Morta a Milano Nini Mulas. Vedova del grande Ugo Mulas e anche lei importante fotografa, collaborò con artisti come Pomodoro, Melotti, Consagra

Come accadeva sempre in quegli anni a Milano, nel giro dell’arte, loro si erano conosciuti nel 1958 al Bar Jamaica: trentenne lui, neanche ventenne lei. Lui era il grande Ugo Mulas, che nei decenni a venire sarebbe diventato uno dei maggiori fotografi italiani, prima della morte prematura nel 1973; lei era Nini (o Antonia), giovanissima […]

Nini Mulas

Come accadeva sempre in quegli anni a Milano, nel giro dell’arte, loro si erano conosciuti nel 1958 al Bar Jamaica: trentenne lui, neanche ventenne lei. Lui era il grande Ugo Mulas, che nei decenni a venire sarebbe diventato uno dei maggiori fotografi italiani, prima della morte prematura nel 1973; lei era Nini (o Antonia), giovanissima fotografa poi divenuta non solo sua moglie, ma anche compagna nell’attività, affiancandolo nella gestione dello studio fotografico. Nini Mulas, per anni custode delle memorie del marito, che ha poi riproposto con la sua attività di fotografa su livelli di primissimo piano, è morta oggi a Milano, all’età di settantacinque anni, dopo una lunga malattia.
Dopo la morte di Ugo Mulas, si era occupa di tutelarne il lascito costituendo l’Archivio Mulas, poi gestito dalle due figlie avute da lui, Melina, a sua volta nota fotografa, e Valentina, più impegnata direttamente nell’archivio. Ed aveva coltivato le tante amicizie strette negli anni, con personaggi come Arnaldo Pomodoro, Fausto Melotti, Pietro Consagra. Contemporaneamente Nini aveva sviluppato un lavoro fotografico autonomo, che nella seconda metà degli anni Settanta portò a un ampio progetto sul Muro di Berlino; nel 1979 aveva pubblicato per Einaudi San Pietro, con una prefazione di Federico Zeri, e l’anno successivo aveva esposto al Mart di Rovereto una serie di ritratti realizzati a partire dal 1977.
Negli anni Ottanta l’impegno nella fotografia di architettura, con servizi su grandi città europee e nordamericane, oltre a note campagne pubblicitarie per Fiat, Pininfarina, Poltrona Frau, Rank Xerox, Olivetti. Aveva lavorato anche alla televisione, dirigendo e conducendo, per Rai Tre, la rubrica televisiva In prima persona, con ritratti di importanti personalità del mondo della cultura e dell’arte. Negli ultimi anni si divideva fra Milano e l’Umbria, dove era giunta ad animare la piccola ma brillante comunità artistica di Todi: ospite fissa degli opening alla galleria Bibo’s Place di Matteo Boetti e Andrea Bizzarro.

Massimo Mattioli

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.