Giovanni Ozzola tra Oriente e Occidente. Per la serie Italiani all’estero, la personale del giovane fiorentino negli spazi di Continua a Pechino. Lungo le traiettorie delle comete e degli esploratori

La théorie des comètes è il titolo della prima mostra personale di Giovanni Ozzola ospitata negli spazi della Galleria Continua di Pechino. Concepita ad hoc, l’esposizione presenta al pubblico asiatico gli sviluppi recenti delle ricerche dell’artista, formalizzate secondo una pluralità mediale che ammicca all’Oriente guardando all’Occidente, e fornendo al contempo una serie di spunti di riflessione […]

Giovanni Ozzola, Propeller. L'Eterno Ritorno, 2013 - brass, hand written texts - ø 50 x 10 cm Courtesy the artist and Galleria Continua - Photo Gustavo Rugeles G.

La théorie des comètes è il titolo della prima mostra personale di Giovanni Ozzola ospitata negli spazi della Galleria Continua di Pechino. Concepita ad hoc, l’esposizione presenta al pubblico asiatico gli sviluppi recenti delle ricerche dell’artista, formalizzate secondo una pluralità mediale che ammicca all’Oriente guardando all’Occidente, e fornendo al contempo una serie di spunti di riflessione esistenziali.
A introdurre il percorso espositivo è il piccolo scatto Beijing Winter (2013)tanto piccolo quanto intimo e intenso – che mostra una porta socchiusa disegnata solo da una lama di luce che consente a chi guarda d’immaginare il “non fotografato”. Quasi in opposizione, nell’ampio spazio centrale, la grande e rumorosa tripla proiezione Garage – Desert – Soundscape (2013) diviene una sorta di stargate dall’Oriente all’Occidente e viceversa. Qui assistiamo al rito di tre saracinesche che lentamente si alzano e consegnano alla visione un paesaggio desertico modificato solo dal vento.
Di natura differente è invece la grande installazione Scars (2013). Elegante e preziosa, presenta le storiche rotte di esploratori come Colombo, De Gama, Magellano e Zheng He, incise su 98 lastre di ottone e astratte dal sistema di riferimento cartografico. Immediato è dunque il rimando all’installazione Light – History – Pathos (2013) che invece utilizza l’astrazione segnica delle rotte, dipinte su sfere di vetro e illuminate, per creare sulle pareti proiezioni autonome capaci di configurare un complesso sistema di segni.

Giovanni Ozzola, Printemps France II, 2013 - 4 bells with handwritten texts - variable dimensions Courtesy the artist and Galleria Continua – foto Eric Gregory Powel
Giovanni Ozzola, Printemps France II, 2013 – 4 bells with handwritten texts – variable dimensions Courtesy the artist and Galleria Continua – foto Eric Gregory Powel

Su questo confine che oscilla tra il visibile e l’invisibile il viaggio multisensoriale di Ozzola prende forma tra suggestioni scientifiche e filosofiche, contaminate da umori occidentalizzati e visioni orientali, come nel caso del gruppo di sculture Propellers series, o Dust Printemps France II, entrambe del 2013. Nella prima serie l’artista utilizza delle vere eliche, geometricamente perfette, recuperate da barche naufragate, sulle quali ha inciso frasi che toccano religione, scienza e filosofia evidenziando le energie delle quali sono portatrici e ovviamente il dinamismo, lo spostamento fisico, il transito.
Concettualmente simile è il secondo gruppo di opere costituito da campane trovate e provenienti dalla collezione di Ozzola, frutto di un progetto nato a Bordeaux; l’oggetto in questione continua a “vivere” nella condizione di mono-tonia, dovuta alla sua stessa natura funzionale, ma in un contesto altro rispetto a quello originale denunciando quindi un cambiamento di stato e funzione.
Il ritmo “ascensionale” della mostra si conclude al secondo livello dello spazio con Mount – Series (2013), gruppo di vette sacre, simbolicamente centrali per molte religioni, che impresse su lastre di rame e alterate con gli acidi, conservano allo stesso tempo la funzione di matrice incarnando l’essenza dell’opera stessa.

– Gino Pisapia

Giovanni Ozzola – La théorie des comètes
Gelleria Continua
Dashanzi Art District 798 #8503
2 Jiuxianqiao Road, Chaoyang Dst. 
Pechino
fino al 13 aprile 2014
www.galleriacontinua.com

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Gino Pisapia
Classe 1981, Gino Pisapia è critico d’arte e curatore indipendente, indaga e si occupa di ricerca sulle ultimissime esperienze artistiche, vive e lavora a Firenze. Nel 2006 si è laureato in Storia dell'arte Contemporanea all'Università di Napoli, nel 2007 ha conseguito un master in Management dei Beni Culturali promosso dalla Regione Campania. Ha ideato e realizzato progetti di didattica museale integrata, nel 2008 ha scritto e diretto il documentario Astrazione Napoletana sull'opera di Renato Barisani e dal 2007 al 2010 ha collaborato con la Galleria Lia Rumma di Napoli/Milano. Ha tenuto lezioni di storia dell'arte e fatto parte di varie giurie per l'assegnazione di premi legati alla cultura e all'arte contemporanea. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati tra cui Memories; vertigine [di]segno; Tempus edax rerum; Elements; Cleo Fariselli. I suoi contributi critici sono presenti in diverse pubblicazioni. Scrive per Exibart, ArsKey e Artribune.