Lo Strillone: Umberto Eco e i ribelli anti-Mondazzoli su La Repubblica. E poi la fragilità dei musei italiani, Ferruccio Gard

“Il progetto è l’unica alternativa alla Settimana Enigmistica, il vero rimedio contro l’Alzheimer”. Così Umberto Eco commenta su La Repubblica la nascita de “La Nave di Teseo”, due legni arcuati e all’insù come simbolo, “la nuova casa editrice finanziata dagli scrittori, a partire dai due milioni di Umberto Eco che a 83 anni fa progetti […]

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Il progetto è l’unica alternativa alla Settimana Enigmistica, il vero rimedio contro l’Alzheimer”. Così Umberto Eco commenta su La Repubblica la nascita de “La Nave di Teseo”, due legni arcuati e all’insù come simbolo, “la nuova casa editrice finanziata dagli scrittori, a partire dai due milioni di Umberto Eco che a 83 anni fa progetti con l’entusiasmo e i rischi di un ragazzo”. È Elisabetta Sgarbi a coordinare un gruppo di ribelli che non accettano di restare con la nuova sigla Mondazzoli: “Umberto Eco, Sandro Veronesi, Hanif Kureishi, Tahar Ben Jelloun: sono tra il meglio della scuderia Bompiani. Non hanno accettato di pubblicare per il nuovo colosso controllato da Segrate”. E come si finanzieranno? “Ci mettono soldi anche un finanziere-scrittore, il dottor Brera (‘sì, sono un parente alla lontana’) e Jean Claude Fasquelle, un altro giovanotto di 85 anni, l’enigmatico ‘grande vecchio’ dell’editoria francese, noto per i suoi interminabili silenzi e per l’abilità nello schivare le interviste: lo chiamano ‘l’homme de l’ombre’“.

Poco personale, distacco dalla società e scarse competenze gestionali: il furto di Verona dimostra la fragilità dei nostri musei. Il Fatto Quotidiano resta sul tema caldo aperto dal colpo al Museo civico di Castelvecchio, “l’ennesimo campanello d’allarme per i musei italiani. Tre uomini arrivati quando quasi tutto il personale era andato via e prima che il sistema d’allarme venisse attivato: i responsabili sembrano stati imboccati, come alla Galleria d’Arte Moderna di Roma nel 1998 quando un Van Gogh e un Cèzanne finirono a banditi che si appoggiavano al personale interno. La Gnam fu protagonista un anno fa di un’altra stranezza: una testa di Medardo Rosso scomparsa e riposta tre giorni dopo in un armadietto per il pubblico. In quale museo al mondo è possibile rimuovere e riportare indietro un’opera senza che almeno una telecamera registri?”. Come lavora un ritrattista della materia. Sul Corriere della Sera ricompare Sebastiano Grasso per dedicare un elzeviro a Ferruccio Gard, “un ‘piemontese autentico’. Di quelli, cioè, che hanno sempre puntato tutto sulla centralità del lavoro e sul senso del dovere. Nel suo caso particolare, sia nel fare il giornalista televisivo, sia nel costruire labirinti colorati: parallele, griglie, intrecci, rettangoli, quadrati inseriti l’uno dentro l’altro, a formare labirinti ‘elettronici’ che sembravano non avere fine”.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.