Bologna Updates: Flavio Favelli raccontato da Mariagrazia Pontorno e Giovanni De Angelis. Reportage dal tour romagnolo nel sabato di Arte Fiera

Ore 10.30. Appuntamento davanti al MAMBo. Un pullman gran turismo è parcheggiato nel piazzale accanto. È una giornata umida e nebbiosa, perfetta per ascoltare i racconti di Flavio Favelli durante il tragitto. La gita è gratuita e su prenotazione sino ad esaurimento posti, il pubblico è eterogeneo. Il discorso è preso apparentemente alla lontana, si […]

Ore 10.30. Appuntamento davanti al MAMBo. Un pullman gran turismo è parcheggiato nel piazzale accanto. È una giornata umida e nebbiosa, perfetta per ascoltare i racconti di Flavio Favelli durante il tragitto. La gita è gratuita e su prenotazione sino ad esaurimento posti, il pubblico è eterogeneo. Il discorso è preso apparentemente alla lontana, si parla del corredo funerario di Tutankhamon, della maschera d’oro massiccio ma anche del mazzolino di fiori deposto dalla moglie del faraone sulla tomba dell’amato sposo, del linguaggio pubblico del potere e di quello privato dei sentimenti. Nel frattempo dal finestrino il paesaggio rarefatto ci riporta dal Cairo all’Emilia.
La prima tappa è il Cimitero Monumentale della Certosa di Bologna. Lì si trova Sala d’attesa (2008), opera destinata alla celebrazione dei riti aconfessionali. È un ambiente di raccoglimento, in cui tutto è stato scrupolosamente pensato e rigorosamente studiato: l’illuminazione costituita da 25 lampadari Maria Teresa, che non partono dal soffitto ma da tiranti in acciaio agganciati a una struttura in legno; così da avvicinare la fonte di illuminazione alle panche in legno rosso lacca, percorse da una linea dorata; c’è un pavimento sopraelevato in marmo, ricavato da frammenti provenienti da ripiani di mobili; e infine un mosaico costituito da specchi di riuso. Ma per Favelli forse sarebbe più giusto parlare di spoglio, che avviene però in territori laici, individuando il punto esatto in cui il ricordo individuale è tangente alla memoria collettiva.
Il viaggio continua verso Savigno, luogo in cui l’artista vive e lavora. La comitiva è condotta in un capannone industriale, dove una monumentale installazione di 36 mq, Mobilia Essay, occupa lo spazio in modo massiccio. Decine di mobili di primi novecento sono assemblati a costituire le mura in radica di una città monolitica e misteriosa. Mentre un fregio che scopriamo provenire dalla locandina di un film hard la percorre in tutto il suo perimetro. La borghesia e la sua ombra, il visibile e il nascosto. La visita si conclude, e quando Favelli congeda gli ospiti, il suo discorso su Tutankhamon è ormai chiaro. Lo lasciamo da vivo nel suo mausoleo e saliamo sul pullman.

Mariagrazia Pontorno

 

 

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