Quel David bardato come Rambo: la pubblicità di ArmaLite non è piaciuta alle Istituzioni italiane. Dopo il Ministro Franceschini interviene il Soprintendente Cristina Acidini. Ma l’immagine era già stata ritirata…

Il neo ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini aveva tuonato contro quell’inedito David, munito di un super bazooka al posto della fionda, dichiarando: “L’immagine pubblicitaria del David armato offende e viola la legge. Agiremo contro l’azienda americana che deve ritirare subito la campagna”. L’azienda era la ArmaLite, marchio produttore di armi, che si era inventato questa campagna ad […]

Il David della ArmaLite

Il neo ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini aveva tuonato contro quell’inedito David, munito di un super bazooka al posto della fionda, dichiarando: “L’immagine pubblicitaria del David armato offende e viola la legge. Agiremo contro l’azienda americana che deve ritirare subito la campagna”. L’azienda era la ArmaLite, marchio produttore di armi, che si era inventato questa campagna ad effetto, sfruttando la bellezza universale del David: lo slogan “A work of art” accomunava l’iconica scultura michelangiolesca al poderoso fucile AR-50A1, bello e perfetto proprio come un’opera d’arte.
Idea tanto banale quanto estrema, che al Ministro non era piaciuta affatto. E non solo a lui. Cristina Acidini, Soprintendente per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze,  era tornata ieri sul tema con una lunga lettera esplicativa. Un documento che riportava l’attenzione sulla Legge Ronchey, in cui il permesso per l’utilizzo di immagini artistiche a fini commerciali viene vincolato a “una attenta valutazione della idoneità della proposta”. Cosa che, aggiungeva la Acidini, non avviene quasi mai, complice la facilità con cui il web mette in circolazione foto e riproduzioni.

Cristina Acidini
Cristina Acidini

I parametri da seguire sono quelli del rispetto “dell’integrità e dignità culturale delle opere”: fotomontaggi, claim, accostamenti, manipolazioni, non devono essere lesivi dell’identità e del prestigio dell’opera stessa. Cosa che la ArmaLite non aveva fatto, tramutando in un volgare Rambo  l’aitante pastorello biblico, che abbattè con un pietra il bruto Golia. Insomma, un’immagine inconciliabile con l’originaria figura, simbolo di fede, forza morale e coraggio.
Cosa possono fare le Istituzioni italiane in questi casi? Pochi gli strumenti concreti, in quanto non sono previste sanzioni per chi contravviene. E ancor più difficile è la trattativa quando si opera “nel quadro di una complessa normativa internazionale”. L’unica strada è quella di una moral suasion:  provare a convincere gli interessati, affilando le armi delle dialettica.
Ma nel caso del Rambo/David non ci sarà bisogno di adoperarsi. Una seconda lettera della Acidini svela oggi verità confortanti: secondo “attendibili fonti italiane e statunitensi” la pubblicità in questione sarebbe stata ritirata già nell’estate del 2013. Polverone fiori tempo massimo.
La nuova proprietà dell’azienda aveva infatti dichiarato, lo scorso 10 marzo, a seguito delle minacce del governo italiano, che quella trovata era in effetti di “cattivo di gusto“. Aggiungendo: “Siamo profondamente rammaricati che ArmaLite abbia offeso qualcuno con questa campagna sui media, che abbiamo interrotto dopo aver acquistato la compagnia. Faremo ogni sforzo per essere sicuri che qualsiasi residuo della campagna sia rimosso dalla fruizione pubblica“. Peccato che alle autorità italiane questa dichiarazione era del tutto sfuggita, tanto che la Acidini si diceva pronta, fino a ieri, a battersi con convinzione. Meglio così. Deposte le armi, quelle legali e quelle militari, la battaglia la vincono l’arte, il buon senso e soprattutto il David. Che nei panni di Stallone proprio non doveva starci troppo bene.

– Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critica d'arte, giornalista, editorialista culturale e curatrice. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove è stata anche responsabile dell'ufficio comunicazione. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatorice dell’Archivio S.A.C.S (Sportello Artisti Contemporanei Siciliani) presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali. Dal 2018 al 2020 ha lavorato come Consulente per la Cultura del Presidente della Regione Siciliana e dell'Assessore dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana.