Chi erano i morti negli attentati di Parigi? Giornalisti, architetti, critici d’arte, artisti: tanti legati al mondo della creatività e della comunicazione. Li ricordiamo qui

129. Il tragico conteggio dei morti per gli attentati terroristici di Parigi si ferma ancora, nelle informazioni e nelle considerazioni generali – ad un freddo numero. Ma col passare delle ore, dietro a quel numero si materializzano persone, esistenze, destini, da quel numero si diramano rapporti umani, parentele, storie di vita. Come in Italia per […]

Un'opera dell'artista Alban Denuit, scomparso al Bataclan (foto Camilo Osorio Suarez)

129. Il tragico conteggio dei morti per gli attentati terroristici di Parigi si ferma ancora, nelle informazioni e nelle considerazioni generali – ad un freddo numero. Ma col passare delle ore, dietro a quel numero si materializzano persone, esistenze, destini, da quel numero si diramano rapporti umani, parentele, storie di vita. Come in Italia per Valeria Solesin, l’unica connazionale scomparsa in Francia, una ragazza di 28 anni partita da Venezia verso la Sorbona per un dottorato della demografia, da quattro anni a Parigi, fino a quel tragico concerto al Bataclan. Stando a quanto annunciato dal premier francese, 103 dei 129 morti hanno ora un nome: ed il quotidiano Le Monde ha deciso di pubblicarli, i nomi, nei casi in cui la scomparsa è stata confermata da un membro della famiglia o da un datore di lavoro. Storie che si fanno sempre più toccanti, destini che si intrecciano, umanità disparate che si trovano riunite da scelte apparentemente banali: stasera concerto o cinema? Prendiamo un caffè o un gelato? Ho due biglietti per lo stadio, vieni? Studenti, impiegati, pensionati, operai, sportivi: ma molti dei caduti di venerdì 13 erano legati – emerge compulsando la lista – al mondo della creatività e della comunicazione. Forse perché quella è la tipologia più portata a frequentare un concerto, come quello del Bataclan.

LO SCULTORE DI BORDEAUX, IL CRITICO D’ARTE TEDESCO
C’era per esempio Thomas Ayad, 32 anni, funzionario dell’Universal Music Group, etichetta discografica legata agli Eagles of Death Metal, il gruppo che si esibiva nel locale. C’era Breuil Elodie, 23 anni, studente di design, e poi William B. Decherf, 43 anni, giornalista per la rivista Inrockuptibles, e Marie Mosser, 24 anni, collaboratrice del website Celebrities in Paris. Morto al Bataclan anche Quentin Mourier, giovanissimo architetto ventinovenne impegnato nell’Atelier International du Grand Paris, raggruppamento creato nel 2010 da Sarkozy per studiare appunto il futuro della Grand Paris; stessa età, stessa professione e stesso destino quelli di Amine Ibnolmobarak, marocchino, supervisore presso la Scuola Nazionale di architettura di Parigi Malaquais. Era uno scultore, oltre che docente all’Università di Bordeaux-Montaigne, Alban Denuit, 32 anni, la cui morte è stata annunciata dalla galleria Eponyme, mentre era legato al mondo delle arti visive, ma da un altro lato, il tedesco Fabien Stech, 51 anni, docente di filosofia e critico d’arte.

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.