New York Updates: le mostre di primavera del New Museum aprono la Frieze Week. Ecco il video con i suoni di Cuoghi e Kjartansson

Grande opening e grande festa a Downtown Manhattan per l’apertura – strategicamente collocata nel cuore della Frieze Week – delle mostre primaverili del New Museum. Il museo “multistrato” pensato dagli architetti giapponesi di SANAA è stato perfettamente interpretato dal team curatoriale e dalla direzione espositiva (saldamente nelle mani di Massimiliano Gioni): ovvero una mostra personale […]

Grande opening e grande festa a Downtown Manhattan per l’apertura – strategicamente collocata nel cuore della Frieze Week – delle mostre primaverili del New Museum. Il museo “multistrato” pensato dagli architetti giapponesi di SANAA è stato perfettamente interpretato dal team curatoriale e dalla direzione espositiva (saldamente nelle mani di Massimiliano Gioni): ovvero una mostra personale per ogni piano. Con presenze assai significative come la prima ampia personale museale di Camille Henrot negli Stati Uniti, la stessa Camille Henrot (trentaseienne francese) ad aver vinto il Leone d’Argento come giovane artista alla scorsa Biennale d’Arte di Venezia curata proprio da Massimiliano Gioni. Qui, oltre ad una installazione floreal-ikebana, a molti disegni (sconfessando la sua fama, insomma, di solo videoartista) e a tanti video, Henrot presenta una nuova videoinstallazione modulata con lo stesso stile di quella che molti hanno apprezzato in Laguna lo scorso anno.
E se Camille Henrot – Biennale esclusa – è ancora poco o pochissimo conosciuta al pubblico italiano, il contrario si può dire di Ragnar Kjartansson, che ha tantissime volte calcato le scene di casa nostra e che al quarto piano del New Museum porta una sua videoinstallazione (lui preso a sputi dalla mamma) vista più volte nel nostro paese. L’installazione principale, tuttavia, è una performance nella quale per tutta la durata della mostra 10 musicisti suonano una chitarra stravaccati alla meglio su sedie, divani e materassi, spesso a piedi nudi. Il tutto ispirato ad in film islandese nel quale ebbe un ruolo di attrice la mamma dell’artista.

E per i molti presenti (tra cui una pletora di italiani, da Germano Celant a Francesco Bonami passando da Pepi Marchetti, Damiana Leoni, Vincenzo De Bellis e Alfonso Artiaco) buona è stata l’occasione per percorrere la già inaugurata installazione di Roberto Cuoghi. Un percorso audio completamente al buio – anche questo grande come un intero piano del museo – che riprende i suoni di un immaginario lamento assiro del sesto secolo Avanti Cristo (all’epoca l’impero degli Assiri e la loro capitale erano sotto attacco), performato con oggetti trovati e adattati dallo stesso artista in un ambiente immersivo che lavora sull’immaginazione degli spettatori.
Altre mostre (e altri piani) appannaggio di David Horvitz e Hannah Sawtell, mentre nel video qualche istante e qualche suggestione dai piani occupati da Cuoghi e da Kjartansson…

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