Matteo Renzi insiste: “accorpare le soprintendenze e gestione manageriale dei poli museali”. Ma quando e come si passerà dalle parole ai fatti?

È un Matteo Renzi decisamente “renziano”, quello che esce dal Consiglio dei Ministri di oggi – mercoledì 30 aprile – e racconta in conferenza il progetto di riforma della Pubblica amministrazione. Diretto, fattivo e informale secondo alcuni, facilone, pressappochista e astratto dalla realtà secondo altri. Di certo c’è che il varo della riforma, annunciata come […]

Matteo Renzi

È un Matteo Renzi decisamente “renziano”, quello che esce dal Consiglio dei Ministri di oggi – mercoledì 30 aprile – e racconta in conferenza il progetto di riforma della Pubblica amministrazione. Diretto, fattivo e informale secondo alcuni, facilone, pressappochista e astratto dalla realtà secondo altri. Di certo c’è che il varo della riforma, annunciata come cosa fatta, è stato per ora rimandato al 13 giugno, “per lasciare 40 giorni alla discussione del testo che diventerà una legge-delega”; e di certo c’è anche che i tanti, tantissimi provvedimenti, vengono tratteggiati, ma si è ben lontano dal dettagliare le modalità, e ancor più lontani dal fissare scadenze.
Certo, non si può negare che in linea di principio la direzione sia spessissimo condivisibile, da quando prevede – ad esempio – di accorpare l’Aci, il Pra e la Motorizzazione civile, a quando intende ridurre del 50% i permessi sindacali nella pubblica amministrazione. Ed è condivisibile – le posizioni di Artribune sono ormai note ai lettori, su questi temi – anche quando tocca aree interessate alla gestione del patrimonio: prevedendo – queste le precise parole del premier – “l’accorpamento delle soprintendenze e la gestione manageriale dei poli museali”. Ma anche qui l’obbiezione è la medesima: quando e come si passerà dalle parole ai fatti? Cosa vuol dire gestione manageriale, una frase fatta che circola da almeno 20 anni, ma che poi non è mai divenuta operativa? Come si pone al proposito il ministro Franceschini? E cosa significa accorpamento delle soprintendenze? Il problema, nello specifico, non è tanto la loro quantità, ma i loro assurdi poteri di veto…

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