Stirling Prize 2015, ecco i sei edifici in lizza per il più importante premio di architettura del Regno Unito. Nessuna archistar in corsa

Due strutture di edilizia scolastica – Burntwood School di Allford Hall Monaghan Morris (Londra) e University of Greenwich Stockwell Street Building di Heneghan Peng Architects (Londra), la galleria The Whitworth di MUMA per l’Università di Manchester, due complessi residenziale entrambi a Londra – Darbishire Place di Níall McLaughlin Architects e NEO Bankside di Rogers Stirk […]

Due strutture di edilizia scolastica – Burntwood School di Allford Hall Monaghan Morris (Londra) e University of Greenwich Stockwell Street Building di Heneghan Peng Architects (Londra), la galleria The Whitworth di MUMA per l’Università di Manchester, due complessi residenziale entrambi a Londra – Darbishire Place di Níall McLaughlin Architects e NEO Bankside di Rogers Stirk Harbour + Partners – e il centro per cure oncologiche Maggie’s Lanarkshire di Reiach and Hall Architects (Airdrie, Scozia): questi i finalisti del Riba Stirling Prize 2015, il riconoscimento inglese assegnato, a partire dal 1996, all’edificio capace di dare “il più grande contributo all’evoluzione dell’architettura nel corso dell’ultimo anno”. Evoluzione del precedente “The Building of the Year Award” il cui esordio risale al 1988, il premio del RIBA – Royal Institute of British Architects si concentra su alcuni criteri distintivi, tra i quali accessibilità, sostenibilità e capacità di stimolare e coinvolgere occupanti e visitatori.
Nel 2010 venne assegnato a Zaha Hadid Architects per il Maxxi di Roma e anche lo scorso anno la prima donna a conquistare il Premio Pritzker nel 2004 era in nomination con il London Aquatics Centre; in lizza, tra gli altri, c’erano anche Renzo Piano Building Workshop per il grattacielo The Shard, Mecanoo per la Library of Birmingham e Haworth Tompkins risultato poi vincitore con l’Everyman Theatre. Balza dunque agli occhi per l’edizione in corso, i cui risultati saranno resi noti a metà del prossimo ottobre, l’assenza di archistar e di edifici già capaci, nei primi mesi di attività, di imporsi per la loro impronta innovativa, ad eccezione del museo Whitworth, già vincitore nei giorni scorsi del prestigioso Art Fund Prize for Museum of the Year 2015. Un possibile fil rouge della selezione 2015 può essere rintracciato nella preferenza per progetti che vanno a legarsi a preesistenze, come nel caso della Burntwood School resa riconoscibile dall’uso del calcestruzzo prefabbricato; il Maggie’s Cancer Caring Centre infine, oltre ad insistere su un’area già occupata da un ospedale realizzato un trentennio fa, adotta soluzioni comuni all’edilizia residenziale privata e si qualifica come un luogo rassicurante, anche grazie alla discrezione del filtro tra esterno e interno.

– Valentina Silvestrini

 

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Valentina Silvestrini
Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito l'abilitazione professionale. Ha intrapreso il percorso professionale in parallelo con gli studi, occupandosi di allestimenti museali, fieristici ed eventi presso studi di architettura e all’ICE - Istituto nazionale per il Commercio Estero fino al 2011. Successivamente ha frequentato il "Corso di alta formazione e specializzazione in museografia" della Scuola Normale Superiore di Pisa e ha curato gli eventi e la comunicazione della FUA - Fondazione Umbra per l’Architettura, a Perugia. I suoi articoli sono stati pubblicati anche su Abitare, abitare.it, domusweb.it, Living, Klat, Icon Design, Grazia Casa, Cosebelle Magazine e Sky Arte. Oltre all'architettura, ama i viaggi e ha una predilezione per l'Asia e il Medio Oriente.