 anni. Il primo artista africano ad essere onorato con l’importante riconoscimento veneziano: giunto al culmine di una lunga e prestigiosa carriera sulle spalle, costellata di mostre personali in grandi musei, che però lo hanno visto sempre fedele all’Africa e al suo Paese natale, da dove riuscì a distinguersi nel panorama internazionale, spesso in accoppiata con l’amico e connazionale Seydou Keita, anch’egli fotografo.

CULTURA POPOLARE, DOCUMENTARIO, RITRATTO IN STUDIO
Negli anni Settanta si era specializzato nel ritratto in studio, dopo un lungo periodo di lavoro sulla cultura popolare e poi sulla fotografia documentaria. Fra le sue mostre più importanti, personali al Museum of Contemporary Art di Chicago, al Centre d’Art Contemporain di Ginevra, allo Stedelijk Museum di Amsterdam, all’Hasselblad Center di Göteborg, in occasione dell’assegnazione a lui, nel 2003, dell’Hasselblad Award for photography. In Italia ha esposto fra l’altro alla galleria torinese Guido Costa, alla milanese Corsoveneziaotto, ed a Roma al Museo Hendrik C. Andersen. Nel 2010 una sua ampia mostra si è tenuta a Reggio Emilia alla Collezione Maramotti.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.