“Pompei crolla, il ministro deve dimettersi!”. Chi lo dice? Lo diceva Dario Franceschini quando al Collegio Romano c’era Bondi: e adesso qualcuno glielo ricorda…

Giusto per chiarire subito le posizioni: Artribune – a non da oggi – trova del tutto fuori luogo, fino a sfiorare il ridicolo, che si richiedano le dimissioni di un ministro per un singolo evento pur disastroso avvenuto in una materia di sua competenza. Soprattutto – ed è il caso a cui ci riferiamo – […]

Dario Franceschini

Giusto per chiarire subito le posizioni: Artribune – a non da oggi – trova del tutto fuori luogo, fino a sfiorare il ridicolo, che si richiedano le dimissioni di un ministro per un singolo evento pur disastroso avvenuto in una materia di sua competenza. Soprattutto – ed è il caso a cui ci riferiamo – se l’evento riguarda Pompei ed i crolli di porzioni di edifici, che da anni minacciano la straordinaria area archeologica: situazioni gravissime, ma frutto – oltre che di condizioni meteorologiche spesso imprevedibili – di incuria e trascuratezza accumulatesi in decenni se non secoli, che difficilmente un ministro può aggredire con efficacia in pochi mesi di mandato. Diverso è il giudizio sulle politiche complessive con le quali il ministro approccia la problematica, ma in quel caso la richiesta di dimissioni dovrebbe essere strutturata e contestualizzata in una prospettiva più ampia: non legata – come accaduto più volte in anni recenti – all’evento contingente.
E invece questo puntualmente accade: anche oggi, davanti agli ultimi cedimenti – ne parlavamo ieri, riguardano il Tempio di Venere e la tomba di Lucius Publicius Syneros – arriva puntuale qualcuno pronto a chiedere il passo indietro del neoministro Dario Franceschini, a pochi giorni peraltro dal suo insediamento. Una mozione strampalata, da liquidare con un sorriso: eppure molti non l’hanno presa così. Già, perché – lo riportiamo a titolo di inventario – sono stati in molti a ricordare che quando i danni a Pompei si verificarono durante il mandato di Sandro Bondi, fu il Partito Democratico a chiedere la testa, minacciando anche la mozione di sfiducia individuale. Ed il capogruppo del PD alla Camera, nonché il più determinato accusatore di Bondi – si veda il video allegato – era proprio… Dario Franceschini.

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.