Etnologia e impegno sociale. Il Museo Guatelli, nel parmense, progetta una grande installazione dedicata al naufragio di Lampedusa dell’ottobre scorso: e cerca 366 paia di scarpe…

Il Museo Guatelli raccoglie scarpe. 366 paia, 366 come le vittime del naufragio di Lampedusa dell’ottobre 2013. In questo luogo misterioso e intrigante appena fuori Parma si è pensato a una grande installazione collettiva dedicata al tema protagonista del 2014, quello delle “svolte”. La fattispecie della “quantità” non manca, nella collezione del Museo Guatelli di […]

Un interno del Museo Guatelli

Il Museo Guatelli raccoglie scarpe. 366 paia, 366 come le vittime del naufragio di Lampedusa dell’ottobre 2013. In questo luogo misterioso e intrigante appena fuori Parma si è pensato a una grande installazione collettiva dedicata al tema protagonista del 2014, quello delle “svolte”. La fattispecie della “quantità” non manca, nella collezione del Museo Guatelli di Ozzano Taro, in provincia di Parma: migliaia di oggetti della vita contadina disegnano geometrie e riempiono le pareti, stipati nelle stanze e fuori, all’aperto. Ma sembrano non bastare ancora: in armonia con lo spirito di quell’infaticabile, maniacale collezionista che fu Ettore Guatelli, ora il museo vuole proporre un’iniziativa in memoria degli uomini e delle donne che hanno perso la vita in quel drammatico  naufragio – uno dei tanti – di Lampedusa di qualche mese fa. Da qui l’appello rivolto ai cittadini e aperto fino alla fine di febbraio: “portateci 366 paia di scarpe e realizzeremo un’installazione sul grande prato davanti al museo”. Scarpe di donne, uomini, bambini, annodate attraverso i loro lacci e contenenti una bustina di plastica con il nome del donatore, rimarranno sul prato con l’erba che gli crescerà attorno. Un piccolo monumento effimero dedicato a coloro che volevano dare, attraverso un viaggio, una svolta alla loro vita…

– Marta Santacatterina

www.facebook.com/museoguatelli/posts/10152015607758802:0

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Marta Santacatterina
Giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte – titolo conseguito all'Università degli Studi di Parma con una tesi in Storia dell’arte medievale –, svolge da molti anni la professione di editor freelance per conto di varie case editrici ricoprendo anche, dal 2015 all’inizio del 2018, il ruolo di direttore editoriale del marchio Fermoeditore e della rivista collegata “fermomag”, sulla quale si è dedicata alle rubriche di arte, fotografia e mostre. Scrive per “Artribune” fin dalla nascita della rivista nel 2011, mentre più recenti sono le collaborazioni con il sito “Art&Dossier” – sul quale recensisce progetti allestiti in gallerie private –, con “La casa in ordine”, dove si occupa di designer emergenti e autoprodotti, e con la rivista “Dolcesalato”, su cui propone ai pasticceri suggestioni tratte dall'arte contemporanea. Scrive inoltre testi storico-artistici e sul fumetto per case editrici italiane (Giunti editore, Grafiche Step editrice ecc.) e statunitensi (Fantagraphics Books). Ha partecipato come giurata a concorsi di arte o fotografia e raramente cura delle mostre per artisti che riescono a convincerla grazie alla qualità dei lavori e alla solidità della loro poetica. Per la sede di Parma del Boston College, si occupa inoltre di attività di tutoring sull'arte contemporanea per studenti americani.